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19 de mayo

Beato Juan Bautista Saverio Loir (Gianluigi de Besançon)

Sacerdote y mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza

Il futuro martire nacque l'undici marzo del 1720 a Besançon, nel dipartimento del Doubs, e fu battezzato nello stesso giorno della nascita. I suoi genitori erano Gianluigi Loir, originario di Parigi, ed Elisabetta Juliot. Il padre lavorava come direttore e tesoriere della Zecca di Borgogna a Besançon ed era il sesto di una nidiata di otto figli. Non si conosce quasi nulla della fanciullezza di Giambattista. Nel 1730 il padre fu eletto direttore della Zecca di Borgogna a Lione, e la famiglia si trasferì ad abitare in quella città. A Lione il giovane compì i suoi studi, preparandosi alle tappe successive della sua vocazione cristiana e religiosa.

La vita religiosa a Lione

A vent'anni, nel mese di maggio del 1740, Giambattista si fece cappuccino nel grande convento della città di Lione. Prese l'abito religioso e il nome di fra Gianluigi, emettendo la professione religiosa il nove maggio del 1741. A Lione i cappuccini abitavano in due conventi principali. Il primo convento cappuccino della città era intitolato a San Francesco, detto grand couvent, e fu fondato nel 1575 nel quartiere Saint-Paul. Il secondo convento cappuccino fu costruito nel 1622, dedicato a Sant'Andrea e detto del Petit Forez. Il futuro martire trascorse la maggior parte della sua vita religiosa in queste due case di Lione, esercitando l'ufficio di superiore almeno due volte. Fu superiore nel convento di Sant'Andrea dal 1761 al 1764 e resse il grande convento di San Francesco fino al 1767. Oltre alle notizie menzionate, gli archivi tacciono sulla sua vita, ma un abate che lo conobbe rilasciò una testimonianza significativa sulla sua virtù. Fra Gianluigi non volle mai accettare nessuna carica per obbedire piuttosto che comandare e per essere sottomesso piuttosto che dominare. Si dedicò con grande umiltà alla salvezza delle anime, esercitando il ministero della confessione con frutto e in modo infaticabile. Prese parte con zelo a ogni missione organizzata dai suoi frati. Il popolo semplice e i poveri erano i suoi prediletti, mentre persone di riguardo e importanti dedite alla pietà erano attratte dalla sua nobile urbanità e dalla figura maestosa e aggraziata. Operò innumerevoli conversioni e riportò a Dio anime di tutte le classi sociali.

La tempesta della rivoluzione

Egli aveva settantaquattro anni quando i rivoluzionari francesi obbligarono i preti e i religiosi a prestare il giuramento scismatico della costituzione civile del clero nel 1791. Padre Jean-Louis si trovava nel convento di San Francesco durante l'ordine dell'Assemblea Costituente di inventariare persone e beni delle case religiose. Egli dichiarò con fermezza di voler restare nell'Ordine. Verso ottobre lasciò Lione per ritirarsi nel Bourbonnais a Précord, nel castello abitato da sua sorella Nicole-Elisabeth e da suo nipote Gilbert de Grassin. Nel castello avevano trovato rifugio anche due nipoti suore domenicane. Una soffiata e sospettose dicerie causarono una perquisizione ordinata dal Direttorio il tre febbraio del 1793, sebbene il risultato della perquisizione al castello fosse stato nullo. Il trenta maggio tutti gli abitanti del castello vennero trasportati a Moulins. A Moulins sessantasei preti refrattari insermentés erano stati reclusi parte nelle prigioni e parte nell'antico monastero Sainte-Claire. Nell'elenco degli ecclesiastici non giurati figurava anche padre Loir, classificato come ci-devant capucin. La sua età lo avrebbe risparmiato da ulteriori sofferenze se non fosse stato per l'accordo ateistico della fine del 1793, che permetteva tacitamente l'eliminazione degli ecclesiastici anziani. Gli ecclesiastici anziani furono trasportati in tre spedizioni diverse fino a Rochefort, e molti di essi vi giunsero ammalati. Padre Jean-Louis lasciò Moulins il due aprile del 1794 nella terza spedizione. Con lui vi erano altri ventisei deportati tra canonici, curati, trappisti, cappuccini, altri francescani e fratelli delle Scuole Cristiane. Lungo il tragitto su carri scortati da gendarmi e guardie nazionali, i deportati furono compatiti e aiutati dalla gente, giungendo a Rochefort verso la fine di aprile.

I pontons de Rochefort

I prigionieri furono perquisiti di ogni cosa e ammassati su due vascelli ormeggiati sulla costa. Il vascello su cui padre Jean-Louis fu trasferito si chiamava Deuz-Associés. Nel frattempo, nel diciottesimo secolo, nel 1794, oltre ottocento preti e religiosi furono ammassati sui pontons de Rochefort ormeggiati presso l'isola d'Aix. Tra i prigionieri di questi vascelli vi erano diversi frati cappuccini. I religiosi avrebbero dovuto essere deportati alla Guyane, ma i velieri inglesi che incrociavano le coste francesi impedirono il viaggio della deportazione. Molti prigionieri persero la vita sui campi di morte galleggianti per amore della fede. Il capitano e la ciurma del vascello Deuz-Associés erano gente da galera. Sul naviglio erano ammucchiati più di quattrocento deportati in stato pietoso, in una vita di lager ante litteram. Dieci persone dovevano condividere il pasto da una gavetta lurida. Il cibo consisteva in carne avariata, merluzzo e fave grosse. I prigionieri mangiavano in piedi, stretti gli uni agli altri, senza l'uso di piatti, bicchieri o forchette. Per mangiare ci si serviva di un unico cucchiaio di bosso. I prigionieri subivano il supplizio della fame. Alla fame si aggiungevano terribili tormenti igienico-sanitari privi di rimedi e i prigionieri ricevevano insulti dai marinai aguzzini. Le ore notturne rappresentavano il tormento più tremendo. Un fischietto annunciava l'ora del riposo. La massa umana, comprendente molti anziani e malati, era costretta ad ammucchiarsi sotto coperta nella stiva come acciughe in un barile. La notte nella stiva era un inferno. I galeotti praticavano una crudeltà consistente nel far scoppiare palle infocate dentro un barilotto di catrame. Il catrame bruciato emetteva acri vapori per purificare l'aria. I vapori di catrame provocavano nei prigionieri un tremendo sudore e tosse fino alla morte per soffocamento per i più deboli. I prigionieri venivano bruscamente mandati all'aria aperta sul ponte del vascello. Tutti i prigionieri dovevano strisciare sul ponte come vermi. Il tremendo sbalzo termico faceva stridere i denti ai prigionieri per i brividi di freddo. La pena più grande era l'impossibilità di tenere con sé il breviario, altri libri di pietà o di pregare insieme. Alcuni prigionieri erano riusciti a nascondere un breviario, un vangelo, gli oli santi o le ostie consacrate. In quella cloaca infetta i martiri si scambiavano i sacramenti per fortificarsi ad affrontare la morte con gioia. Queste erano le sofferenze sopportate da padre Jean-Louis.

Il martirio e la gloria

Il carattere vivace e allegro di padre Jean-Louis infondeva coraggio ai compagni di sventura. Un sopravvissuto testimoniò che il cappuccino, pur essendo un venerabile vegliardo, era diventato la gioia di tutti. Padre Jean-Louis cantava come un giovane di trent'anni per alleviare le sofferenze altrui, mentre cercava di nascondere le proprie sofferenze che lo stavano terribilmente consumando. Egli morì serenamente come era sempre vissuto. Il mattino del diciannovesimo giorno di maggio del 1794, i deportati al risveglio sotto coperta trovarono il religioso morto. Il corpo fu trovato in ginocchio al suo posto. Nessuno avrebbe pensato che soffrisse di qualche malattia. Dopo essersi alzato, si era inginocchiato a pregare e così era spirato. Il corpo si trovava in posizione umile accanto al palo della sua amaca. La postura di morte ricordava l'atteggiamento di supplica dei patriarchi dell'Antica Legge rappresentati nella Sacra Scrittura. Egli fu il primo dei ventidue cappuccini morti a Rochefort. Il beato Giovanni Battista Saverio, noto anche come Giovanni Ludovico Loir, era sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini e martire. Egli fu imprigionato quasi ottuagenario in una galera durante la rivoluzione francese a causa del suo sacerdozio. Il martirio avvenne nel braccio di mare antistante Rochefort, in Francia. Papa Giovanni Paolo II riconobbe il martirio per Giambattista Souzy, vicario generale de La Rochelle, e i suoi sessantaquattro compagni. Tra i sessantaquattro compagni di Giambattista Souzy vi erano i cappuccini Gianluigi di Besançon, Protasio di Sées e Sebastiano di Nancy. Il sacrificio dei religiosi fu riconosciuto come grazia di martirio il primo ottobre del 1995 da Giovanni Paolo II.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il Beato Juan Bautista Saverio Loir?

La sua memoria liturgica si celebra il 19 maggio.

Qual era il ruolo del Beato Juan Bautista Saverio Loir?

Egli fu un monaco e sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini, nonché martire durante la rivoluzione francese.

En el brazo de mar frente a Rochefort en Francia, beato Juan Bautista Saverio (Juan Luis) Loir, sacerdote de la Orden de los Hermanos Menores Capuchinos y mártir, que, durante la revolución francesa, aprisionado casi octogenario en una galera por su sacerdocio, fue encontrado muerto arrodillado. — Martirologio Romano