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25 de agosto

Beato Alessandro Dordi

Sacerdote misionero, mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Le origini e la formazione

Alessandro Dordi nacque il 22 gennaio 1931 a Gromo San Marino, frazione del comune di Gandellino, in provincia di Bergamo e alta val Seriana. Fu il secondo di una numerosa famiglia composta da nove figli, cresciuta in una comunità montana caratterizzata da poche comodità, grandi sacrifici e una solida testimonianza di fede. La sua personalità si distinse fin da giovane per uno stile sbrigativo, senza fronzoli, generoso e disponibile, unito a una robusta laboriosità che lo portava a non avere alcuna paura del lavoro manuale. Avvertendo la chiamata al ministero ordinato, entrò nel Seminario diocesano di Bergamo per compiere il suo percorso di preparazione. Prima di diventare prete, chiese di entrare nella Comunità Missionaria del Paradiso, istituzione fondata per sostenere le diocesi che si trovavano in una condizione di carenza di clero e per assistere gli emigrati italiani. Il 12 giugno 1954 ricevette l'ordinazione sacerdotale per l'imposizione delle mani del vescovo di Bergamo Adriano Bernareggi. Fin da allora, si sforzava quotidianamente di credere al Signore che manda a fare i testimoni e non a raccogliere, impostando la sua vita sulla totale dedizione agli altri.

Il ministero in Italia e in Svizzera

Subito dopo l'ordinazione, nel 1954, il giovane sacerdote fu inviato nel Polesine insieme al confratello don Antonio Locatelli. Quella terra stava faticosamente riemergendo dalla terribile alluvione del 1951 e necessitava urgentemente di riscatto e speranza. La gente del luogo ricorda ancora il sacerdote in bicicletta con la veste talare correre dove c'era più bisogno, aiutando a costruire condutture e a sostenere chi aveva perso tutto. Fu destinato a Porto Viro, poi a Taglio di Donada nella diocesi di Chioggia fino al 1958, e in seguito fu parroco a Mea di Contarina dal 1958 al 1964. Svolse anche l'incarico di direttore della scuola professionale San Giuseppe Operaio a Donada fino al 1965, istituto fondato da don Antonio Locatelli che egli utilizzò per fornire lavoro ai giovani del posto che faticavano a vivere di sola pesca. Lasciò il delta del Po nel 1965, anno in cui venne mandato a lavorare tra gli emigrati italiani in Svizzera, dove rimase fino al 1979. Trascorsi tredici anni a Le Locle, operò come cappellano degli emigrati e lavorò anche come prete operaio in una fabbrica di orologi, condividendo la fatica quotidiana della classe lavoratrice.

La scelta della missione in Perù

Prima di lasciare la Svizzera, don Alessandro aveva inizialmente valutato una missione in Burundi, ma in seguito preferì il Perù, ritenendolo più bisognoso di aiuto a seguito di un viaggio in America Latina. Scegliendo la missione ad gentes, arrivò in Perù nel 1980 con un biglietto aereo di sola andata. Accettò l'invito dell'allora vescovo della diocesi di Chimbote, monsignor Luis Armando Bambarén Gastelumendi, che gli affidò la parrocchia del Señor Crucificado a Santa, nella regione di Áncash. Gli fu assegnato un vasto territorio comprendente il paese di Santa e la valle del Rio Santa fino a Vinzos, situato a ventiquattro chilometri a nord-est, caratterizzato da condizioni di estrema povertà e sottosviluppo. In questa realtà difficile, don Sandro fu chiamato a portare pane e Vangelo, percorrendo grandi distanze per raggiungere le comunità sparse nella valle e facendo sentire Dio vicino alla gente.

L'opera pastorale e sociale nella valle del fiume Santa

Dando priorità assoluta alla pastorale familiare e alla preparazione ai sacramenti per non seminare al vento, don Alessandro si dedicò con instancabile fervore alla cura spirituale della sua gente. Fece costruire cappelline e case parrocchiali in tutta la valle del fiume Santa per radicare la fede nei villaggi. Per offrire un aiuto concreto, creò un Centro per la promozione della donna grazie all'appoggio di Caritas Spagna e organizzò un'associazione per le madri, fornendo strumenti per piccoli lavori manuali, taglio e cucito, oltre a corsi di pronto soccorso, igiene e salute. Fece inoltre venire in parrocchia le Suore di Gesù Buon Pastore, dette Pastorelle, un ramo femminile della Famiglia Paolina dedito a sostenere l'attività pastorale dei parroci nelle situazioni marginali. Convinto che il missionario dovesse essere un servitore e un amico, e mai un conquistatore, evitava ogni atteggiamento di superiorità per mettersi accanto agli altri come uguale. I confratelli ricordavano che indossava abarcas o ojotas, sandali fatti con copertoni di macchine e cinghie di gomma uguali a quelli della gente comune, mantenendo una sobrietà rigorosa nel mangiare e nel vestire. Rifiutò persino di comprare la pompa per l'acqua e non aveva in casa né doccia né acqua corrente, condividendo lo stile di vita dei più disagiati.

Le minacce e il clima di violenza

L'insistenza sulla famiglia e sul ruolo della donna rappresentava, nelle intenzioni del sacerdote, il miglior antidoto contro i movimenti guerriglieri come Sendero Luminoso, che cercavano consensi nel terrore. I guerriglieri accusavano i missionari stranieri di essere servi dell'imperialismo a causa della distribuzione degli aiuti della Caritas e della proclamazione del Vangelo. Comprese chiaramente l'azione del sacerdote e, poco dopo il suo arrivo, sentenziarono che se ne sarebbe dovuto andare o sarebbe stato ammazzato. Don Alessandro, tuttavia, non modificò la severità dei suoi giudizi sugli abusi e sui loschi affari dei guerriglieri, inclusi i traffici di prostituzione e i giri di droga. In città comparve la scritta «straniero, il Perù sarà la tua tomba», che egli comprese essere chiaramente indirizzata a lui. Sapeva di essere in pericolo di vita e, di ritorno da un periodo di vacanza in Italia, disse ai suoi familiari che adesso tornava laggiù e lo avrebbero ucciso. Nei primi mesi del 1990, lui e monsignor Bambarén si salvarono per miracolo da una raffica di colpi lungo il fiume Santa, mettendosi in salvo sdraiandosi sul fondo della jeep e facendo marcia indietro durante un'imboscata in cui la macchina fu ridotta a un colabrodo. Subì un simile agguato anche mentre era in casa, e i guerriglieri gli fecero sapere che la volta successiva non avrebbero sbagliato mira.

Il martirio

I confratelli e la famiglia avevano consigliato a don Alessandro di tornare in Italia per far calmare le acque e curare i polmoni malati, ma egli rifiutò fermamente di andarsene, pensando che se avesse abbandonato i parrocchiani essi non avrebbero più avuto nessuno. La notizia dell'uccisione dei padri francescani conventuali Michał Tomaszek e Zbigniew Strzałkowski, avvenuta il 9 agosto 1991 a Pariacoto, rappresentò il campanello d'allarme più forte. In quei giorni, il sacerdote scrisse a un amico esprimendo angoscia e preoccupazione, domandandosi a chi sarebbe toccato ogni giorno e denunciando le minacce chiare di nuove uccisioni e l'obiettivo di Sendero Luminoso di arrivare al potere col terrore prendendo di mira la Chiesa. Pochi giorni dopo, domenica 25 agosto 1991, alle ore quindici e quindici, si consumò il tragico epilogo. Stava tornando in camionetta da Vinzos, dove aveva celebrato Messa e amministrato battesimi, diretto a Rinconada per celebrare l'ultima Eucaristia della domenica. Viaggiava in compagnia dei due catechisti Gilberto Ávalos Tolentino e Orlando Orué Pantoja, erroneamente identificati come seminaristi nelle prime ricostruzioni. Il viaggio fu improvvisamente interrotto da due grandi rocce che bloccavano la strada. Don Alessandro scese dal mezzo e venne fermato da due uomini incappucciati, uno armato di fucile e l'altro di pistola. Gli accompagnatori lo udirono chiedere agli aggressori di non fare nulla di male contro di loro, dopodiché vennero fatti allontanare e udirono degli spari. Il sacerdote fu colpito alla testa e al cuore, morendo per tre volte al viso a pochi passi dalla camionetta, all'età di sessant'anni e dopo trentasette di sacerdozio. Due ore dopo l'omicidio, una delle Pastorelle telefonò a monsignor Lino Belotti, superiore della Comunità del Paradiso e compagno di seminario della vittima, per riferirgli l'accaduto, mentre la polizia peruviana attribuiva immediatamente il delitto ai guerriglieri.

Il ritorno in patria e la causa di beatificazione

La salma fu riportata in Italia nel tardo pomeriggio di domenica primo settembre 1991. I funerali si tennero inizialmente nella cattedrale di Bergamo, officiati dal vescovo monsignor Giulio Oggioni, e il giorno successivo nella chiesa parrocchiale di Gromo San Marino, intitolata a Santa Maria Nascente, con la concelebrazione di monsignor Bambarén. I resti mortali riposano oggi nella tomba di famiglia del cimitero del paese, accanto alla parrocchiale. Nel Polesine gli è stata dedicata una cooperativa sociale, mentre a Taglio di Donada una piazza porta il suo nome e, nel 2011, la sua bicicletta è stata incastonata in una statua di bronzo. La causa di beatificazione di don Alessandro Dordi fu unita a quella dei padri Michał Tomaszek e Zbigniew Strzałkowski. La fase diocesana si svolse a Chimbote dal 9 agosto 1996 al 25 agosto 2002, curata da monsignor Bambarén, che ne aveva auspicato l'avvio già il giorno dei funerali, in contemporanea con le inchieste rogatorie svoltesi anche nella diocesi di Bergamo. Gli atti della causa furono convalidati il 24 ottobre 2003, e alla documentazione fu accluso il Rapporto Finale della Commissione per la Verità e per la Riconciliazione, pubblicato dal governo peruviano il 23 agosto 2003. La Positio super martyrio fu consegnata alla Congregazione vaticana delle Cause dei Santi il 25 novembre 2011 e fu esaminata dai consultori teologi il 14 novembre 2013, i quali chiesero di approfondire se l'uccisione non fosse avvenuta per motivi politici e se i Servi di Dio fossero coinvolti in azioni di guerriglia. Il 3 febbraio 2015 la sessione ordinaria dei Cardinali e Vescovi si riunì per valutare il martirio in odio alla fede, e papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto. La beatificazione fu celebrata a Chimbote il 5 dicembre 2015. Durante l'iter, nel luglio precedente, si registrò l'opposizione di due fratelli di don Sandro alla ricognizione canonica dei resti a causa del mancato riscontro alle lettere inviate alle autorità peruviane per chiedere giustizia; tuttavia, il rifiuto non impedì la celebrazione del rito, poiché secondo l'Istruzione «Sanctorum Mater» al numero 141 la ricognizione dei resti non è più obbligatoria.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il Beato Alessandro Dordi?

La sua memoria liturgica si celebra il 25 agosto, giorno del suo martirio.

Qual è il ruolo ecclesiale per cui è ricordato?

È ricordato come il primo sacerdote diocesano fidei donum a essere beatificato, ucciso in odio alla fede in Perù.