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16 de enero

Santi Berardo, Otón, Pedro, Acursio y Ayuto

Protomártires de la Orden de los Frailes Menores

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Il desiderio di San Francesco e l'invio dei primi missionari

Sei anni dopo la sua conversione e dopo aver fondato l'Ordine dei Frati Minori, San Francesco desiderò ardentemente il martirio. Il Santo decise dapprima di recarsi in Siria per predicare la fede e la penitenza agli infedeli, imbarcandosi su una nave che tuttavia finì sulle rive della Dalmazia a causa del vento. San Francesco fu così costretto a ritornare ad Assisi dalla Dalmazia.

Il desiderio di ottenere la corona del martirio continuò a pervadere San Francesco, il quale pensò successivamente di viaggiare verso il Marocco per predicare il Vangelo al Miramolino e ai suoi sudditi. Giunto in Spagna, il fondatore fu tuttavia costretto a tornare alla Porziuncola da un'improvvisa malattia. Nel frattempo, San Francesco organizzò l'Ordine in province e inviò missionari nelle principali nazioni europee.

Nella Pentecoste del 1219 San Francesco diede licenza al sacerdote Otone, al suddiacono Berardo e ai conversi Vitale, Pietro, Accursio e Adiuto di recarsi a predicare ai saraceni marocchini. Nello stesso periodo, San Francesco decise di aggregarsi ai crociati diretti in Palestina per visitare i luoghi santi e convertire gli infedeli. I sei missionari ricevettero la benedizione del fondatore e raggiunsero a piedi la Spagna.

Il viaggio verso il Marocco e le tappe in Portogallo e Spagna

Giunti nel regno di Aragona, il capo della spedizione Vitale si ammalò gravemente. La malattia di Vitale non impedì tuttavia agli altri cinque confratelli di proseguire il cammino sotto la guida illuminata di Berardo. Il viaggio li condusse a Coimbra, in Portogallo, dove la regina Orraca, moglie di Alfonso II, ricevette i frati in udienza.

I frati si riposarono alcuni giorni nel convento di Alemquer con il prezioso aiuto dell'infanta Sancha, sorella del re. L'infanta Sancha fornì ai frati abiti civili per facilitare la loro opera di apostolato tra i musulmani. Successivamente, i frati si imbarcarono alla volta di Siviglia, capitale dei re mori.

Giunti a destinazione, i frati si precipitarono alla principale moschea di Siviglia a predicare il Vangelo contro l'islamismo. Presi per folli, i frati furono malmenati dalla folla. Senza scoraggiarsi, i frati si recarono al palazzo del re e chiesero di poter parlargli. Miramolino ascoltò i frati di malavoglia e, andato su tutte le furie dopo aver sentito qualificare Maometto come falso profeta, ordinò di rinchiudere i frati in un'oscura prigione.

La prigionia, la predicazione e la spedizione militare

Il figlio di Miramolino fece notare che una decapitazione immediata sarebbe stata sommaria e suggerì di osservare qualche formalità. Dopo alcuni giorni il sovrano convocò i frati davanti al suo tribunale. Il re, saputo del desiderio dei frati di andare in Africa, li imbarcò su un vascello per il Marocco anziché rimandarli in Italia. L'infante portoghese Don Pietro Fernando, fratello del re, fu compagno di viaggio dei cinque missionari.

Berardo, conoscitore della lingua locale, prese subito a predicare la fede cristiana davanti al re e a criticare Maometto e il Corano. Miramolino fece cacciare i frati dalla città ordinando di rimandarli nelle terre cristiane. Appena liberati, i frati rientrarono in città e ripresero a predicare sulla pubblica piazza.

Il re infuriato fece gettare i frati in una fossa per farveli perire di fame e di stenti. Dopo tre settimane di digiuno, i frati furono estratti dalla fossa in condizioni migliori rispetto a quando vi erano stati chiusi. Miramolino restò meravigliato dalle condizioni dei frati e dispose per la seconda volta che fossero fatti ripartire per la Spagna.

I frati riuscirono a fuggire nuovamente e tornarono a predicare con grande zelo. L'infante di Portogallo bloccò i frati nella sua residenza sotto sorveglianza per timore che il loro zelo pregiudيزicasse i cristiani del suo seguito. Miramolino marciò con il suo esercito per sedare alcuni ribelli e richiese l'aiuto del principe portoghese. I cinque francescani si trovavano al seguito del principe portoghese durante la spedizione militare.

Venuta a mancare l'acqua all'esercito, Berardo prese una vanga e scavò una fossa facendo scaturire un'abbondante sorgente d'acqua fresca. I mori provarono grande meraviglia per la sorgente d'acqua. Continuando a predicare nonostante il divieto del re, i frati furono nuovamente arrestati, flagellati e gettati in prigione.

Il martirio a Marrakech e il recupero delle reliquie

I frati furono consegnati alla plebe perché vendicasse le ingiurie contro Maometto. I frati furono flagellati ai crocicchi delle strade e trascinati sopra pezzi di vetro e cocci di vasi rotti. Sulle piaghe dei martiri furono versati sale e aceto misti ad olio bollente. I martiri sopportarono le torture con una fortezza d'animo tale da sembrare impassibili. Miramolino rimase ammirato per la pazienza e la rassegnazione dei prigionieri.

Miramolino cercò di convincere i prigionieri ad abbracciare l'Islam promettendo ricchezze, onori e piaceri. I cinque frati respinsero l'offerta di cinque giovani donne come mogli. I frati perseverarono nell'esaltare la religione cristiana. Miramolino, preso dalla collera per il rifiuto, impugnò la scimitarra e decapitò i cinque frati. Il martirio avvenne il 16 gennaio 1220 presso Marrakech, in Mauritania, nell'odierno Marocco.

Nel momento del martirio le anime dei frati apparvero in cielo all'infanta Sancha. L'infanta Sancha era la benefattrice dei frati e si trovava raccolta in preghiera nella sua stanza. I corpi e le teste dei martiri furono gettati fuori dal recinto del palazzo reale. Il popolo si impadronì dei corpi tra urla e oltraggi di ogni genere. I corpi furono trascinati per le vie della città e i resti furono esposti sopra un letamaio in preda ai cani e agli uccelli.

Un temporale mise in fuga gli animali e i cristiani poterono così recuperare i resti dei frati e trasportarli nella residenza dell'infante. L'infanta fece costruire due casse d'argento di differente grandezza. Nella cassa più piccola furono deposte le teste, mentre nella cassa più grande furono deposti i corpi dei martiri. L'infante tornò in Portogallo portando con sé le reliquie, che furono destinate alla chiesa di Santa Croce di Coimbra. Le reliquie sono ancora oggi oggetto di venerazione nella chiesa di Santa Croce di Coimbra.

L'eredità spirituale e la canonizzazione

L'esperienza del martirio fece maturare in Sant'Antonio da Lisbona, noto come Antonio di Padova, l'idea di passare ai Frati Minori. Sant'Antonio apparteneva precedentemente all'Ordine dei Canonici Regolari. San Francesco apprese la notizia del martirio dei suoi cinque figli ed esclamò di poter dire di avere veramente cinque Frati Minori.

I santi martiri comprendono i sacerdoti Berardo, Ottone e Pietro, insieme ai religiosi Accorsio e Adiuto. I frati appartenevano all'Ordine dei Minori ed erano stati mandati da San Francesco ad annunciare il Vangelo ai musulmani. I frati furono catturati a Siviglia e condotti a Marrakech, dove il martirio fu eseguito per ordine del capo dei Mori trafiggendoli con la spada.

I martiri furono canonizzati dal pontefice francescano Sisto IV nel 1481. Il Martyrologium Romanum commemora i santi martiri il 16 gennaio, giorno in cui la Chiesa ne celebra solennemente la memoria liturgica.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggiano i Santi Berardo, Otón, Pedro, Acursio y Ayuto?

La loro festa liturgica e la commemorazione nel Martyrologium Romanum si celebrano il 16 gennaio.

Cerca de la ciudad de Marrakesh en Mauritania en el actual Marruecos, pasión de los santos mártires Berardo, Otón, Pedro, sacerdotes, Acursio y Ayuto, religiosos, de la Orden de los Menores: mandados por san Francisco a anunciar el Evangelio de Cristo a los musulmanes, capturados en Sevilla y conducidos a Marrakesh, por orden del jefe de los Moros fueron atravesados con la espada. — Martirologio Romano