24 de enero
Santi Babila, Urbano, Prilidano y Epolono
Mártires
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le fonti storiche e il ministero episcopale
I dati fondamentali sulla vita e sull'operato di San Babila derivano principalmente dalla testimonianza dello storico Eusebio di Cesarea nelle sue opere intitolate Hist. eccl. e Chronicon, sebbene tale testimonianza sia successiva di più di mezzo secolo rispetto agli eventi storici. San Babila fu vescovo di Antiochia negli anni Quaranta del terzo secolo, guidando la comunità cristiana con dedizione in un'epoca di crescenti difficoltà. L'indagine storica su San Babila conduce tuttavia a questioni assai incerte piuttosto che a soluzioni sicure, poiché non è stato tramandato altro con garanzia di storicità sulla sua vita e sul suo ministero episcopale.
La fonte principale per approfondire la figura del santo vescovo rimane san Giovanni Crisostomo, nativo di Antiochia e profondo conoscitore della comunità locale. Il Crisostomo fu collaboratore del vescovo Melezio, morto nel 381, e del suo successore Flaviano, morto nel 404, collaborando attivamente fino al 398, anno in cui divenne vescovo di Costantinopoli. Durante la sua permanenza ad Antiochia, il Crisostomo poté raccogliere direttamente le voci e le memorie che circolavano nella comunità riguardo al santo vescovo, integrandole nei suoi celebri discorsi e omelie dedicate alla gloriosa testimonianza di Babila.
Il martirio e la franchezza di fronte al potere
Nel celebre discorso intitolato Su san Babila contro Giuliano e i gentili, scritto verosimilmente negli ultimi mesi del 378 o nei primi del 379, san Giovanni Crisostomo racconta un episodio emblematico sulla fortezza e sulla franchezza di Babila. La tradizione narra che un antico imperatore cristiano ricevette in ostaggio il figlio di un re barbaro come segno di pace, promettendo di trattare il giovane con lo stesso affetto riservato a un proprio figlio. L'imperatore violò tuttavia il patto e uccise il giovane ostaggio. Reo di questo grave delitto, l'imperatore osò presentarsi ugualmente all'assemblea per partecipare alla divina liturgia, ma San Babila vietò all'imperatore l'accesso al tempio sacro e lo scacciò con fermezza.
Questo racconto solleva interrogativi complessi sull'identità dell'imperatore rimasto innominato nel testo originario, che alcuni studiosi hanno identificato con Filippo l'Arabo, il quale regnò dal 244 al 249. Eusebio racconta infatti nella sua Hist. eccl. che Filippo l'Arabo si presentò una volta a una chiesa per la veglia pasquale e fu ammesso solo dopo aver accettato la penitenza imposta dal vescovo, sebbene l'adesione al Cristianesimo di Filippo non sia pienamente confermata. Il bollandista Paul Peteers trovò una soluzione nelle testimonianze del vescovo filoariano di Antiochia Leonzio, morto nel 357 o 358 e giunte tramite il Chronicon paschale della prima metà del settimo secolo. Secondo Leonzio, l'imperatore era proprio Filippo l'Arabo, il quale, quand'era prefetto del pretorio, aveva ucciso il figlio del suo predecessore Gordiano che glielo aveva affidato, divenendo poi imperatore grazie a tale omicidio. Durante un soggiorno ad Antiochia, Babila impedì a Filippo e a sua moglie di entrare in chiesa. Decio successe successivamente a Filippo e uccise Babila perché cristiano e vescovo, e per vendicare l'affronto alla maestà imperiale subito da Filippo.
Padre Peeters espresse tuttavia perplessità sulla narrazione riguardante il figlio di Gordiano, poiché non è altrimenti attestata l'uccisione del presunto figlio, e rimane assai dubbia l'esplicita adesione dell'imperatore Filippo al Cristianesimo. L'episodio della franchezza di parole di San Babila davanti all'imperatore fu comunque ripreso ed elaborato nelle fonti e nelle leggende successive, pur non apparendo pienamente decifrabile. Il Crisostomo non aggiunse nulla di nuovo nell'omelia Sullo ieromartire Babila, successiva al 381, mentre nel 394, in un'omelia sulla lettera agli Efesini, fece un fugace cenno al gesto coraggioso di Babila, paragonandolo alla fortezza di san Giovanni Battista che rimproverò il re Erode.
San Babila subì la passione ad Antiochia di Siria, ora in Turchia, durante la persecuzione dell'imperatore Decio nell'anno 250. Eusebio ritiene Babila morto in carcere a seguito della sua confessione di fede, mentre Giovanni Crisostomo descrive specificatamente la condanna a morte del vescovo, facendo capire che fu ucciso, probabilmente per decapitazione. San Babila diede gloria a Dio tra sofferenze e tormenti, ottenendo di morire gloriosamente legato a ceppi di ferro. Prima di essere condotto al supplizio, il martire dispose espressamente che il suo corpo fosse sepolto insieme con le catene della sua prigionia.
I fanciulli martiri e la tradizione siriaca
Insieme a San Babila subirono la passione tre fanciulli martiri, che erano stati istruiti nella fede cristiana dallo stesso santo vescovo. I dati fondamentali su di loro attestano che la memoria liturgica del ventiquattro gennaio unisce San Babila a questi tre fanciulli fin dai tempi antichi. Il Martirologio siriaco del 412 unisce infatti la memoria di San Babila a quella dei tre fanciulli in data ventiquattro gennaio, e la stessa associazione si ritrova nel Martirologio geronimiano del quinto secolo. San Giovanni Crisostomo menziona i tre fanciulli martirizzati con San Babila all'inizio dell'omelia Per i santi Gioventino e Massimino, pronunciata il ventinove gennaio nell'anniversario dei santi, ricordando che il vescovo San Babila era stato festeggiato pochi giorni prima.
I nomi e l'età dei tre fanciulli sono conservati in modo dettagliato dalla tradizione siriaca nel martirologio di Rabban Sliba del tredicesimo secolo, dove i fanciulli si chiamano Barbado di dodici anni, Apollonio di nove anni e Urbano di sette anni. I nomi dei fanciulli compaiono anche nell'Historia Francorum di Gregorio di Tours, morto nel 594, il quale registra i nomi come Urbano, Polidano ed Epolono, presentando una variante e un ordine differente rispetto alla fonte siriaca. La tradizione liturgica e devozionale li ricorda complessivamente come Urbano, Prilidano ed Epolono, partecipi della medesima testimonianza di fede e della corona del martirio accanto al loro venerato maestro.
La traslazione delle reliquie e il culto storico
La sorte delle reliquie di San Babila è invece ben documentata nelle fonti storiche, avendo il suo testimone principale in san Giovanni Crisostomo nei suoi due scritti principali riguardanti il santo. Le spoglie di San Babila furono originariamente sepolte nel cimitero di Antiochia fuori città, situato extra portam Daphniticam. A metà del quarto secolo, tra il 351 e il 354, le spoglie furono trasferite dal Cesare Gallo nel vicino sobborgo di Dafne. Questa traslazione di San Babila costituisce il primo caso documentato con sicura testimonianza nella storia della Chiesa. Il Cesare Gallo intendeva con tale gesto stroncare il culto pagano che si celebrava nell'antico tempio di Apollo a Dafne, sostituendo la religione pagana con il culto cristiano dedicato a San Babila e liberando il luogo dalla corruzione che vi regnava.
Nell'agosto del 362 l'imperatore Giuliano si recò a Dafne e, trovando il tempio di Apollo in condizioni pietose e l'oracolo silenzioso, impose di ritrasferire i resti del martire lontano da Dafne per ridar vita al culto pagano e purificare i dintorni. San Giovanni Crisostomo e le fonti cristiane assicurano che il trasporto delle reliquie al cimitero di Antiochia fu una grande manifestazione di fede e una processione trionfale. Successivamente, tra il 379 e il 380, il vescovo Melezio fece costruire un martyrion in onore di San Babila di fronte ad Antiochia, al di là del fiume Oronte, dove le reliquie furono definitivamente trasferite. Accanto alle reliquie di San Babila fu tumulato lo stesso Melezio nel 381.
Il culto di San Babila e dei tre fanciulli si diffuse precocemente anche in Occidente, giungendo fino a Milano. La presenza della memoria liturgica siriaca in ambito milanese è attestata nei messali ambrosiani del nono secolo e nella chiesa di San Babila a partire dall'undicesimo secolo, testimoniando il profondo influsso orientale sulla liturgia e sulla vita della Chiesa di Milano. La commemorazione di San Babila e dei tre fanciulli è fissata al quattro settembre nel Sinassario e nei libri liturgici della Chiesa greca, mentre è attestata al ventiquattro gennaio da san Giovanni Crisostomo, dai Martirologi siriaco e geronimiano e dal Martirologio romano. A Milano la data del ventiquattro gennaio è attestata dai messali del nono secolo sino ai nostri tempi, sebbene dopo la riforma liturgica del Concilio Vaticano II la memoria sia stata anticipata al ventitré gennaio a Milano per fare spazio a san Francesco di Sales.
Il ministero e il martirio
San Babila esercitò il suo ministero episcopale ad Antiochia nel corso del terzo secolo, in un tempo segnato da grandi prove per la comunità dei credenti. Come pastore, egli non si limitò a guidare i fedeli nella preghiera, ma si fece custode rigoroso della santità del tempio e della moralità cristiana. È celebre l'episodio in cui, con spirito intrepido, impedì a un sovrano di varcare la soglia della chiesa, poiché questi si era reso responsabile di un atto grave che offendeva la giustizia di Dio. Tale gesto rivela la tempra di un uomo che poneva l'integrità evangelica al di sopra di ogni rispetto umano o timore reverenziale verso i potenti del tempo.
Quando la persecuzione dell'imperatore Decio si abbatté implacabile sulla Chiesa, San Babila affrontò il sacrificio supremo. Accanto a lui, la tradizione ricorda i martiri Urbano, Prilidano ed Epolono, compagni di fede che condivisero con il vescovo l'estrema testimonianza. Il martirio, avvenuto ad Antiochia nell'anno duecentocinquanta, non fu per loro una sconfitta, ma il compimento definitivo di una vita spesa nell'obbedienza. La morte di questi santi ha seminato, nel corso dei secoli, una profonda ammirazione nei cuori dei cristiani, che hanno visto in loro la vittoria della fede sulla violenza e la suprema libertà di chi appartiene interamente a Dio.
Il culto e le reliquie
La memoria di San Babila fu onorata sin dai tempi antichi attraverso la cura devota delle sue spoglie mortali. Il Cesare Gallo, riconoscendo la santità del vescovo martire, volle che le sue reliquie fossero traslate a Dafne, luogo dove il culto del santo trovò una nuova e significativa collocazione. Tale atto non fu soltanto un gesto di pietà, ma un modo per rendere presente la forza spirituale del martire nel cuore della regione.
Nel corso del tempo, la venerazione crebbe, portando nel trecentottanta a un ulteriore trasferimento dei resti in un martyrion appositamente costruito presso Antiochia. Questo luogo divenne meta di pellegrinaggio, segno tangibile di una fede che trascende la morte e che continua a parlare alle generazioni successive. Il ricordo di San Babila, unito a quello di Urbano, Prilidano ed Epolono, rimane vivo nella liturgia, invitando ogni fedele a riflettere sulla propria responsabilità di testimonianza nel mondo contemporaneo.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Santi Babila, Urbano, Prilidano ed Epolono?
La memoria liturgica si celebra il 24 gennaio ed è stata anticipata al 23 gennaio dopo il Concilio Vaticano II nella Chiesa di Milano, mentre la Chiesa greca la celebra il 4 settembre.
Quali sono i dati storici fondamentali su San Babila?
San Babila fu vescovo di Antiochia negli anni Quaranta del terzo secolo e morì martire in prigione nell'anno 250 durante la persecuzione dell'imperatore Decio.
En Antioquía de Siria, ahora en Turquía, pasión de san Bábila, obispo, que, durante la persecución del emperador Decio, después de haber tantas veces dado gloria a Dios entre sufrimientos y tormentos, obtuvo morir gloriosamente atado a cepos de hierro, con los que dispuso que su cuerpo fuese también sepultado. Junto a él se transmite que sufrieron la pasión también los tres niños, Urbano, Prilidano y Epolono, que él había instruido en la fe cristiana. — Martirologio Romano