15 de marzo
Beati Monaldo de Ancona, Francisco de Petriolo y Antonio Cantoni de Milán
Religiosos franciscanos, mártires
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
La misión en Armenia
Estos religiosos franciscanos fueron enviados como fervientes missionari nell'Armenia per portare la luce del Vangelo in terre lontane. Durante il loro apostolato, i missionari ebbero a cuore la condizione dei cattolici residenti in Armenia, sostenendoli nella loro fede e nella pratica religiosa. Accanto alla cura dei credenti cattolici, i frati si prodigarono soprattutto per convertire alla fede cristiana i musulmani del luogo, desiderosi di guidare ogni anima alla salvezza eterna in Cristo. La loro opera si svolgeva nella città di Arzenga, situata in Armenia presso il fiume Eufrate e identificabile con l'odierna Ersindjan. Per indicare questa località, i geografi usano scrivere il nome della città in vari modi come Arzingam, Artzinga, Artzinganis o Ertzinga, testimoniando l'importanza del luogo nei secoli passati.
La predicación y la disputa pública
Esiste una relazione ampia e contemporanea sul martirio dei frati francescani scritta da Carlino Grimaldi, guardiano di Trebisonda, che documenta con precisione gli eventi di quel periodo. I frati parlavano alla folla radunata alla presenza del cadì il venerdì di ogni settimana, giorno festivo per i musulmani. Durante le prediche i frati testimoniavano la divinità di Cristo e confutavano gli errori di Maometto con grande chiarezza e coraggio. Quando il cadì si accorgeva che qualche ascoltatore era turbato dalle parole dei missionari, interrompeva la discussione e li allontanava per mantenere l'ordine pubblico. Nonostante ciò, i frati ritornavano a parlare davanti al cadì il venerdì successivo portando nuove argomentazioni e rinnovato zelo apostolico. Tale comportamento costante e risoluto dei frati costrinse infine il cadì a indire una pubblica disputa tra i religiosi e i dotti musulmani. Durante la disputa la forza delle argomentazioni e l'ardore della fede dei frati lasciarono gli infedeli senza possibilità di replica, dimostrando la verità del messaggio cristiano.
Il martirio e la morte
Gli infedeli, accesi d'ira dopo la disputa, volevano uccidere immediatamente i missionari per fermare la loro parola. In quella occasione il cadì si oppose all'esecuzione immediata e convocò il consiglio degli anziani e dei fachiri per consultarsi sul da farsi. Il consiglio degli anziani e dei fachiri decretò la morte dei frati accusandoli di insultare il profeta e la legge islamica e di diventare ogni giorno più audaci. I frati furono arrestati il venerdì della terza settimana di Quaresima, precisamente il quindici marzo 1314, sebbene alcuni autori indichino l'anno 1286. Al momento dell'arresto i frati stavano annunciando le verità evangeliche senza timore. Dopo l'arresto i missionari furono condotti nella pubblica piazza della città per subire la sentenza. Un saraceno che cercò di difendere i frati per compassione fu ucciso all'istante dalla folla inferocita. Giunti nella piazza, i frati confessarono nuovamente la loro fede in Cristo davanti al tribunale con straordinaria fermezza. I musulmani si scagliarono contro i frati con le spade ferendoli gravemente e amputando loro gli arti tra le atrocità. Mentre subivano i tormenti, i frati raccomandavano le loro anime a Dio con preghiere incessanti. I frati furono infine decapitati, compiendo così il loro sacrificio supremo.
Le reliquie e il culto
I corpi delle vittime furono abbandonati sulla piazza dopo l'esecuzione. Gli arti e le teste dei martiri furono appesi alle porte e alle mura della città sotto la sorveglianza dei soldati per intimidire i cristiani. I corpi decapitati furono successivamente gettati in aperta campagna per essere divorati dalle belve. Un sacerdote armeno, aiutato da alcuni cristiani e sostenendo le spese di tasca propria, raccolse i resti delle vittime con pietosa devozione. Il sacerdote armeno diede ai resti un'onorata sepoltura in un luogo sicuro. Sulla tomba dei martiri si manifestò la potenza di Dio e un cieco riacquistò la vista miracolosamente. La traslazione delle reliquie avvenne la domenica del Buon Pastore, il ventotto aprile dello stesso anno. La venerazione degli Armeni verso questi servi di Dio fu grandissima fin dal primo momento. Il patriarca degli Armeni canonizzò i frati iscrivendoli nel catalogo dei santi armeni in riconoscimento della loro santità. Il patriarca impose inoltre il digiuno nella vigilia del martirio in onore dei santi, tradizione che si tramandò nel tempo insieme alla festa menzionata nella domenica del Buon Pastore.
La misión y el testimonio
La vida de los beatos Monaldo de Ancona, Francisco de Petriolo y Antonio Cantoni de Milán estuvo marcada por un ferviente espíritu misionero. Como religiosos pertenecientes a la orden franciscana, estos hombres recorrieron extensos territorios, llevando consigo el mensaje de paz y esperanza del Evangelio. Su labor se centró particularmente en la región de Armenia y Trebisonda, donde buscaron dialogar y anunciar la fe cristiana en contextos de gran complejidad cultural y religiosa.
El momento culminante de su misión ocurrió en la ciudad de Arzenga. Allí, los tres religiosos participaron en una pública disputa teológica contra destacados sabios musulmanes, defendiendo con convicción los principios de su fe. Este encuentro, lejos de ser un simple debate intelectual, se convirtió en un desafío que puso a prueba su integridad. Tras la disputa, fueron arrestados bajo la acusación de haber proferido blasfemias contra Mahoma, una acusación que en aquel contexto conducía inevitablemente a la condena a muerte. A pesar de las presiones y del inminente peligro, mantuvieron su postura con serenidad, demostrando una fortaleza espiritual que ha perdurado en la memoria de la comunidad cristiana. El quince de marzo de mil trescientos catorce, fueron ejecutados mediante la amputación de sus miembros y la posterior decapitación, un martirio atroz que aceptaron con humildad y valentía. Poco después de su fallecimiento, el veintiocho de abril de mil trescientos catorce, sus reliquias fueron trasladadas, permitiendo que su memoria fuera custodiada y venerada por los fieles que reconocieron en ellos la santidad de los mártires.
El culto y la memoria
La figura de los beatos Monaldo, Francisco y Antonio es objeto de veneración desde el mismo momento de su entrega. Su canonización, promovida por el patriarca armeno, consolidó el reconocimiento de su sacrificio como un modelo de santidad dentro de la Iglesia. La celebración de su memoria litúrgica se ha fijado el quince de marzo, coincidiendo con la fecha en que culminaron su existencia terrenal a través del martirio en tierras de Armenia.
A través de los siglos, la Iglesia ha conservado el recuerdo de estos tres franciscanos como un símbolo de la entrega total a la causa del Evangelio. Su legado no se limita únicamente al hecho histórico de su muerte, sino que resuena como una invitación a la perseverancia en la fe y al respeto en el diálogo interreligioso. La veneración de estos mártires, unidos en la vida religiosa y en la muerte, nos recuerda que el testimonio cristiano a menudo requiere valentía, sobriedad y una confianza inquebrantable en la voluntad de Dios, incluso cuando el camino se torna difícil o incomprendido por el mundo.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Beati Monaldo de Ancona, Francisco de Petriolo y Antonio Cantoni de Milán?
La festa si celebra il quindici marzo, preceduta dalla vigilia del martirio con digiuno prescritto e menzionata anche nella domenica del Buon Pastore.