15 de diciembre
Beata María Victoria de Fornari Strata
Viuda y religiosa
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e giovinezza
Vittoria De Fornari nacque a Genova nel 1562, settima dei nove figli di Girolamo e Barbara Veneroso, appartenenti a una famiglia di condizioni benestanti e profondamente religiosa. La piccola dimostrò ben presto una spiccata religiosità con risultati sorprendenti per la sua tenera età; in particolare, quando uno dei fratelli si ammalò gravemente, la fanciulla pregando ottenne dal Signore la grazia della guarigione. Fin dai primi anni della giovinezza sentì nel proprio animo il forte desiderio di consacrarsi interamente al Signore. A soli diciassette anni, tuttavia, acconsentì a sposare con gioia un gentiluomo genovese di nome Angelo Strata. Le nozze vennero celebrate solennemente il 21 marzo 1579, dando inizio a un periodo sereno della sua vita coniugale. Nel volgere di pochi anni nacquero numerosi figli, portando la gioia della vita domestica nella casa: Angela, Barbara, Giuseppe, Leonardo e Alessandro. Nell'estate del 1587, mentre Vittoria era in attesa del sesto figlio, la serenità familiare fu turbata da una grave infermità che colpì il marito, il quale morì in breve tempo il 30 novembre 1588. Subito dopo la sua scomparsa nacque l'ultimo bambino, che fu chiamato Angelo.
La vedovanza e la conversione
Dopo la morte del marito, la giovane madre cadde in una sorta di depressione, un momento di profonda prova interiore dal quale seppe rialzarsi affidandosi totalmente alla grazia divina. Iniziò a frequentare assiduamente i padri Gesuiti della chiesa di Sant'Andrea, trovando conforto spirituale e rifugio nella preghiera. Si affidò alla Madonna pregandola in particolare davanti a un quadro devoto esposto nella sua stanza, e in quel luogo sacro offrì alla Vergine in voto la castità perpetua. Decisa a cambiare radicalmente tenore di vita, abbandonò gli abiti lussuosi e i salotti sfarzosi della nobiltà genovese per vestire con modestia. Si dedicò esclusivamente all'educazione cristiana dei figli e ad aiutare generosamente il prossimo bisognoso. In questo cammino provvidenziale conobbe padre Bernardino Zanoni, il quale la condusse per mano a una vita di intensa ascesi, fondata in particolare sull'orazione mentale e sulla meditazione profonda. Padre Bernardino le tracciò un rigoroso programma di contrasto del proprio io per spogliarsi di ogni vanità e abbandonarsi interamente all'amore di Gesù. La sua giornata divenne un altare di preghiera: Vittoria partecipava alla Messa quotidiana, recitava regolarmente l'Ufficio della Madonna e il Santo Rosario, e si accostava frequentemente ai sacramenti. Con coraggio e fermezza coinvolse i figli e i domestici di casa nelle pratiche religiose, del tutto noncurante di alcune critiche provenienti dall'esterno. Spesso trascorreva intere ore della notte in preghiera, e per obbedienza padre Bernardino le impose di mettere per iscritto tutto ciò che avveniva nel suo animo.
Le prove familiari e la carità
Il cammino di Vittoria fu segnato anche da dolorosi lutti e da grandi responsabilità educative. Nel 1597, all'età di soli dieci anni, il penultimo figlio morì lasciando un grande vuoto nel suo cuore materno. Qualche tempo dopo, animata da immensa carità cristiana, Vittoria accolse nella propria casa una nipote rimasta senza genitori, e successivamente accolse un'altra orfana di nome Chiara Spinola, prendendosi cura di loro come una vera madre. Con il passare del tempo si rivelò pienamente il disegno divino sulla sua famiglia attraverso la vocazione religiosa dei figli. Angela, la primogenita, vestì l'abito delle Canonichesse Lateranensi, e tre anni dopo fu raggiunta dalla sorella Barbara nel convento. Il figlio Giuseppe scelse di entrare tra i Minimi di San Francesco di Paola, e fu seguito dai fratelli Leonardo e da Angelo, il quale entrò in convento alla giovane età di quindici anni. Liberata in parte dalle cure genitoriali quotidiane, Vittoria poté dedicarsi ancora più intensamente ai poveri e ai sofferenti. Sovente si privava del cibo necessario per donarlo ai mendicanti che bussavano alla sua porta. Per umiltà e su preciso ordine del suo confessore, si mise a chiedere l'elemosina davanti alle chiese della città, un gesto che in un primo momento suscitò una comprensibile contrarietà da parte di alcuni parenti nobili. Numerosi malati furono oggetto delle sue costanti preoccupazioni: a loro procurava assistenza medica e farmaci indispensabili, e quando le condizioni lo richiedevano, faceva in modo che ricevessero tempestivamente un sacerdote per accostarsi ai sacramenti. Presso le chiese di Sant'Andrea e Santa Fede, Vittoria fece catechismo alle bambine e alle adulte, volendo fermamente che queste ultime ricevessero almeno un minimo di istruzione religiosa e umana. Con coraggio ammirevole trasse persino dalla strada alcune povere e ignoranti prostitute, offrendo loro una nuova dignità e la via della redenzione.
La fondazione dell'Ordine della Santissima Annunziata
Nel 1600, sempre guidata spiritualmente da padre Zanoni, maturò in lei il santo proposito di fondare una nuova famiglia religiosa interamente dedita all'adorazione del Verbo Incarnato e dell'Eucaristia. Sottopose il progetto per la costruzione di un monastero di stretta clausura all'arcivescovo Orazio Spinola, sebbene all'inizio i tempi non fossero ancora maturi per una simile fondazione. Il progetto si concretizzò due anni più tardi, quando ormai era vicina la professione religiosa dell'ultimogenito. Agli inizi del 1603 padre Zanoni le presentò i coniugi genovesi Vincenzina Lomellino e Stefano Centurione, di ritorno da Napoli. Il progetto piacque molto ai coniugi Centurione, i quali speravano tuttavia di far aderire in seguito la comunità alla regola carmelitana. Alla nascente opera si aggregarono tre giovani penitenti seguite da padre Zanoni: Maria Tacchini, Chiara Spinola e Cecilia Pastori. Le figlie monache e i figli frati della stessa Vittoria inizialmente si opposero con forza al progetto, timorosi dei grandi problemi pratici che potevano derivare da questa iniziativa. Nonostante le resistenze, Vittoria andò avanti con fede incrollabile, comprando una casa e iniziando i lavori necessari per adattarla a monastero, mentre affittava un edificio attiguo per dare immediato inizio alla vita comunitaria. Padre Zanoni scrisse le Costituzioni della nuova comunità, le quali vennero solennemente approvate il 15 marzo 1604 da papa Clemente VIII. Il successivo 5 agosto l'arcivescovo Spinola concesse l'abito religioso alle prime cinque monache, e in quella circostanza Vittoria fu eletta priora della comunità. Conservò il proprio nome di battesimo facendolo precedere da quello di Maria, consuetudine che fu poi seguita da tutte le consorelle. L'abito monastico era bianco, completato da scapolare, manto e sandali di color turchino. Le religiose vennero ben presto conosciute dal popolo come le Turchine o Celesti, dando origine all'Ordine della Santissima Annunziata. La nuova istituzione era sottomessa alla stretta clausura e all'ordinario del luogo, seguendo fedelmente la Regola di Sant'Agostino.
Prove e sviluppo dell'Ordine
Mentre i coniugi Centurione continuavano a desiderare il passaggio del monastero alla regola del Carmelo, agli inizi del 1605 una grave malattia colpì la fondatrice. L'8 aprile dello stesso anno morì la signora Centurione, nota come suor Maria Maddalena, che era malata da tempo. Stefano Centurione tentò nuovamente di mutare l'osservanza delle Annunziate, generando una dolorosa divisione all'interno del convento. Il 16 giugno la Fornari intercettò casualmente una lettera segreta scritta da alcune consorelle a sostegno delle tesi del Centurione. La scoperta portò al ravvedimento: le consorelle coinvolte si pentirono sinceramente del loro operato e lo stesso Centurione rese pubbliche scuse alla comunità. Il 7 settembre si poté finalmente celebrare con grande gioia la professione solenne delle prime monache, stabilendo che i voti religiosi dovessero essere rinnovati ogni anno il 25 marzo, nella solennità liturgica dell'Annunciazione. I padri Somaschi divennero i confessori ordinari del nuovo istituto, e nel mese di novembre Stefano Centurione fu ordinato sacerdote, assumendo l'incarico di cappellano del monastero. Il 28 giugno 1608 le Annunziate presero solenne possesso del nuovo monastero del Castelletto, e nel mese di ottobre dello stesso anno Madre Maria Vittoria fu rieletta priora. L'Ordine conobbe in breve tempo una rapida ed entusiasmante espansione. Da Portalier, una cittadina della Borgogna, giunse la richiesta ufficiale di adesione da parte di quattordici giovani donne. Questa fu la prima di numerose fondazioni promosse e fervidamente sostenute dai padri gesuiti, che portarono alla nascita di monasteri in altre città della Francia, del Belgio e d'Italia. Nel 1611, a causa delle sue condizioni di salute ormai provate dalle fatiche, Madre Maria Vittoria non fu rieletta priora. Ella accettò questa condizione con esemplare umiltà, conservando tuttavia un inalterato carisma spirituale che le permetteva persino di leggere nei cuori, mentre Dio la gratificava con straordinari poteri taumaturgici. Pronunciò in vita la profezia secondo cui se ne sarebbe andata da questo mondo quando le monache del monastero avessero raggiunto il numero di quaranta, e la profezia puntualmente si avverò. Il 6 agosto 1613 le Celesti ottennero da Roma la definitiva conferma del nuovo istituto pontificio, e nello stesso anno morì in fama di santo frate Giovanni Angelo, chiamato anche Giuseppe, che era il suo figlio primogenito. Nel 1617 arrivò finalmente la quarantesima monaca a completare il numero profetizzato.
Il transito e il ricordo perenne
Dopo l'ingresso della quarantesima consorella, Madre Maria Vittoria fu colpita da una grave affezione polmonare che segnò l'inizio del suo imminente ritorno alla casa del Padre. Con serenità d'animo annunciò alle sorelle che la morte terrena sarebbe giunta proprio il 15 dicembre, e così puntualmente avvenne nell'anno 1617 a Genova. Tutta la cittadinanza pianse la perdita della sua insigne benefattrice e madre spirituale. Maria Vittoria Fornari Strata fu solennemente beatificata da papa Leone XII il 21 settembre 1828. Di lei ci sono pervenuti alcuni scritti, parzialmente inediti, che testimoniano la profondità della sua vita interiore: tra essi figurano una memoria autobiografica scritta in forma di confessione che copre gli avvenimenti fino al 1605, e tre intense lettere dirette ai figli. La sua vita esemplare fu oggetto di numerose biografie storiche, tra cui una redatta da suor Maria Geltrude, un'altra scritta da F. Melzio nel 1631 e tradotta persino in francese, un'ulteriore biografia edita nel 1649 e una quarta stampata a Parigi nel 1777. Il suo corpo venerato si conserva oggi incorrotto nel monastero genovese di Serra Ricò, meta di preghiera e di affidamento. Il martirologio ricorda che la beata Maria Vittoria Fornari nacque a Genova, rimase vedova e fondò l'Ordine dell'Annunciazione, racchiudendo in poche parole un'esistenza interamente spesa per la gloria di Dio e per il servizio della Chiesa.
Su camino de fe
La existencia de la beata María Victoria de Fornari Strata comenzó en la ciudad de Génova. En el año mil quinientos setenta y nueve, contrajo matrimonio con Angelo Strata, compartiendo una vida familiar que se vio profundamente transformada cuando, en el año mil quinientos ochenta y ocho, la muerte de su esposo la dejó viuda con seis hijos a su cargo. Lejos de sucumbir ante el desaliento, María Victoria abrazó su nueva condición con una mirada puesta en la eternidad, encontrando en la oración y la responsabilidad materna el fundamento de su santidad. Su hogar se convirtió en una escuela de virtudes cristianas donde la fe se vivía con sencillez y profundidad.
El espíritu de la beata buscaba una entrega más radical al Señor, lo cual cristalizó en la fundación de la Orden de la Santísima Anunciación en el año mil seiscientos cuatro. Con la aprobación formal del papa Clemente VIII, la obra comenzó a florecer, atrayendo a otras mujeres deseosas de seguir un camino de contemplación. Un momento significativo en este recorrido fue el traslado de la comunidad hacia el Castelletto, ocurrido el veintiocho de junio de mil seiscientos ocho. A lo largo de los años, María Victoria guio con prudencia y amor a sus hermanas, manteniendo un compromiso inquebrantable con la regla establecida. Cuando su vida terrenal llegó a su fin el quince de diciembre de mil seiscientos diecisiete, la comunidad ya contaba con cuarenta monjas, asegurando así la continuidad de su carisma. Su proceso de reconocimiento eclesial concluyó el veintiuno de septiembre de mil ochocientos veintiocho, cuando el papa León XII la elevó a la gloria de los altares como beata.
El legado de las monjas Celestes
La memoria de la beata María Victoria está indisolublemente ligada a la Orden de la Santísima Anunciación, cuyas religiosas fueron conocidas popularmente como Turchine o Celesti debido al color azul de su hábito. Este distintivo externo reflejaba una vocación interior orientada hacia la pureza y la devoción mariana, pilares fundamentales de la espiritualidad que la fundadora transmitió a sus hijas. La presencia de este monasterio en Génova y su expansión hacia lugares como Serra Ricò permitió que el espíritu de oración y penitencia de la beata se extendiera, enriqueciendo la vida espiritual de la época.
El culto a la beata María Victoria se celebra con especial solemnidad el quince de diciembre, fecha en la que la Iglesia recuerda su tránsito al cielo. Los fieles acuden a su intercesión, reconociendo en su trayectoria una respuesta valiente y generosa ante las pruebas de la vida. Su ejemplo continúa siendo un faro de esperanza para quienes enfrentan la viudez o las dificultades de la vida familiar, recordándonos que, en cualquier circunstancia, el servicio a Dios y al prójimo es el camino seguro hacia la santidad.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia la Beata María Victoria de Fornari Strata?
La sua ricorrenza liturgica si celebra il 15 dicembre di ogni anno.
Qual è il ruolo principale per cui è ricordata la Beata María Victoria de Fornari Strata?
È ricordata come madre di famiglia, vedova dedita alla carità e fondatrice dell'Ordine della Santissima Annunziata, le cui monache sono note come le Turchine o Celesti.
En Génova, beata María Victoria Fornari, que, habiendo enviudado, fundó la Orden de la Anunciación. — Martirologio Romano