24 de enero
Beato Paolo De Ambrosis da Cropani
Religioso del T.O.R.
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le origini e la giovinezza a Cropani
Il beato Paolo degli Ambrosi nacque nel corso del quindicesimo secolo, precisamente mercoledì 24 gennaio 1432, all'interno di una buona famiglia residente a Cropani. I genitori si dedicarono con cura alla sua crescita, educandolo alla pratica delle virtù cristiane e garantendogli una solida formazione culturale. Grazie a questa feconda radice educativa, il giovane divenne ben presto un modello di vita santa per tutti gli adolescenti suoi contemporanei. La purezza e la dedizione spirituale che manifestava spinsero le persone del suo tempo ad additarlo comunemente con l'appellativo di Angelo. Egli era particolarmente dedito alla preghiera e alle pratiche di pietà allora in vigore nel suo paese natale, mostrando fin dalla giovinezza una spiccata inclinazione verso le cose divine.
Il percorso di consacrazione si compì il 20 marzo 1450 quando, all'età di diciotto anni, varcò la soglia del convento del Terz'Ordine Regolare dedicato al Santissimo Salvatore nella sua città natale. All'interno della comunità conventuale visse il periodo del noviziato coltivando con rigore lo spirito di umiltà, l'obbedienza filiale e una fervente orazione. La sua indole ascetica lo portava a praticare una mortificazione piuttosto accentuata, che univa mirabilmente all'amore per il silenzio e il raccoglimento interiore. Nel 1458, rispondendo alla chiamata della Chiesa e dei superiori, accettò per ubbidienza di essere ordinato sacerdote, ponendo la sua esistenza interamente al servizio del ministero sacerdotale e della cura delle anime.
Il ministero sacerdotale e i doni spirituali
La vita del sacerdote fu costantemente caratterizzata da una profonda inclinazione alla penitenza e alla contemplazione delle realtà celesti. Sacerdote saggio e misericordioso, si rese estremamente utile ai numerosi fratelli che accorrevano a lui da ogni dove per ricevere consiglio e conforto spirituale. Si adoperava in modo del tutto particolare per confortare le anime afflitte dal dolore e dalla prova, offrendo parole di speranza e di pace. Il suo zelo pastorale emergeva con forza anche quando si prodigava instancabilmente per riconciliare le famiglie che si trovavano in stato di conflitto tra loro. La tradizione e le testimonianze del tempo affermano che egli avesse ricevuto da Dio lo straordinario dono di scrutare i cuori umani. Spesso possedeva la grazia di conoscere in anticipo i bisogni e i desideri di chi si recava da lui, ancor prima che le persone potessero verbalmente manifestarglieli.
Le sue doti di prudenza e santità convinsero i superiori a preporlo al governo del suo convento a più riprese nel corso degli anni. Nell'esercizio di questa autorità spirituale, si adoperò a farvi fiorire la disciplina regolare e la rigorosa osservanza della regola, agendo molto più attraverso la forza dell'esempio personale che mediante la parola. Nella primavera del 1488 partecipò al Capitolo Generale dell'Ordine che si tenne a Montebello, in Lombardia. Durante il viaggio di ritorno verso la Calabria, fece una sosta significativa a Roma. Una mattina, mentre celebrava la santa messa nella chiesa di Santa Maria della Consolazione, si fermò durante il Memento dei morti in un silenzio e in un raccoglimento di gran lunga superiori al solito. Questa sosta prolungata destò grande ammirazione nei presenti, i quali non sapevano darsene alcuna ragione logica. Termina la celebrazione, egli confidò al Provinciale che durante il santo sacrificio il Signore gli aveva rivelato la morte del padre, avendo egli assistito in spirito ai funerali paterni.
Proseguendo il viaggio di ritorno dal Capitolo di Montebello, ebbe l'opportunità di visitare la Santa Casa di Loreto, oltre ai celebri santuari della Verna e di Assisi. In quei luoghi benedetti poté attingere direttamente alla fonte il vero spirito di San Francesco d'Assisi, rinnovando il proprio fervore serafico. Durante questo stesso pellegrinaggio, con animo sereno e consapevole, predisse ai compagni la sua fine ormai prossima. Ritornato infine a Cropani, decise di ritirarsi nell'eremo di Scavigna, situato a breve distanza dalla città, un luogo propizio al raccoglimento dove l'eremo si trovava tra Cropani e Belcastro.
Il transito e i prodigi delle esequie
Nel silenzio dell'eremo di Scavigna, il religioso si dedicò interamente alla preghiera, alla contemplazione e alla penitenza estrema, preparando il proprio spirito all'incontro definitivo con il Creatore. Venne tuttavia assalito da una persistente febbre che lo tormentò per diversi giorni, minando un fisico già provato dalle austere penitenze. Sentendo vicina la conclusione del suo pellegrinaggio terreno, chiese con insistenza che gli fossero somministrati i santi sacramenti del Viatico. Domandò inoltre che i confratelli si stringessero attorno a lui per recitare le preghiere dei moribondi, affidando l'anima alla misericordia divina. Con le ultime forze rimaste, esortò fraternamente i presenti ad essere sempre fedeli all'osservanza regolare e a camminare incessantemente sulle orme del Santo Fondatore, vivendo autenticamente nello spirito di povertà e di amore evangelico. Poco prima di spirare, atteggiò le labbra a un dolce sorriso, come se fosse improvvisamente ricreato e consolato da una visione di angeli. Morì serenamente il 24 gennaio 1489 all'età di cinquantasette anni, avendo vissuto trentanove anni di vita religiosa come Terziario Regolare.
Alla notizia della sua morte, gli furono tributati solenni funerali con il concorso straordinario di religiosi, del clero e di una folla immensa accorsa per rendergli l'ultimo omaggio. Numerosi prodigi accompagnarono fin da subito le sue esequie, confermando la santità del defunto. Il popolo lo acclamò immediatamente santo e incominciò a venerarlo con profonda devozione, ricorrendo alla sua potente intercessione per implorare grazie e favori celesti. Un concittadino conosciuto come Francesco l'orbo, cieco da un occhio, ne scrisse la vita circa dieci anni dopo la scomparsa, redigendo una biografia che consisteva in un poema in vernacolo calabrese, purtroppo oggi perduto. Subito dopo il trapasso, il corpo fu aspramente conteso tra le comunità di Cropani e di Belcastro, che desiderava custodirlo nella propria Cattedrale. Prevalsero infine le ragioni di Cropani, cosicché il clero e il popolo corsero a Scavigna per prelevare le spoglie mortali. La cassa da morto, preparata in fretta e senza prendere le giuste misure, risultò inadatta ad accogliere il corpo; il popolo fece allora devoto ricorso all'intercesione del beato, il quale miracolosamente rese la cassa perfettamente adatta alle proporzioni della sua statura.
Giunto a Cropani, si accese una nuova contesa tra il Capitolo della Matrice e i Religiosi del Convento del Santissimo Salvatore per la legittima custodia del corpo. Prevalsero infine le ragioni dei Terziari Regolari, che accolsero la venerata reliquia all'interno della loro chiesa conventuale. La folla vi accorse numerosissima per venerare il corpo del beato, il quale restò esposto e visibile per diversi giorni al fine di soddisfare la devozione popolare. L'eccessiva indiscrezione dei fedeli, ardentemente desiderosi di entrare in possesso di una reliquia, arrivava al punto di tagliare i lembi della sua tonaca, costringendo i religiosi a rifarla più volte. Il corpo fu infine solennemente seppellito in una delle cappelle della chiesa conventuale, collocandolo sotto l'altare maggiore.
I primi prodigi e la diffusione del culto
I biografi hanno tramandato la memoria di diversi prodigi operati dal beato mentre la sua salma era ancora esposta alla pubblica venerazione. Tra questi, un notevole miracolo si verificò nella vicina Mesoraca. Un professore di lettere del luogo, di nome Mario Biondo, era presente alle esequie del beato e, con gesto di profonda fede, accostò un fazzoletto alla fronte del cadavere mentre questa sudava copiosamente. Ritornato a Mesoraca, Mario Biondo stese quel fazzoletto inzuppato di sudore sul capo della figlioletta che si trovava ormai in fin di vita agonizzante, invocando con viva fede l'intercessione del Beato Paolo. La bambina ottenne all'istante la guarigione completa grazie a quell'atto di affidamento. Altri prodigi si susseguirono rapidamente, incrementando in modo esponenziale la devozione e il culto a Cropani, Belcastro e in tutti i paesi vicini. La tomba, situata nella chiesa del Santissimo Salvatore che sorgeva fuori dall'abitato a breve distanza, divenne meta continua di persone di ogni ceto sociale che vi accorrevano non solo dalla città natale ma anche dai paesi vicini e persino da Crotone per implorare protezione.
Le sacre reliquie rimasero custodite nella chiesa dei Terziari Regolari fino al 1652. In quell'anno, il convento del Santissimo Salvatore fu chiuso in esecuzione della Bolla di Innocenzo X che disponeva la soppressione dei piccoli conventi privi di una comunità regolare numerosa. Il clero della Matrice reclamò allora con forza l'onore di trasferire il corpo nella propria chiesa collegiata. I Terziari Regolari acconsentirono alla richiesta a condizione che, nel caso di una futura riapertura del convento, le reliquie fossero loro riconsegnate. Poiché il convento non fu mai più riaperto, le spoglie restarono stabilmente nella Matrice all'interno di un'apposita cappella, la quale divenne presto il fulcro della devozione popolare. Le reliquie furono successivamente incluse in una teca posta dentro il petto di un busto ligneo del beato. Esse vengono tradizionalmente portate in processione in occasione della ricorrenza annuale della festa del venticinque gennaio e durante altre circostanze occasionali di particolare rilievo per la comunità.
Nella chiesa matrice si conserva inoltre un quadro di modeste proporzioni che raffigura insieme le immagini della Madonna, di San Rocco, di San Marco e del Beato Paolo. L'esistenza e la cura di queste reliquie trovano puntuale riscontro nelle Visite Pastorali compiute dai Vescovi di Catanzaro e conservate nell'Archivio Diocesano a partire dal 1660. La prima di queste visite fu effettuata dall'Ordinario Filippo Visconti il ventotto aprile 1660, il quale attestò la presenza del corpo del beato all'interno di un'arca ben chiusa. Successivamente, monsignor Emanuele Bellorado, durante la sua Visita compiuta il ventisei agosto 1826, dispose l'apposizione dei sigilli all'urna contenente i resti sacri, mentre il capo rimase custodito nel petto del busto ligneo. Autori coevi della prima metà del diciassettesimo secolo, come De Sillis, Bordoni e Fiore, riportarono ben ventidue prodigi o grazie segnalate compiute dal beato sia in vita che dopo la morte, consolidando una fama di santità che varcava i confini regionali.
Le grazie straordinarie e la protezione nelle calamità
La fama della santità del beato si radicò profondamente nel cuore dei fedeli grazie a una lunga serie di interventi prodigiosi tramandati dai contemporanei e dai documenti storici. Tra i miracoli più celebri si ricordano la guarigione istantanea della figlia del professore di Mesoraca per mezzo del fazzoletto intriso del sudore del santo, e la guarigione di Francesco da Cropani, il quale, impedito a camminare a causa di un sasso che lo aveva violentemente colpito al ginocchio, ottenne l'uso delle gambe invocando il suo nome. Un anziano di nome Gian Paolo da Paolo, che si presentava mostruosamente gibboso e completamente immobilizzato da una grave malattia, fu condotto con fiducia alla tomba del beato, dove riacquistò istantaneamente la salute e vide miracolosamente sparire il proprio grave difetto fisico. A Belcastro, nell'anno 1490, una donna chiamata Ilaria e suo figlio, entrambi colpiti da una gravissima malattia infettiva, guarirono invocando con devozione il Beato Paolo. Quattro anni più tardi, sempre a Belcastro, il diacono don Dionigi, tormentato da dolori acutissimi, sperimentò la potente benevolenza del taumaturgo. Nel 1491, nella città di Crotone, una donna di nome Armenia fece voto al Beato Paolo e guarì prontamente dall'uso delle mani paralizzate.
Il beato veniva tradizionalmente invocato in modo particolare nei momenti di prolungata siccità, organizzando solenni processioni con il suo busto e le reliquie per implorare la pioggia dal cielo. Durante queste sacre suppliche, la pioggia arrivava regolarmente in abbondanza a ristorare le terre riarse. Nel 1625, a seguito di una tremenda siccità e della conseguente carestia che minacciava la popolazione, si tenne una nuova processione. Al termine del rito, mentre la statua rientrava in chiesa tra il canto delle litanie, il cielo terso si coprì improvvisamente di fitte nubi e si scatenò una pioggia così abbondante da costringere a sospendere la parte conclusiva della manifestazione. Questo straordinario fenomeno meteorologico legato alla processione si è verificato e continua a verificarsi tuttora in occasione di simili calamità naturali. Nel 1705, al termine di un'altra processione, due donne si accorsero che il volto della statua del beato appariva annerito e coperto di sudore; l'arciprete e altre persone autorevoli, prontamente avvertite, constatarono personalmente la veridicità di quel fatto prodigioso. Padre Serafino Pecchia di Napoli, un Carmelitano Scalzo che predicava la quaresima nella Matrice, ne parlò con grande efficacia ai fedeli.
Nel corso del tempo non mancarono episodi in cui la presenza del beato operò conversioni e cambi di vita radicali. Durante una processione, Antonio Pucci si era unito alla folla con la deliberata intenzione di trovare e uccidere Gioacchino Bruno, che lo aveva ferito il giorno precedente. Preso da un repentino rimorso davanti alla sacra immagine, Antonio Pucci alzò la voce in mezzo alla folla confessando pubblicamente il suo proposito di vendetta, estrasse il pugnale che portava con sé e lo spezzò in due pezzi davanti alla statua del beato. Nel 1867, Elisabetta Corabi, figlia del defunto Luigi e di Vittoria Bitelli di Cropani, testimoniò la guarigione istantanea del fratello Carlo, il quale era ridotto ormai in fin di vita ed era stato salvato per intercessione del beato grazie all'unzione con un batuffolo di cotone intinto nell'olio della lampada che ardeva sulla sua tomba. Numerosi interventi prodigiosi furono inoltre ricordati dai soldati cropanesi che si affidarono con fiducia all'intercessione del santo concittadino durante i gravi pericoli vissuti nelle due guerre mondiali della prima metà del ventesimo secolo.
La tutela del culto e il cammino verso il riconoscimento
Il culto pubblico al Beato Paolo iniziò spontaneamente subito dopo la sua morte, alimentato dai numerosi prodigi attribuiti alla sua intercessione. Sebbene la devozione popolare mostrasse un crescendo continuo, essa suscitò talvolta le gelosie del clero locale, che contestava la legittimità di quel culto a causa della mancanza di una canonizzazione formale da parte della Santa Sede. Per porre fine alle opposizioni, padre Alfonso Barchio, Commissario della Provincia dei Terziari Regolari di Calabria e concittadino del beato, fece ricorso alle autorità romane. Flavio Orsini, Vescovo di Muro e Auditor Sanctissimi, emanò così il Monitorium in data dodici gennaio 1562, un documento che minacciava la scomunica per chiunque avesse osato ostacolare quel culto tributato ab immemorabili. Il documento originale fu conservato nell'archivio del convento del Santissimo Salvatore a Cropani, da cui Francesco Bordoni da Parma trasse una copia per pubblicarla nel suo Sacrum Sillabarium de Vitis Sanctorum del 1666, mentre il cappuccino Giovanni Fiore lo trascrisse contemporaneamente per la sua Calabria Illustrata. Il Beato non rientrava del resto nelle restrittive disposizioni emanate da Urbano VIII, poiché era un Servo di Dio venerato pubblicamente da oltre centocinquant'anni.
I Vescovi di Catanzaro non misero mai in dubbio la legittimità di tale venerazione nel corso delle Visite Pastorali. Nella visita del 1715, il Vescovo chiese semplicemente la presentazione della documentazione e dell'autentica delle reliquie entro il termine di un mese, pena una sanzione di duecento Carlini. La documentazione richiesta fu puntualmente presentata e ritenuta pienamente valida nella Visita del venticinque maggio 1715 e in quella successiva del sedici dicembre 1737, la quale attestò la presenza della statua con le reliquie e i documenti autentici. Nel diciannovesimo secolo, la Curia Generalizia dei Terziari Regolari avviò le pratiche formali per il riconoscimento ufficiale del culto tramite una beatificazione equipollente per modem cultus ab immemorabili. Monsignor Emanuele Bellorado, nominato Vescovo di Catanzaro nel 1824, accolse la supplica presentata dal Procuratore Generale dell'Ordine e incaricò l'arciprete don Gennaro Corabi di raccogliere le informazioni necessarie attraverso un'inchiesta i cui testimoni furono interrogati nell'ottobre del 1825, allegando le deposizioni del Capitolo della Collegiata e del Municipio di Cropani.
Nel 1845 fu pubblicata nel quarto volume dell'Enciclopedia dell'Ecclesiastico una notizia storica sulla Chiesa di Catanzaro redatta da un compilatore anonimo, il quale affermava che nel 1827 monsignor Bellorado aveva preso conoscenza dell'antico culto e ne aveva fatto una relazione alla Sacra Congregazione dei Riti. Tale relazione non giunse tuttavia negli archivi vaticani, probabilmente a causa del trasferimento del vescovo alla sede di Reggio Calabria avvenuto nei primi mesi del 1828. Il successore, monsignor Matteo Franco, ordinò un nuovo processo che fu istruito nel 1830 dall'arciprete don Filippo Ape, allegando un ristretto della vita estratto da un manoscritto antichissimo e logorato dal tempo. Nonostante le conferme e la perennità delle celebrazioni, che non si interruppero neppure durante il difficile decennio della rivoluzione francese tra il 1805 e il 1815, l'iter subì ulteriori battute d'arresto. Un nuovo tentativo promosso nel 1866 da monsignor Raffaele Maria Di Franco e dal procuratore padre Francesco Salemi non fu portato a termine a causa dell'occupazione di Roma nel 1870 e della conseguente soppressione degli Ordini Religiosi, che costrinse i religiosi a lasciare i conventi. Una lettera faceva riferimento al Decreto della Congregazione dei Riti del cinque dicembre 1768 che attribuiva esclusivamente al Vescovo la compilazione del processo, lasciando la causa temporaneamente sospesa.
La ripresa della causa e la devozione contemporanea
Nel corso del ventesimo secolo la memoria del beato continuò a essere coltivata con fervore dalla comunità ecclesiale. Padre Bonaventura Macchiaroli, Postulatore Generale dei Terziari Regolari, si incontrò con l'Arcivescovo di Catanzaro nell'agosto del 1939, ottenendo la nomina di una speciale commissione per l'istruzione di un nuovo Processo Ordinario, un'iniziativa che tuttavia si arenò a causa dello scoppio della seconda guerra mondiale. In vista del quinto centenario della morte del beato, la Curia Generalizia decise di compiere un nuovo decisivo passo. Il Ministro Generale dell'Ordine, padre Roberto Paley, nominò padre Francesco Provenzano Postulatore della Causa con lettera del diciotto maggio 1978. Pochi giorni dopo, il trenta maggio 1978, la Congregazione per le Cause dei Santi concesse il sospirato Nulla Osta. Padre Corpus Izquierdo comunicò formalmente all'Arcivescovo di Catanzaro, monsignor Armando Fares, il voto della Curia Generalizia, incaricando il postulatore di riprendere i contatti con l'Ordinario locale. Il dieci aprile 1980 l'istanza fu presentata ufficialmente e l'arcivescovo convocò le persone interessate in curia per il ventuno aprile dello stesso anno, con la partecipazione dell'arciprete di Cropani in qualità di attuario.
Per la stesura del processo storico furono nominate tre persone di grande competenza: padre Francesco Russo, storico insigne della Chiesa in Calabria, fra Remigio Le Pera, cappuccino nativo di Cropani e insigne cultore di memorie locali, e don Emidio Commodaro, arciprete di Montauro e professore di storia ecclesiastica, designato come rappresentante personale dell'arcivescovo. P. G. Fiore, qualificato autore dei Minori Cappuccini che fu lettore, visitatore e provinciale, morto nel 1688, aveva già offerto negli scritti storici un contributo fondamentale e probativo attingendo alle fonti locali. Anche l'opera del cappuccino padre Remigio Le Pera, che nel 1935 pubblicò un opuscolo sulla vita del beato componendo o riproducendo un triduo di preghiere con l'Oremus del Comune dei Confessori, contribuì a mantenere vivo il culto. La solenne processione del venticinque gennaio 1981 fu regolarmente autorizzata dalla Curia Arcivescovile, confermando la vitalità di una tradizione secolare.
Oggi il Beato Paolo degli Ambrosi è venerato con profondo amore a Cropani, dove si custodiscono le preziose reliquie, e in tutta la famiglia francescana, in particolare nel Terz'Ordine Regolare di cui è considerato fulgida gloria. Le spese per la festa annuale del venticinque gennaio sono sostenute con generosità dal popolo e dall'Amministrazione civica. La ricorrenza prevede un novenario preparatorio, la celebrazione di sante messe e una solenne processione in cui il busto del santo, contenente il capo nella teca, attraversa le vie del paese accompagnato dal clero, dalle Confraternite e da una moltitudine di fedeli. Passando tradizionalmente davanti a quella che è ritenuta la casa natale del beato, la statua viene collocata su un altarino e incensata mentre il clero intona l'inno Iste confessor. Nella cappella della chiesa matrice arde una lampada perpetua, alimentata dalla famiglia Dolce in adempimento a un antico voto fatto nel 1780. La devozione si è estesa persino oltreoceano, fino a Utica nello Stato di New York, dove una consistente comunità di immigrati originari di Cropani continua a celebrare la festa del concittadino. L'abbondanza del nome Paolo e della variante femminile Paola nei registri parrocchiali storici, attestata dal segretario capitolino don Raffaele Basile, rimane il segno più eloquente di un legame spirituale che attraversa i secoli e continua a vivificare la fede del popolo cristiano.
Su camino de fe
El recorrido espiritual de Paolo De Ambrosis comenzó en su Cropani natal, donde en el año mil cuatrocientos cincuenta ingresó al convento del Tercer Orden Regular. Su formación fue constante y rigurosa, culminando con su ordenación sacerdotal en el año mil cuatrocientos cincuenta y ocho. Durante su ministerio, visitó lugares de profunda significación para la cristiandad, entre ellos Roma, Loreto, La Verna y Asís, sitios que fortalecieron su espíritu y su amor por la tradición franciscana.
Su compromiso con la orden lo llevó a participar en el Capítulo General celebrado en Montebello en el año mil cuatrocientos ochenta y ocho. Este evento fue uno de los últimos hitos de su vida pública. Poco tiempo después, durante el viaje de regreso, el Beato Paolo presintió la cercanía de su partida definitiva. Tras sufrir una enfermedad, entregó su alma a Dios el veinticuatro de enero del año mil cuatrocientos ochenta y nueve en el Eremo di Scavigna, dejando tras de sí una vida caracterizada por la obediencia y la paz interior.
Devoción y memoria
La figura del Beato Paolo De Ambrosis es celebrada con particular fervor en Cropani, donde es honrado como su santo protector. La comunidad mantiene viva su memoria a través de celebraciones que unen a los fieles en oración y gratitud. La liturgia y las tradiciones locales reflejan el respeto profundo que su vida de santidad ha despertado a través de los siglos.
La festividad en su honor, celebrada el veinticinco de enero, destaca por una procesión solemne en la que se traslada el busto que contiene sus reliquias. Este acto no es solo un recordatorio de su historia, sino un momento de encuentro comunitario donde la fe se manifiesta en el silencio y en el canto, honrando al religioso que eligió la oración como su morada permanente.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Paolo De Ambrosis?
La festa annuale e la memoria liturgica del Beato Paolo si celebrano solennemente il venticinque gennaio, data della sua nascita al cielo.
Di cosa è patrono il Beato Paolo De Ambrosis?
Il Beato Paolo è patrono della cittadina di Cropani e gode di una speciale venerazione come gloria imperitura all'interno del Terz'Ordine Regolare di San Francesco.