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16 de abril

San Benedicto José Labre

Peregrino

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

I primi anni e le prove monastiche

San Benedetto Giuseppe Labre nacque ad Amettes, presso Arras, il 26 marzo 1748. Era il primo di quindici fratelli ed era figlio di modesti agricoltori. Durante la giovinezza fece qualche studio presso la scuola del villaggio e apprese i primi rudimenti del latino da uno zio materno. Fin dall'adolescenza fu preso dal desiderio di un'aspra vita di penitenza e mostrava maggiore inclinazione per la vita contemplativa che per il sacerdozio. Sollecitò invano dai genitori il permesso di farsi trappista. All'età di diciotto anni fece richiesta d'ingresso alla certosa di Sant'Aldegonda, ricevendo però parere contrario dai monaci. Ricevette una simile ripulsa dai cistercensi di Montagne in Normandia, dove era giunto dopo aver percorso a piedi sessanta leghe in pieno inverno. Successivamente soggiornò per sole sei settimane nella certosa di Neuville e rimase poco di più nell'abbazia cistercense di Sept-Fons. Poté entrare per un breve periodo nei Certosini, da cui uscì quasi subito, ed entrò tra i trappisti, ma dovette allontanarsi a causa di una grave malattia. Nonostante queste interruzioni, conservò sempre la tunica e lo scapolare da novizio di Sept-Fons.

La vocazione al pellegrinaggio

Una volta libero da vincoli conventuali, all'età di ventidue anni prese la decisione di fare delle strade, in particolare quelle di Roma, il suo monastero. Intraprese il pellegrinaggio verso Roma, adempiendo a un voto fatto durante la convalescenza. Durante il viaggio ricevette una luce interiore così viva sulla sua vocazione da non dubitarne mai più. Egli citava san Alessio dicendo che bisogna abbandonare la patria e i parenti per condurre una nuova vita di estrema penitenza in mezzo al mondo, visitando i Santuari cattolici più celebrati. Iniziò la lunga serie di pellegrinaggi dopo aver ricevuto ripetute approvazioni da parte dei suoi direttori spirituali. Dei trentacinque anni vissuti, ne passò almeno tredici come pellegrino sulla strada, intraprendendo faticosi pellegrinaggi a celebri santuari. Nei primi sei anni visitò Loreto, Assisi, Compostella in Spagna, e i Santuari della Svizzera e della Francia. Nel suo sacco di povero pellegrino trasportava il Nuovo Testamento, l'Imitazione di Cristo e il breviario. Indossava un abito rozzo e logoro, era coperto soltanto di una povera e lacera veste, e trascurava ogni norma di igiene personale. Recitava il breviario ogni giorno, portava un crocifisso sul petto, portava una corona al collo e teneva un rosario tra le mani. Si nutriva appena di un tozzo di pane e di qualche erba, oppure unicamente del cibo ricevuto in elemosina. Non domandò mai l'elemosina e condivideva immediatamente la carità ricevuta con gli altri poveri. Subì una volta una gragnuola di bastonate da un donatore che aveva frainteso un suo gesto di condivisione con scontentezza. Una delle massime preferite di san Benedetto Giuseppe Labre riguardava l'essere pellegrini in questo mondo nella valle di lacrime e camminare per la via della Religione per giungere al Paradiso.

La vita a Roma e la morte

San Benedetto Giuseppe Labre trascorse gli ultimi sei anni della sua vita a Roma, facendola diventare la meta ultima dei suoi viaggi e vivendovi in estrema povertà e in preghiera. Da Roma partiva ogni anno per visitare la Santa Casa di Loreto, che considerava come uno dei santuari più cari al suo cuore. Portava anche il nome di Giuseppe e onorava grandemente il casto Sposo della Santa Vergine. Passava i suoi giorni e talvolta le notti nelle chiese di Roma, venerando le memorie dei Santi Apostoli e dei Martiri. Sostava in preghiera davanti alle immagini più care della Madonna e davanti all'Eucarestia. Era assiduo nella presenza davanti al Santissimo Sacramento nelle chiese secondo i turni stabiliti, motivo per cui il popolo lo chiamava il povero delle Quarantore. Davanti all'altare appariva ora immobile come una statua, ora trasportato verso Dio da un impulso visibile nel suo atteggiamento esteriore. Riposava di notte tra le rovine del Colosseo. Il popolo romano lo chiamava con gli appellativi il pellegrino della Madonna, il povero delle Quarantore, il penitente del Colosseo e il nuovo sant'Alessio. Venne definito a giusto titolo il vagabondo di Dio, lo zingaro di Cristo o santo dei pidocchi. Nonostante gli strappi delle sue vesti, il lume della grazia e della gloria sfolgorava da lui. Una donna un tempo esclamò ammirandone la bontà e la bellezza interiore, paragonandolo alla doppia caratteristica di Cristo descritta dalle Scritture e dai profeti. Egli incarnava sia il rifiuto del mondo sia il suo fiore, con un tipo superiore rivelato attraverso una corteccia grossolana. Dette ovunque esempio di pietà e penitenza. Logorato dalle austerità e dalla assoluta mancanza d'igiene, il 16 aprile 1783 cadde sui gradini della Chiesa di Santa Maria dei Monti a Roma. Fu portato in una casa vicina, precisamente nel retrobottega del macellaio Zaccarelli, presso la stessa chiesa, dove morì all'età di trentacinque anni. Venne sepolto nella chiesa di Santa Maria dei Monti tra un grande concorso di popolo.

Il culto e la canonizzazione

La morte di san Benedetto Giuseppe Labre fu seguita da una grande quantità di grazie e miracoli. L'autore del testo di riferimento è Don Luca Roveda. La Chiesa riconobbe la sua santità eroica attraverso i successivi passaggi del processo apostolico. Fu beatificato da Pio IX nel 1839. Successivamente venne canonizzato nel 1881 da papa Leone XIII, con celebrazione ufficiale avvenuta l'8 dicembre 1883 sempre per opera di Leone XIII.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Benedetto Giuseppe Labre?

La sua ricorrenza si celebra il 16 aprile.

En Roma, san Benedicto José Labre, que, tomado desde la adolescencia por el deseo de una áspera vida de penitencia, emprendió fatigantes peregrinaciones a célebres santuarios, cubierto solamente de una pobre y lacera vestidura, nutriéndose solamente del alimento que recibía en limosna y dando por todas partes ejemplo de piedad y penitencia; hizo de Roma la meta última de sus viajes, viviendo aquí en extrema pobreza y en oración. — Martirologio Romano