2 de febrero
San Nicolás de Longobardi (Giovanni Battista Saggio)
Religioso
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Origini e vocazione
San Nicolás de Longobardi nacque a Longobardi, in provincia di Cosenza, il 6 gennaio 1650. Era il primo dei tre figli dati alla luce da Fulvio Saggio e Aurelia Pizzini, genitori contadini poveri di beni ma ricchi di virtù. Al fonte battesimale ricevette i nomi di Giovanni Battista e Clemente. Crescendo, invece di frequentare la scuola, imparò a maneggiare la zappa e la falce con il padre. Aveva imparato dai genitori e dal parroco a frequentare la chiesa ogni giorno di buon mattino e frequentava con assiduità i sacramenti. Praticava volontarie mortificazioni oltre quelle imposte dai tempi e dalla povertà familiare. Il venerdì e il sabato digiunava a pane ed acqua per risparmiare cibo da dare ai più poveri. Ricevette la cresima a diciotto anni dal vescovo di Tropea, Monsignor Luigi de Morales. A contatto con i Frati Minimi del convento di Longobardi, avvertì la chiamata a lasciare il mondo e tendere alla perfezione. Ispirava la sua ricerca di perfezione evangelica al grande conterraneo e taumaturgo Francesco da Paola, morto nel 1507. I genitori, che contavano sulle sue forze lavorative, gli dissero che per servire Dio bastava essere buoni dove ci si trovava. Il figlio andò al convento dei Minimi, si fece dare un abito e lo indossò per metterla davanti al fatto compiuto. La madre, indignata, gli ordinò di togliersi il saio e di non frequentare più il convento. Il beato obbedì a malincuore, ma mentre si spogliava perse improvvisamente la vista. La vista gli fu riacquistata solo quando i genitori, pentiti, gli permisero di seguire la vocazione. Chiese di essere ammesso nell'Ordine dei Minimi al Padre Isidoro Verardo da Fuscaldo, provinciale per la Calabria inferiore. Il provinciale lo autorizzò a recarsi al santuario di Paola per rivestire l'abito come fratello oblato con il nome di Fra Nicola e iniziare il noviziato. Divenne rapidamente un modello di osservanza religiosa per superiori, sudditi, chierici professi e novizi. Al termine della prova fu ammesso alla professione dei tre voti comuni e di quello speciale dei Minimi. Il voto speciale dei Minimi riguardava la perpetua interdizione dell'uso di carne, uova e latticini. Come oblato aggiunse un quinto voto di fedeltà all'Ordine, consistente nel consegnare integralmente all'economo le elemosine ricevute.
Servizio e umiltà nei conventi
Iniziò la sua vita di oblato proprio a Longobardi. Dal 1670 al 1671 visse per due anni a Longobardi comportandosi da uomo di Dio in chiesa, cucina e orto. Si occupò dei lavori più umili nei conventi di San Marco Argentano, Montalto Uffugo, Cosenza, Spezzano della Sila e Paterno Calabro. Il suo servizio in questi conventi ottenne il gradimento di superiori, confratelli e fedeli. Il Padre Provinciale Carlo Santoro lo richiamò a Paola come suo compagno nelle visite ai conventi. Si sentì maggiormente impegnato nella fedele osservanza delle regole e nella sollecita obbedienza ai superiori. Fra Nicola era un umile oblato basso di statura, ossuto e macilento, ma forte e agile nelle fatiche. Nel 1681 il beato fu mandato nel convento di San Francesco da Paola ai Monti, in Roma. Il suo compito a Roma era di aiutare il parroco nell'assistenza religiosa al popoloso quartiere e fare da portinaio. Nei vari conventi in cui visse, Fra Nicola svolse i compiti più faticosi e umili. Nel convento di Roma fu sacrestano, portinaio, giardiniere, ortolano, refettoriere, infermiere e compagno del parroco nelle visite. Il confratello Padre Paolo Stabile dichiarò di stupirsi nel vederlo impegnato in tanti uffici e capace di provvedere a tutto con esattezza. Nessuno vide mai Fra Nicola in ozio o intento a fare visite e discorsi inutili. Si recava nelle famiglie per assistere malati o fare questue per le Quarantore e la riparazione della chiesa. A Roma venne a contatto di tanti poveri, rivolgendo loro una buona parola. Soccorreva i poveri nelle loro necessità con l'aiuto di benefattori. Quando non riusciva a soddisfare le loro necessità, i bisognosi lo insultavano con parole volgari. Egli sopportava gli insulti con pazienza e in silenzio, in riparazione dei propri peccati. I parrocchiani e i devoti di San Francesco da Paola si accorsero presto delle sue grandi virtù. Tutti lo ricercavano per confidargli le loro pene e raccomandarsi alle sue preghiere. Tra gli ammiratori di Fra Nicola spiccavano il Cardinale Mellini e il principe Don Antonio Colonna. Quando incontrava ammiratori per strada che si profondevano in stima, Fra Nicola protestava di essere il più miserabile degli uomini. Fra Nicola si considerava indegno di portare l'abito dei Minimi ritenendosi il più grande peccatore. I superiori decisero di sottrarre Fra Nicola agli onori rimandandolo nel protocenobio dei Minimi dopo dodici anni trascorsi a Roma. La contessa di San Stefano, vice-regina, avrebbe voluto trattenere Fra Nicola a Napoli. A Napoli fu comunicato che l'umile oblato doveva raggiungere il santuario di Paola per volere del papa Innocenzo XII morto nel 1700. Nel convento di Paola fu assegnato a Fra Nicola il compito di aiutante del sacrista. Fra Nicola tenne in ordine i paramenti, pulita la chiesa e ben sistemati gli altari. Fra Nicola moltiplicò le sue adorazioni davanti al Santissimo Sacramento. Il Provinciale rivolse a Fra Nicola umiliazioni e pubblici rimbrotti considerandolo un buono a nulla e indegno dell'ufficio di sacrestano. Il Provinciale riteneva Fra Nicola capace soltanto di pulire gli zoccoli dei cavalli. Fra Nicola sopportò la prova delle umiliazioni con grande dignità meditando la Passione del Signore. Quando era vilipeso e ingiuriato, Fra Nicola diceva di meritare tutto per i suoi peccati perché peggiore di un cane morto. Nel 1695 Fra Nicola fu trasferito a Fiumefreddo Bruzio, poi a Cosenza e infine a Longobardi. A Longobardi Fra Nicola lavorò con i muratori nell'ampliamento della chiesa. Fra Nicola visitò le famiglie delle campagne circostanti per ottenere aiuti in denaro, natura e mano d'opera. La costruzione della chiesa di Longobardi si poteva dire compiuta dopo due anni grazie alla collaborazione ottenuta. Nel 1697 Fra Nicola fu rimandato a Roma come portinaio nel convento-parrocchia di San Francesco da Paola ai Monti.
Carità verso i poveri e austerità
I poveri accolsero con grande esultanza il ritorno di Fra Nicola a Roma conoscendo le sue premure per loro. I poveri accorrevano al convento a tutte le ore per preghiere, consigli e aiuti, arrivando a essere un centinaio i più assidui. Fra Nicola preparava di buon mattino la minestra da distribuire ai poveri a mezzogiorno dopo una preghiera in comune. Per non mancare l'appuntamento con i poveri, una volta Fra Nicola rinunciò all'udienza di Clemente XI al Quirinale. Per i poveri Fra Nicola rinunciò un'altra volta a un invito dei Colonna-Pamphili. Fra Nicola custodiva nella sua cella piatti e alimenti in due cassette per i poveri di riguardo. Con le offerte dei benefattori e la questua, Fra Nicola procurava vesti alle vedove, doti alle ragazze e aiuti a studenti e famiglie in miseria. Con le offerte dei benefattori, specialmente Donna Olimpia Pamphili, fece eseguire decorazioni e dorature artistiche nella cappella del santo fondatore. Fra Nicola dispose che l'altare della cappella fosse adornato con un paliotto d'argento offerto dai benefattori che lo vollero padrino di battesimo dell'erede. Fra Nicola conservava nella sua cella in una cassetta di legno le discipline di cui faceva sovente uso. Usava fare penitenza con le discipline specialmente nel campanile mentre regolava il grande orologio a pesi. Per vincere le violenti tentazioni portava cilici e catenelle. Fra Nicola dormiva pochissimo la notte per terra o su due tavole, usando un pezzo di legno come guanciale. Fra Nicola riuscì a conservare illibata l'innocenza battesimale secondo le testimonianze dei suoi direttori di spirito. Fra Nicola riuscì a ridare la serenità dello spirito a confratelli sfiduciati o tribolati.
Sapienza mistica ed estasi
Fra Nicola non aveva frequentato le scuole. Fra Nicola possedeva una sorprendente intelligenza delle verità della fede. La sua intelligenza delle verità della fede destava meraviglia nei professori di teologia. Cardinali, prelati, sacerdoti e fedeli ricorrevano al suo consiglio. Rispondeva a chi gli proponeva dubbi sulla predestinazione invitando a credere semplicemente e operare fermamente. Il Padre Tommaso da Spoleto dei Frati Minori Riformati era amico di Fra Nicola. Il Padre Tommaso da Spoleto chiese a Fra Nicola come facesse a resistere senza mangiare, bere e dormire per lungo tempo. Fra Nicola rispose che l'amore verso Dio era così grande da fargli pensare solo a Lui. Fra Nicola affermò di non avere altro desiderio che piacere a Dio. Fra Nicola disse che si sarebbe gettato in un fiume per spegnere l'ardore del fervido amore che provava nel cuore. Il Padre Tommaso chiese a Fra Nicola se amasse molto Dio. Fra Nicola rispose molto emozionato che il suo spirito langue e si liquefa per non amarlo come dovrebbe e come gli angeli in cielo. Fra Nicola motivò il suo legame all'Istituto religioso con il desiderio di amare Dio. Osservò sempre la regola del suo Istituto con tanta perfezione che chi lo conobbe lo ritenne degno della canonizzazione da vivente. Fra Nicola trascorreva molte ore del giorno e della notte in preghiera. I confratelli trovarono più volte Fra Nicola in estasi in coro e in cella. Il Cardinale Colloredo chiese a Fra Nicola quale profitto ricavasse dalle sue molte preghiere. Fra Nicola rispose al Cardinale Colloredo che ricavava solo la conoscenza delle proprie miserie e del proprio nulla. A volte l'impeto del suo amore lo portava a esplodere in gioiosi canti di lode e ringraziamento a Dio. A volte sospirava dicendo di bruciare per Dio, di non poterne più e di morire d'amore. Il Padre Giovanni Battista Picardi vide Fra Nicola andare in estasi all'udire ragionare dei misteri della fede. Il Padre Giovanni Battista Picardi lo vide andare in estasi vedendo un confratello sollevare le tre dita della mano. Il gesto delle tre dita richiamava alla mente di Fra Nicola la Santissima Trinità. L'unico mezzo per richiamare Fra Nicola dalle estasi e dalle visioni celesti era un ordine dato per obbedienza, anche solo mentalmente. Un giorno Fra Nicola andò in estasi mentre i confratelli cantavano il Te Deum in coro. Iniziò a sospirare forte turbando i salmodianti. Il superiore calmò la situazione dicendo solo Fra Nicola per obbedienza. Fra Nicola abbassò le braccia alzate, volse la testa verso il superiore e disse sommessamente Deo gratias. A chi lo sorprendeva in estasi il beato diceva confuso di non sopravvalutarlo e di essere un indegno. Diceva di non capire come il cielo lo soffrisse e la terra lo sostenesse. Attribuiva ogni cosa buona alla pura misericordia di Dio. Dopo un'estasi dichiarava ai confratelli e devoti ammirati di essere l'infimo tra gli infimi e il minimo tra i Minimi. A chi chiedeva cosa occorresse fare per amare Dio rispondeva che bisognava essere umili. Paragonava l'anima a una bilancia che più si piega da una parte e più si innalza dall'altra. Nel camminare assumeva l'atteggiamento di un buono a nulla per la sua convinzione nell'umiltà.
Ultimi giorni e transito al cielo
Clemente XI era preoccupato per le sorti della Chiesa scossa dall'eresia gianseniana. Clemente XI era preoccupato per l'Europa devastata dalla guerra di successione spagnola tra Leopoldo I di Germania e Luigi XIV di Francia. Leopoldo I morì nel 1705 e Luigi XIV nel 1715. Nel 1709 Clemente XI fece trasportare l'immagine acheropita del Santissimo Salvatore dal Sancta Sanctorum Lateranense alla basilica di San Pietro. Il trasporto dell'immagine serviva affinché i fedeli elevassero preghiere propiziatorie. Fra Nicola, nonostante le precarie condizioni di salute, andava due volte al giorno a venerare l'immagine acheropita. Offriva se stesso come vittima alla giustizia di Dio per l'ansia di morire e andare in paradiso. Il Padre Francesco Zavarroni, poi superiore generale dei Minimi, udì Fra Nicola pregare offrendosi a Dio e raccomandandogli la Chiesa e il perdono del popolo. Il Signore accettò l'offerta di Fra Nicola. Alcuni giorni dopo l'oblato non ebbe più la forza di alzarsi dal letto per una violenta febbre. Fu trasferito nell'infermeria. Fece la confessione generale a un confratello e chiese gli ultimi sacramenti. Un sacerdote esortò il beato a compiere atti interni di amore di Dio invece di lunghe preghiere per evitare la stanchezza. Il beato rispose al sacerdote di amare Dio con tutto il cuore e di voler essere una candela accesa per consumarsi come olocausto in suo onore. Molte persone illustri accorsero a fargli visita, tra cui i principi Don Marcantonio Borghese, Don Filippo Colonna e Don Augusto Chigi. Ricevette anche la visita del marchese Naro e del duca di Patagonia Don Giuseppe Matteo Orsini. Molti altri nobili accorsero a fargli visita. A chi si raccomandava alle sue preghiere rispondeva di essere un grandissimo peccatore bisognoso della misericordia del Signore. Diceva che se fosse stato reso degno della salvezza eterna, avrebbe raccomandato i fedeli al Signore. Il cardinale Mellini accorse al capezzale del venerato oblato per chiedere la benedizione. Il beato impartì la benedizione con il cordone dell'abito religioso nel nome della Santissima Trinità e di San Francesco da Paola. Il beato impartì la benedizione solo dopo l'esortazione del suo superiore. Il confessore Padre Alberto da Cosenza temeva che le visite di tante persone importanti potessero causare tentazioni di vanagloria nel morente. Il confessore ricordò a Fra Nicola che quegli onori erano rivolti all'abito di San Francesco da Paola e non a lui. Fra Nicola rispose dolcemente al confessore che da circa dodici anni Dio gli aveva fatto la grazia di non avere in sé nient'altro che Lui. Fra Nicola affermò di aver sempre sperato nella Santissima Trinità e di sperare di terminare la sua vita in essa. Diverse famiglie nobili inviarono i propri medici al convento per un consulto medico. A chi gli dava buone speranze di guarigione, l'infermo rispondeva che i medici non sapevano quello che dicevano. L'infermo predisse che sarebbe rimasto in vita fino a quando avrebbe lucrato l'indulgenza plenaria della festa della Purificazione della Vergine. Morì nelle prime ore del 3 febbraio 1709. Morì rivestito dell'abito religioso. Prima di morire tracciò tre segni di croce sugli astanti con le tre dita della mano destra. Prima di morire esclamò le parole Paradiso, Paradiso. Ai funerali vi fu un'affluenza di popolo così grande che fu necessario lasciare la salma esposta per tre giorni. Dal 1718 le sue reliquie sono venerate nella chiesa di San Francesco da Paola ai Monti. Papa Pio VI lo beatificò il 17 settembre 1786. Nel Martirologio è ricordato come beato Nicola Saggio da Longobardi. Appartenne all'Ordine dei Minimi in qualità di religioso. Svolse umilmente e santamente l'ufficio di portinaio. Nacque a Longobardi, in provincia di Cosenza, il 6 gennaio 1650. Morì a Roma il 2 febbraio 1709.
Su camino de humildad
Giovanni Battista Saggio nació en el año 1650 en Longobardi, en la provincia de Cosenza. Desde joven, sintió el llamado a la vida consagrada, lo que le llevó a ingresar en la Orden de los Mínimos como hermano oblato en la localidad de Paola. Su trayectoria religiosa fue un peregrinaje de fe que le permitió recorrer diversos lugares de Italia, incluyendo estancias en San Marco Argentano, Montalto Uffugo, Cosenza, Spezzano della Sila, Paterno Calabro, Fiumefreddo Bruzio y la ciudad de Nápoles. En cada uno de estos destinos, el hermano Nicolás se distinguió por una disposición constante al trabajo y al sacrificio personal.
La etapa más significativa de su vida se desarrolló en Roma, donde permaneció durante años desempeñando el humilde oficio de portero. Este servicio no era para él una mera tarea administrativa, sino un apostolado de acogida donde encontraba a Cristo en cada persona que llamaba a la puerta. Se dedicó con esmero a la asistencia de los pobres y a la labor de la questua, recorriendo las calles para obtener los recursos necesarios para el sustento de su comunidad y de los necesitados. Su vida interior era tan profunda que, en repetidas ocasiones, fue visto en estados de éxtasis místico, absorto en la contemplación de los misterios divinos. Finalmente, entregó su alma al Creador en Roma, el 3 de febrero de 1709, tras una vida entregada por completo a la obediencia y al amor al prójimo.
El reconocimiento de su santidad
La vida de San Nicolás de Longobardi, aunque transcurrió lejos de los focos del poder, fue reconocida por la Iglesia como un ejemplo de virtud heroica. La sencillez de su comportamiento y la pureza de sus intenciones fueron ratificadas por el Papa Pío Sexto, quien procedió a su canonización el 17 de septiembre de 1786. Este acto solemne confirmó que la santidad no depende de los cargos ocupados, sino de la fidelidad con la que se vive el Evangelio en las circunstancias ordinarias.
Su figura continúa siendo venerada por los fieles, quienes encuentran en su ejemplo un refugio ante las dificultades. La memoria litúrgica de San Nicolás de Longobardi se celebra cada año el 3 de febrero, fecha en la que la comunidad cristiana recuerda su tránsito al cielo y la fuerza de su intercesión. Su legado nos invita a todos a valorar el servicio silencioso, la oración constante y la generosidad hacia quienes sufren carencias, recordándonos que, al igual que él, cada uno está llamado a ser un instrumento de la misericordia de Dios en el mundo.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Nicolás de Longobardi?
La ricorrenza liturgica si celebra il 2 febbraio.
A quale ordine religioso apparteneva San Nicolás de Longobardi?
Appartenne all'Ordine dei Minimi in qualità di religioso oblato.
En Roma, beato Nicolás Saggio da Longobardi, religioso de la Orden de los Mínimos, que desarrolló humildemente y santamente el oficio de portero. — Martirologio Romano