27 de julio
San Celestino I
Papa
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini ed elezione al pontificato
Celestino nacque in Campania in anno sconosciuto, figlio di Prisco secondo quanto tramandato dal Liber Pontificalis. La tradizione riferisce che fosse parente dell'imperatore Valentiniano III, morto nel 455. Fin dalla giovinezza inserito nei ranghi ecclesiastici, Celestino fu eletto diacono della Chiesa di Roma. Fin dal 390 Celestino fu in relazione con Sant'Agostino, vescovo di Ippona in Africa, instaurando un legame spirituale e intellettuale di grande rilievo. Papa Sant'Innocenzo I, morto nel 417, sembra abbia gratificato Celestino dell'affettuoso titolo di figlio mio, riconoscendone le virtù. Sant'Innocenzo I espose a Celestino alcune difficoltà sorte a proposito di Decenzio, vescovo di Gubbio in provincia di Perugia. Alla morte di papa San Bonifacio avvenuta nel 442, Celestino fu concordemente chiamato a succedergli dal clero e dai fedeli. Al tempo dell'elezione di Celestino era ancora forte il partito dell'antipapa Eulalio del 1419, sostenuto dai seguaci del monaco bretone Pelagio e del suo discepolo Celestio. Appena eletto al Sommo Pontificato, Celestino I intraprese con vigore la restaurazione dottrinale e disciplinare della Chiesa. A Roma Celestino impose la chiusura delle chiese dei seguaci dell'antipapa Novaziano. Novaziano nel secolo III si era opposto alla riconciliazione dei lapsi con la Chiesa.
Opere edilizie e tutela del primato romano
L'azione di San Celestino I si espresse anche attraverso la cura del patrimonio sacro e la difesa delle prerogative della Santa Sede. Celestino fece restaurare la basilica di Santa Maria in Trastevere costruita da papa San Giulio I. La basilica di Santa Maria in Trastevere era rimasta danneggiata durante l'assedio di Alarico, re dei Visigoti, avvenuto nel 410. Celestino consacrò la restaurata basilica di Santa Maria in Trastevere dotandola di ricchi doni. Con l'aiuto di Pietro, sacerdote dell'Illirico, Celestino fece costruire sul colle Aventino la basilica di Santa Sabina nel 425 al posto di un più antico edificio sacro. Il concilio di Sardica del 343, oggi Sofia in Bulgaria, era stato convocato dagli imperatori d'oriente e d'occidente per ristabilire l'unità di fede e la pace nella Chiesa. Il concilio di Sardica aveva tutelato il diritto dei fedeli di appellare alla Santa Sede. Celestino I difese energicamente il diritto di appello alla Santa Sede a costo di incorrere talora in errori. Celestino accolse gli appelli di Antonio, eletto da Sant'Agostino vescovo di Fussala in Numidia e poi interdetto a causa delle sue esazioni. Celestino accolse l'appello di Apiario, prete di Sicca Veneria, il quale ricorreva abitualmente a Roma quando era scomunicato per le sue gravi colpe. I vescovi africani inviarono una lettera al pontefice per scongiurarlo di non accogliere con soverchia condiscendenza coloro che dall'Africa facevano ricorso a lui. I vescovi africani sollecitarono il papa a tenere conto di alcuni privilegi locali e a non autorizzare i delegati romani a chiedere l'aiuto delle autorità civili per fare eseguire le sentenze pontificie.
Norme disciplinari e governo della Chiesa universale
Con le sue decretali Celestino I tracciò sapienti norme per regolare la vita delle comunità cristiane d'occidente e d'oriente. Celestino riconobbe la preminente dignità delle chiese di Alessandria d'Egitto e di Antiochia. Celestino sostenne i diritti del Vicariato papale di Tessalonica o Salonicco, eretto per tutto l'Illirico benché soggetto a Costantinopoli. Celestino difese Felice, vescovo di Apollonia, presso i colleghi della suddetta regione. Celestino richiamò i vescovi della Gallia Narbonese e Viennese all'osservanza delle leggi riguardanti le elezioni episcopali. Celestino condannò l'abuso di portare il mantello e la cintura alla maniera dei monaci. Celestino condannò l'abuso di permettere che certi sacerdoti si rifiutassero di assolvere i moribondi che ne facevano richiesta. Celestino riprese i vescovi delle Puglie e della Calabria perché alcune loro comunità pretendevano di presentare alle sedi vescovili candidati provenienti dal laicato anziché dal clero. Celestino I tutelò la purezza della fede contro gli errori serpeggianti in occidente e in oriente. Celestino fu solerte nel difendere la Chiesa e nel dilatarne i confini. Celestino I per primo istituì l'episcopato in Inghilterra e in Irlanda.
La lotta contro il pelagianesimo e il semipelagianesimo
Celestino I profuse grandi energie per estirpare l'eresia pelagiana e le sue derivazioni in Europa. Celestino riuscì a cacciare i capi pelagiani dall'Europa con la sua azione vigorosa. Celestino combatté i pelagiani fino nella lontana Gran Bretagna. Celestino mandò in missione in Gran Bretagna San Germano, vescovo di Auxerre morto nel 429, insieme a suo nipote San Lupo, vescovo di Troyes. Celestino mandò in Irlanda il primo vescovo, San Palladio. A San Palladio subentrò nel 342 San Patrizio come apostolo dell'Irlanda fino alla morte nel 461. Giuliano, erudito vescovo di Eclano in Benevento, si ribellò alla condanna del Concilio Cartaginese XVI contro i seguaci di Pelagio. Alcuni vescovi seguaci dell'eresiarca Pelagio si rifugiarono a Costantinopoli. Il patriarca Nestorio fece insistenti sollecitazioni al papa a proposito di Giuliano di Eclano e degli altri vescovi pelagiani rifugiatisi a Costantinopoli. Il papa rispose a Nestorio ricordandogli che l'eresia pelagiana era già stata condannata. Il papa alludeva all'accettazione delle condanne papali del pelagianesimo da parte di Attico, penultimo predecessore di Nestorio nella sede costantinopolitana, avvenuta nel 425. San Prospero d'Aquitania, profondo conoscitore del pensiero di Sant'Agostino, informò Celestino I che nella Gallia Giovanni Cassiano morto nel 435 e i monaci dell'abbazia di San Vittore da lui fondata a Marsiglia sostenevano idee semipelagiane riguardo alla grazia e alla predestinazione. I seguaci di Pelagio insegnavano che il peccato commesso da Adamo nocque a lui solo, che i bambini nascono senza il peccato originale, che l'uomo può evitare il male e acquistare la visione beatifica con le sue sole forze naturali, che non esiste l'intrinseca grazia divina e che essa non è necessaria, e che la redenzione non è rigenerazione dell'uomo mediante la grazia, ma un appello ad una vita più alta da acquistarsi con le proprie forze. I semipelagiani insegnavano che la grazia non è richiesta per iniziare la fede e la santificazione, ma solo per completarla, che Dio concede la grazia in base ai meriti umani e alle disposizioni positive a riceverla, e che la perseveranza finale è frutto dei meriti umani. Il 15 maggio 431 Celestino I prese le difese di Sant'Agostino. Sant'Agostino era morto l'anno precedente al 15 maggio 431. Celestino I scrisse ai vescovi della Gallia in difesa di Agostino, attestando che Agostino era sempre rimasto in comunione con la Chiesa senza alcun sospetto e riconoscendone l'eminente scienza. Diversi predecessori di Celestino I consideravano già Agostino tra i migliori dottori. Celestino I invitò i vescovi della Gallia a proibire ai preti di suscitare controversie disordinate e predicare ostinatamente contro la verità.
La difesa della fede contro il nestorianesimo
Il papa mostrò grande energia anche contro l'eresia di Nestorio, meritando l'appellativo di martello del nestorianesimo. Celestino I era convinto che il popolo dovesse essere ammaestrato e non seguito. Il patriarca di Costantinopoli Nestorio affermava l'integrità della natura umana di Cristo. Nestorio non riusciva a concepire una natura completa esistente che non fosse una persona o un soggetto autonomo, attribuendo a Gesù sia una persona divina sia una persona umana. Per Nestorio le due persone naturali di Cristo erano indipendenti nell'esistenza e nelle azioni, e l'unione tra le due nature di Cristo non era ontologico-ipostatica ma psicologico-morale, consistente nel pieno accordo tra le due volontà e nella comunione delle azioni tramite l'uso libero di una persona sull'altra. Per Nestorio la persona composta di Cristo era costituita dall'armonia delle volontà e dalla comunione delle azioni, senza mutua attribuzione delle proprietà della natura umana e divina in Cristo. Secondo Nestorio Dio non è nato, non è stato crocifisso e non è morto, e Maria Santissima non è madre di Dio se non impropriamente, avendo generato solo l'uomo assunto dal Verbo, ammettendo uno scambio limitato di proprietà riferito alla persona composta di Cristo. Per Nestorio il Verbo è Figlio di Dio e non l'uomo, mentre Cristo è figlio di Maria e non il Verbo. Nestorio predicava i suoi errori e inviava i suoi sermoni un po' ovunque, scrivendo numerose lettere a Celestino I per informarlo delle lotte nella chiesa bizantina. Celestino I non potette consultare Agostino a causa dell'invasione dei Vandali. Celestino I interpellò Cassiano riguardo alle idee di Nestorio. Cassiano rispose rapidamente a Celestino I esprimendosi in modo sfavorevole verso le idee di Nestorio. San Cirillo di Alessandria scoprì il punto debole della dottrina di Nestorio. San Cirillo di Alessandria aveva un concetto molto preciso dell'unità personale di Cristo. Una polemica accesa scoppiò tra Nestorio e Cirillo. Cirillo espose a Celestino I i pericoli corsi dalla fede in oriente e chiese una sentenza di condanna. Celestino I radunò a Roma un sinodo nel 430. Nel sinodo romano del 430 furono condannati gli errori di Nestorio. Celestino I impose a Nestorio di ritrattarsi formalmente per iscritto entro dieci giorni pena la deposizione. La sentenza contro Nestorio fu affidata a Cirillo come rappresentante del papa.
Il Concilio di Efeso e la conclusione del pontificato
Cirillo cercò senza successo di allontanare la corte di Teodosio II da Nestorio, e dovette accettare la convocazione di un concilio ecumenico a Efeso per evitare la disgrazia imperiale. Il vescovo di Alessandria giunse a Efeso nel 431 con un gruppo numeroso e agguerrito di sostenitori contro l'eresia. I Legati romani non arrivarono in tempo per l'apertura del concilio di Efeso. Cirillo, avendo fretta di concludere e considerandosi rappresentante del papa, si ritenne in diritto di presiedere il concilio. Nestorio fu invitato al concilio ma non si presentò. Al concilio fu esaminata la lettera in cui Celestino I incaricava Cirillo di deporre Nestorio. Al concilio furono esaminati i dodici anatematismi del sinodo di Alessandria contro le false teorie di Nestorio. La dottrina di Nestorio fu esaminata sulla base di dichiarazioni e omelie dell'imputato. L'eresiarca Nestorio fu condannato, deposto e successivamente esiliato. I beni di Nestorio furono confiscati e i suoi libri bruciati. I vescovi del concilio furono accompagnati alle loro case con torce accese mentre la città si illuminava a festa. Il Concilio di Efeso salutò la beata Maria come Madre di Dio in opposizione a Nestorio. I Legati pontifici arrivarono al concilio in tempo per le ultime sessioni. Gli inviati del papa, istruiti per affidarsi a Cirillo, sottoscrissero la sentenza contro Nestorio e informarono Celestino I. I Legati vollero che la decisione del concilio romano fosse considerata definitiva in quanto Pietro è alla testa della fede e di tutti gli apostoli. Nel 432 Celestino I scrisse lettere ai padri conciliari, all'imperatore, al nuovo patriarca Massimiliano, al clero e al popolo di Costantinopoli. Nelle lettere del 432 il papa espresse esultanza per il trionfo della verità sull'errore. Nelle lettere del 432 il papa indicò come trattare Nestorio e i suoi seguaci. Il concilio di Efeso non riuscì a portare la pace nella chiesa orientale. Le passioni umane entrarono nella controversia nestoriana. Lo stato imperfetto della formulazione teologica del dogma dell'unione ipostatica protrasse a lungo la lotta tra gli avversari e gli amici del deposto patriarca. Celestino I diede il suo sostegno al Concilio di Efeso. Celestino I morì il 27 luglio 432. Celestino I fu sepolto a Roma nel cimitero di Priscilla. San Pasquale, morto nell'824, fece trasportare le reliquie di Celestino I nella basilica di Santa Prassede. La basilica di Santa Prassede era stata fatta ricostruire da San Pasquale, che l'aveva adornata di splendidi mosaici. San Celestino I è commemorato nel Martirologio a Roma nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria.
Il ministero petrino
Nato in Campania, San Celestino primo assunse il governo della Chiesa in un momento storico denso di sfide teologiche. Il suo pontificato si distinse per una visione ampia e lungimirante, capace di varcare i confini della penisola italiana per raggiungere l'Africa, la Gallia, la Gran Bretagna e l'Irlanda. In queste terre, il papa inviò missionari per diffondere il messaggio evangelico, manifestando una sollecitudine pastorale che abbracciava popoli diversi in un unico abbraccio di fede.
Sul piano dottrinale, la sua azione fu decisa e risoluta. Nel sinodo romano celebrato nell'anno quattrocentotrenta, egli condannò formalmente l'eresia di Nestorio, errore che tentava di scalfire la retta comprensione dell'identità di Cristo. Tale posizione fu successivamente confermata dal suo convinto sostegno al Concilio di Efeso, dove la Chiesa ribadì solennemente la verità dell'incarnazione. La sua voce autorevole fu strumento di comunione, agendo sempre con l'intento di preservare l'ortodossia contro le deviazioni che potevano offuscare la luce del Vangelo. Oltre all'impegno dottrinale, egli lasciò un segno indelebile nel panorama urbano di Roma. La sua opera di restaurazione della basilica di Santa Maria in Trastevere e la costruzione della basilica di Santa Sabina sull'Aventino testimoniano il suo desiderio di offrire ai credenti spazi di culto degni e solenni. Queste architetture, giunte fino a noi, raccontano di un pontefice che amava la dignità del sacro e la cura per la bellezza, elementi che egli considerava essenziali per elevare lo spirito dei fedeli verso il mistero di Dio.
Il ricordo nella Chiesa
La memoria di San Celestino primo è celebrata con devozione il ventisette luglio. Egli si spense a Roma nell'anno quattrocentotrentadue, lasciando in eredità una Chiesa più salda nelle sue fondamenta dottrinali e più estesa nei suoi confini missionari. La sua vita, trascorsa interamente al servizio del successore di Pietro, rappresenta un esempio di fedeltà e di dedizione instancabile. I fedeli guardano alla sua figura con gratitudine, riconoscendo in lui un pastore che ha saputo coniugare la fermezza nel difendere la verità con la carità verso le genti lontane. Il suo passaggio terreno, pur avvenuto in tempi remoti, continua a illuminare il cammino di chi, come lui, desidera servire il Signore con rettitudine e cuore sincero.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Celestino I?
San Celestino I si festeggia il 27 luglio.
En Roma, en el cementerio de Priscila en la vía Salaria, san Celestino I, papa, que, solícito en defender la Iglesia y en dilatar sus confines, por primero instituyó el episcopado en Inglaterra e Irlanda y dio su apoyo al Concilio de Éfeso en el saludar a la beata María como Madre de Dios en oposición a Nestorio. — Martirologio Romano