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10 de marzo

Beato Marie Jean Joseph Lataste

Fundador

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini familiari e giovinezza in Francia

Il religioso nacque a Cadillac-sur-Garonne nella Gascogna, nella Francia del Sud, il 5 settembre del 1832, inserendosi nel contesto del diciannovesimo secolo in seno a una famiglia agiata. Fu battezzato con il nome di Alcide, compiendo i primi passi in un ambiente domestico complesso e diviso sul piano spirituale. Suo padre era un libero pensatore, un uomo non praticante che si vantava apertamente delle proprie idee e seguiva pensatori ostili alla Chiesa cattolica come Montesquieu e Rousseau. Nonostante la sua forte inclinazione laicista, il padre non impedì mai alla moglie di educare cristianamente i figli, dimostrando un certo rispetto per le convinzioni della sposa. La madre di Alcide si chiamava Jeanne, una donna di fede umile, profonda e grandissima, la quale tentò ripetutamente e senza successo di convertire il marito. Consapevole del clima culturale avverso che si respirava in casa, Jeanne raccomandava caldamente ai figli Alcide, Onorato e Rosy di rispettare sempre il padre, sottraendoli però con cura alla sua influenza di miscredente. Tra gli insegnamenti materni vi era l'amore profondo per la Vergine Maria e la pratica costante della recita del Rosario, consuetudini che il giovane Alcide ascoltava con affetto filiale, legandosi morbosamente a quella guida materna. In famiglia vi era anche sua sorella Rosy, una ragazza docile, dedita alla preghiera e al sacrificio, la quale scelse di entrare in convento per offrire la propria vita a Dio, chiedendo come duplice grazia la conversione del padre e il sacerdozio per il fratello Alcide.

All'età di nove anni, il fanciullo entrò nel seminario minore di Bordeaux, dove iniziò a compiere i suoi studi umanistici che proseguì successivamente nel collegio di Pons. Sentiva nel proprio intimo una vocazione irresistibile al ministero sacerdotale, ma al contempo si riteneva profondamente indegno di un così alto mistero. Uscì dal collegio di Pons quasi ventenne, munito di un regolare diploma, ma profondamente scosso da un ambiente formativo che all'epoca gli era parso troppo rigido e severo, tale da suscitarne il timore. A causa di questo clima che lo aveva spaventato e della sua percezione di inadeguatezza, uscì dal seminario e accantonò temporaneamente l'idea di farsi sacerdote, accogliendo una fase di incertezza. Da adolescente e per qualche anno, Alcide camminò sulle vie del mondo, conducendo un'esistenza normale, incerto sulla scelta definitiva da compiere ma rimanendo sempre un giovane retto, generoso e laborioso. Trovò un impiego sicuro come impiegato statale presso l'ufficio delle imposte, inserendosi nel tessuto lavorativo della società civile. Durante questo periodo fu amorevolmente seguito, corretto e rimproverato dalla sorella Rosy, che vegliava sulla sua condotta morale e spirituale.

Il periodo dei lutti e la svolta caritativa

Negli anni della giovinezza lavorativa, Alcide incontrò una ragazza eccezionale di nome Cecilia de Saint-Germain, con la quale visse alcuni mesi di fidanzamento sereno e lieto, caratterizzato da un amore reciproco e da bei progetti per il futuro. Tuttavia, il padre di Alcide troncò bruscamente quella storia d'amore, ritenendo la giovane pretendente non all'altezza della famiglia e considerando il figlio non ancora in grado di metter su famiglia. Per volere paterno, il giovane dovette rinunciare a Cecilia e subì un trasferimento d'ufficio da Bordeaux a Privas, poi a Pau e infine a Nérac, manovre brigate dal padre per allontanarlo dai suoi affetti. Nonostante i vari trasferimenti e le difficoltà ambientali, il giovane impiegato mantenne intatta la sua passione per i poveri, la fedeltà all'adorazione notturna e il forte desiderio di fare catechismo ovunque si trovasse. Desideroso di amare ed essere amato, e spinto da un impulso interiore verso il prossimo sofferente, Alcide riversò tutto il suo cuore sui più poveri e sugli ultimi della società. Un collega di lavoro lo introdusse gradualmente nelle Conferenze di San Vincenzo, fondate dal professor Federico Ozanam, offrendogli un canale concreto per esprimere la sua carità. A contatto diretto con la miseria materiale e morale, Alcide aprì una mensa gratuita per i poveri, organizzò una scuola serale per i soldati di una vicina caserma e ritrovò pienamente la strada di Dio, riscoprendo la fede, un'intensa ansia missionaria e la preghiera costante.

Nel corso dell'anno 1855, il giovane dovette affrontare tre prove dolorosissime che scossero profondamente la sua sensibilità. Subì la perdita della sua amata balia, che era stata per lui come una seconda mamma e da cui aveva ricevuto affetto e cure materne. Pochi mesi dopo, fu colpito dalla morte della sorella suora, quella stessa anima generosa che aveva offerto la propria vita in convento per ottenere la sua vocazione sacerdotale. Infine, la giovane Cecilia de Saint-Germain morì a causa di una grave febbre tifoide, esattamente due anni dopo la loro dolorosa separazione forzata. Questi lutti devastanti, uniti alla predicazione e all'influenza spirituale di due religiosi domenicani, risvegliarono con forza irresistibile la sua antica vocazione sacerdotale. Sostenuto dal suo padre spirituale, cercò con umiltà la volontà di Dio, comprendendo fermamente che si può essere veramente felici solo dando la propria vita per amore. Dopo aver riflettuto a lungo e pregato intensamente, scrisse a padre Enrico Lacordaire, il celebre religioso che aveva rifondato l'Ordine Domenicano in Francia.

L'ingresso nei domenicani e il sacerdozio

Padre Enrico Lacordaire rispose prontamente ad Alcide dalla sua scuola di Sorèze, invitandolo a un incontro personale con le celebri parole di evangelica memoria: «Vieni e vedi». L'incontro decisivo avvenne il 22 maggio del 1857, quando Alcide aveva venticinque anni. Durante il colloquio, il fondatore dei domenicani in Francia spiegò al giovane che la misericordia di Dio è infinitamente grande e capace di aiutare l'uomo a superare tutte le proprie debolezze, sottolineando che lo spirito di San Domenico è essenzialmente uno spirito di misericordia e di incrollabile fiducia nell'amore divino. Riconoscendo in quelle parole la chiamata definitiva del Signore, nel corso dello stesso anno 1857 Alcide entrò nel noviziato domenicano, recandosi nell'antico convento di Flavigny-sur-Ozerain e successivamente nel convento di San Massimino di Marsiglia, che era stato riscattato proprio da padre Lacordaire. La comunità del convento viveva allora un intenso fervore spirituale grazie all'impulso del suo restauratore. Alcide vestì il sacro abito bianco dell'Ordine dei Predicatori e assunse il nome religioso di fra Joseph, in onore di San Giuseppe. Durante il periodo del noviziato, tuttavia, si manifestarono gravi problemi di salute legati a una precoce compromissione polmonare, che lo costrinsero a curarsi attentamente e a rinviare per ben due volte la sua professione religiosa. Da quel momento in poi, la sua esistenza terrena fu segnata da una drammatica alternanza tra periodi di parziale recupero e intensa attività e momenti di acuta sofferenza fisica.

Nonostante la salute fragile, il giovane frate continuò il suo cammino di formazione e di totale donazione a Dio, nutrendo una sete inesauribile di vivere dei misteri divini e di donare Dio alle anime. Avvertì profondamente che la Vergine Maria rappresenta la via regale per condurre i cuori a Gesù, e perciò si affidò interamente a Lei secondo lo spirito della schiavitù d'amore insegnato da San Luigi de Montfort, un sacerdote francese vissuto all'inizio del Settecento e terziario domenicano. L'8 marzo del 1863, all'età di trent'anni, fra Joseph fu finalmente ordinato sacerdote nella diocesi di competenza. Padre Joseph era letteralmente arso da un fuoco d'amore per Gesù Cristo, per i più tribolati e per i peccatori. Due anni dopo la sua ordinazione, per la grande stima e fiducia riposta in lui dai confratelli, fu eletto sottopriore conventuale e maestro degli studenti nel convento di Flavigny, presso Digione. In seguito, padre Joseph assunse anche la carica di maestro dei novizi, guidando i giovani aspiranti alla vita domenicana con autorevolezza spirituale e dolcezza. Tuttavia, ben presto avrebbe dovuto rinunciare a questi incarichi istituzionali per rispondere a una chiamata ancora più urgente e inattesa che avrebbe segnato per sempre la storia della Chiesa e la sua stessa vita.

La missione nel carcere di Cadillac

All'alba del 15 settembre 1864, diciotto mesi dopo la sua ordinazione sacerdotale, padre Joseph Lataste ricevette dai suoi superiori l'ordine di recarsi a predicare un corso di esercizi spirituali in un grande carcere femminile situato a Cadillac-sur-Garonne, vicino a Bordeaux. Entrò in quella struttura unicamente per spirito di obbedienza, provando inizialmente un forte senso di ripugnanza, ribrezzo e una profonda stretta al cuore. Il carcere femminile di Cadillac ospitava circa quattrocento donne disperate, tra cui prostitute, alcolizzate, ergastolane e madri accusate di aver abortito o di aver ucciso il proprio marito o compagno, tutte vittime dell'industrializzazione e profondamente emarginate dalla società borghese dell'Ottocento. Quell'ambiente cupo era caratterizzato da una cupa disperazione, da condizioni di lavoro forzato durissime, da divieti assoluti di comunicazione reciproca e da frequenti tentativi di suicidio e ribellioni a catena, cui le detenute reagivano spesso con gesti estremi. Nel cuore del giovane frate domenicano albergavano tuttavia un amore folle per Dio e un duplice amore, altrettanto forte, per la donna pura e per la donna peccatrice riscattata dalla grazia. Egli si era preparato con estrema serietà e aveva a lungo pregato per quelle anime, come dimostrano le accurate cartelle con i suoi appunti di predicazione.

Quando il sacerdote fece il suo ingresso nella cappella del carcere, si trovò di fronte a una scena desolante: le detenute si presentavano con i capi chini, i volti coperti da grandi fazzolettoni scuri e gli sguardi fissi a terra per evitare ogni contatto visivo, sebbene fossero formalmente libere di partecipare alla missione. Varcata la soglia, il giovane predicatore ruppe il silenzio oppressivo iniziando la sua prima omelia con un appellativo che nessuno aveva mai osato pronunciare in quel luogo di pena: «Mie care sorelle». A quelle parole inattese, le detenute sobbalzarono e reagirono rialzando lentamente le teste per guardarlo. Padre Joseph spiegò loro che, pur essendo donne segnate a dito dalla pubblica infamia se si fosse conosciuta la loro provenienza, egli si presentava liberamente in mezzo a loro come ministro di Gesù Cristo, tendendo le mani aperte e chiamandole appunto sorelle. Affermò di amarle con l'amore senza eguali di un Dio che le perseguita con la sua grazia per trasformarle radicalmente e far iniziare loro un'altra vita. Le detenute ascoltarono il sacerdote profondamente stupite, poiché nessuno nella loro esistenza aveva mai parlato loro con tanta dignità e tenerezza.

La grazia della conversione e la visione di Betania

Proseguendo nella sua predicazione, il giovane frate paragonò la vita dura e austera delle detenute a quella delle monache di clausura, le quali hanno poco cibo, dormono pochissimo, lavorano faticosamente, vivono in rigoroso silenzio e sono segregate dal mondo, eppure sono profondamente felici. Padre Lataste assicurò che la gioia spirituale delle monache poteva diventare perfettamente anche la gioia delle carcerate, poiché davanti a Dio non conta affatto ciò che si è stati nel passato, ma unicamente ciò che oggi si è e si vuole essere con l'aiuto della sua grazia. Il Signore desiderava considerare le carcerate alla pari delle loro sorelle monache, chiedendo loro di gareggiare d'ora in poi nell'amore e nella santità. Durante quella predicazione straordinaria, la grazia di Dio operò potentemente nelle anime delle detenute: in un momento che ha i tratti del prodigio, i volti delle donne presenti in carcere si illuminarono di luce nuova, e su quattrocento carcerate ben trecentosettanta seguirono con fervore la predicazione. Giunta la sera, dopo la predica, un numero grandissimo di detenute si recò spontaneamente nella sacrestia della cappella per confessarsi dal Padre. Il sacerdote parlò a ciascuna di loro individualmente, donando loro il perdono misericordioso di Dio e vedendole piangere di lacrime di pura gioia per aver sperimentato un amore così grande.

Le donne espressero immenso stupore per la tenerezza di Dio nei loro confronti. Una di esse confidò di aver perdonato sinceramente chi le aveva fatto del male e di pregare affinché costui potesse godere della sua stessa gioia spirituale, mentre un'altra manifestò il vivo desiderio di offrire tutta la propria vita al Signore. Tra le detenute vi era una donna di nome Angelica, la quale aveva fissato proprio il giorno dell'arrivo del predicatore come la data definitiva per togliersi la vita con il suicidio. L'amore di Gesù Cristo proclamato dal giovane frate trasformò radicalmente il cuore di Angelica, la quale si accostò al sacramento della confessione versando abbondanti lacrime di pentimento e di gioia, confidando al sacerdote di voler diventare suora dopo l'uscita dal carcere non solo per espiare le proprie colpe passate, ma per lodare in eterno Dio per la sua infinita misericordia. Verso la fine della missione, molte altre donne espressero il medesimo desiderio di trasformare la loro condizione di carcerate in quella di recluse per amore, domandando di poter far parte di una comunità religiosa una volta scontata la pena. L'ultima sera, il diciotto settembre, ben duecento donne trascorsero l'intera notte in preghiera e in ginocchio davanti al Tabernacolo, adorando Gesù Eucaristico e offrendo fervidi propositi di conversione. Padre Lataste, assistendo a quel raccoglimento straordinario che paragonò a quello di una fervente comunità contemplativa, fu profondamente sconvolto e concepì nel proprio cuore l'intuizione di dare vita a una comunità religiosa destinata proprio ad accogliere queste donne.

La nascita delle Domenicane di Betania e gli ultimi giorni

Nel diciannovesimo secolo la proposta di padre Lataste non trovava alcun riscontro nella struttura della Chiesa e nella sensibilità ecclesiale dell'epoca, poiché non era assolutamente possibile per una donna con esperienze di prostituzione, carcere o immoralità entrare in un convento tradizionale, potendo al massimo trovare rifugio in comunità di pentite severamente emarginate e segnate a vita come ex-peccatrici. Il santo sacerdote predicava invece con forza che Dio non guarda affatto al passato, poiché non serve a nulla essere state virtuose se non lo si è più nel presente, né importa essere state peccatrici se ci si è convertite. L'anno successivo, nel 1865, padre Lataste ritornò a Cadillac e la sua intuizione prese gradualmente corpo. Inizialmente i superiori del frate si mostrarono contrari al progetto temendo scandali o imprudenze, ma poi, convinti della sua assoluta sincerità e santità di intenti, gli concessero via libera con prudenza e cautela. L'opera ideata consisteva nel riunire donne pure provenienti da una vita cristiana onesta insieme ad altre donne venute da esperienze difficili di carcere e prostituzione, affinché vivessero insieme senza alcuna discriminazione o distinzione sociale. L'8 maggio del 1866 giunse a Flavigny suor Bernardina, già superiora di una scuola, la quale assunse il nome religioso di suor Enrica Domenica e divenne la prima pietra della nuova famiglia religiosa. Il 14 agosto del 1866 ebbe ufficialmente inizio la vita comunitaria del nuovo Istituto a Frasnes, nella diocesi di Besançon. Le fondatrici iniziali erano quattro: suor Enrica Domenica, suor Margherita Maria e due giovani giunte il giorno prima, Anna e Agostina. Il 23 giugno del 1867 arrivò direttamente dal carcere di Cadillac anche Angelica, dopo aver scontato interamente la sua pena. La congregazione prese ufficialmente il nome di Suore domenicane di Betania, ispirandosi alla casa di Marta e Maria, dove le suore avrebbero gareggiato nell'amore per Gesù. All'interno della comunità vige la regola aurea per cui nessuno deve conoscere il passato delle altre, e dall'esterno nessuno può distinguere la ragazza per bene dalla ragazza proveniente dal carcere, poiché tutte sono unite dall'unico Amore che dona il coraggio di cambiare vita. La regola contempla la vita fraterna senza discriminazioni, il lavoro manuale e intellettuale come mezzo di sussistenza, la visita alle carceri e agli ambienti di emarginazione, e una solida vita di preghiera e di studio come cemento dell'unità comunitaria.

Avvertendo la necessità spirituale di sparire affinché Betania potesse crescere autonomamente, il fondatore continuò la sua opera nonostante fosse gravemente malato di tubercolosi in giovane età. Il suo modello costante fu San Giuseppe di Nazareth, l'uomo del silenzio vissuto unicamente per gli interessi di Gesù. Il 19 marzo del 1866, avendo notato l'assenza del nome di San Giuseppe nella Messa quotidiana, padre Joseph aveva fatto voto di offrire tutto se stesso affinché il santo Patriarca fosse maggiormente onorato nella Chiesa universale, scrivendo anche al Papa Pio IX affinché lo proclamasse Patrono della Chiesa cattolica, proclama che avvenne effettivamente l'8 dicembre 1869. Ormai consumato dalla malattia ma fiducioso nell'opera divina e nella Madre Celeste, padre Joseph rassicurò le sue figlie spirituali affermando che la congregazione sarebbe andata avanti diventando un inno vivente alla misericordia di Dio. Il 10 marzo del 1869, all'età di trentasette anni, padre Joseph Lataste rese la sua anima a Dio a Frasne-le-Château, andando incontro al Padre al canto della antifona della «Salve Regina». Dopo la sua morte, la congregazione continuò a germinare e a diffondersi in Francia, Svizzera, Belgio, Olanda, Austria e Italia, dove a Torino le suore portano bevande e parole buone agli scarti della società. Il primo giugno del 2007 la Congregazione per le Cause dei Santi pubblicò il decreto sull'eroicità delle sue virtù, e successivamente fu beatificato il 3 giugno 2012 a Besançon.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il Beato Jean-Joseph Lataste?

La memoria liturgica del Beato Jean-Joseph Lataste si celebra il 10 marzo, giorno della sua nascita al cielo.

Quali opere ha fondato il Beato Jean-Joseph Lataste?

Il Beato Jean-Joseph Lataste ha fondato la congregazione delle Suore domenicane di Betania, nate per accogliere insieme donne provenienti da una vita retta e donne segnate da esperienze di carcere e peccato, senza alcuna discriminazione.