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12 de diciembre

Beato Bartolo Buonpedoni de San Gimignano

Sacerdote, terciario franciscano

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La giovinezza e la fuga

Bartolo nacque a San Gimignano, in provincia di Siena, unico figlio ed erede dei conti Giovanni e Giuntina Bompedoni. Il padre di Bartolo desiderava fortemente vederlo sposato in tempi brevi per assicurare la continuità della nobile casata, arrivando a voler cercare personalmente una sposa che fosse adeguata per titoli nobiliari e per cospicuo patrimonio. A Bartolo, tuttavia, non piaceva affatto la programmazione del suo avvenire decisa rigidamente dalla famiglia. Per sfuggire a questi progetti familiari che non rispondevano alla sua vocazione interiore, Bartolo decise di andarsene definitivamente da casa. La destinazione scelta per il suo viaggio fu la città di Pisa, dove trovò accoglienza presso il monastero dei Benedettini di San Vito. Pur essendo ospitato dai monaci, non fu accolto come aspirante monaco poiché egli stesso sentiva di non avere fretta e desiderava riflettere profondamente sul proprio cammino. All'interno del monastero, Bartolo cominciò a rendersi utile servendo con dedizione e facendo l'infermiere tra i malati.

La chiamata e il ministero sacerdotale

Durante il soggiorno pisano, la tradizione riferisce che Bartolo fece un sogno o una visione nella quale vide Gesù risorto con il corpo ancora segnato dalle piaghe della passione. Nel corso di questa visione, Gesù gli disse chiaramente che non avrebbe dovuto diventare monaco, ma che era chiamato a vivere nella sofferenza per la durata di vent'anni. Subito dopo aver ricevuto questo avviso celeste, Bartolo lasciò il monastero di Pisa e si diresse verso Volterra, dove decise di entrare nel Terz'Ordine francescano. Il vescovo di Volterra, venuto a conoscenza della sua presenza, lo chiamò e gli suggerì caldamente di diventare prete per mettersi al servizio diretto della diocesi. Bartolo accolse con disponibilità la proposta del vescovo e ricevette la sacra ordinazione sacerdotale. Incominciò così il suo ministero pastorale svolgendo l'incarico di cappellano nella località di Paccioli. In seguito, passò a Picchena dove fu chiamato a svolgere le funzioni di parroco, servendo la comunità con zelo e vicinanza spirituale.

La prova della lebbra e il ritorno al Padre

Mentre si trovava a Picchena, all'età di sessant'anni, Bartolo fu colpito da una grave e inguaribile malattia: la lebbra. A seguito di questa diagnosi, lasciò la cura pastorale della parrocchia e decise di vestire stabilmente l'abito del Terz'Ordine di San Francesco. Il suo servizio a Dio si trasformò profondamente, consistendo ormai nel confortare i sofferenti soffrendo insieme a loro e proprio come loro. Si trasferì quindi a vivere nel lebbrosario di Cellole, una struttura che accoglieva tutti quei compagni di sventura che venivano duramente respinti dalla società del tempo. Si ritirò in questo luogo isolato come rettore della pieve, trascorrendo qui gli ultimi vent'anni della sua intensa vita. Sebbene vivesse in isolamento a causa della malattia, divenne presto molto conosciuto sia per il suo male sia per il modo straordinario e mirabile con cui riusciva a viverlo. Dava conforto con parole di fede anche alle persone sane che andavano a trovarlo. Il martirologio lo colloca presso la cittadina di Celloli in Toscana. Non compì miracoli eclatanti, ma egli stesso fu considerato un vero miracolo vivente, capace di conservare la letizia francescana mentre il suo corpo si andava lentamente disfando. Dà pazientemente assistenza a tutti nell'ospedale in cui vive rinchiuso fino al compimento della sua missione terrena, quando muore il dodicesimo giorno di dicembre del millenovecentodieci.

Il culto e la memoria

Dopo la sua morte terrena, avvenuta nel mille e trecentodieci, Bartolo fu immediatamente venerato dal popolo come santo. Il suo corpo fu solennemente sepolto a San Gimignano all'interno della chiesa di Sant'Agostino. Per custodirne degnamente le spoglie, gli fu innalzato uno splendido sepolcro, pregevole opera realizzata dal celebre artista Benedetto da Maiano. La fama della sua santità e la devozione dei fedeli portarono all'approvazione ufficiale del suo culto da parte della Chiesa nel quattordicesimo anno dell'ultimo decennio del quindicesimo secolo, precisamente nel millenovecentonovantotto, e tale culto fu successivamente confermato nel millenovecentodieci, anno in cui fu anche canonizzato. Per la sua straordinaria resistenza al dolore e per la dignità con cui affrontò la malattia, il Beato Bartolo fu giustamente chiamato il Giobbe della Toscana.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il Beato Bartolo Buonpedoni?

La sua ricorrenza liturgica si celebra il dodicesimo giorno di dicembre, nel giorno della sua nascita al cielo.

Di cosa è patrono il Beato Bartolo Buonpedoni?

Nelle fonti biografiche storiche non sono menzionati specifici patronati ufficiali.

Cerca de la ciudad de Celloli en Toscana, beato Bartolo Buonpedoni, sacerdote, que, afectado a los sesenta años por la lepra, dejó el cuidado de la parroquia y, vestido el hábito de la Tercera Orden de San Francisco, dio pacientemente asistencia a todos en el hospital en el que vivió encerrado. — Martirologio Romano