28 de septiembre
Santi Lorenzo Ruiz de Manila y 15 compañeros
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le origini della missione e la persecuzione
Il contesto storico in cui matura il martirio affonda le radici nell'attività della Provincia Domenicana del Santo Rosario, nota anche come Provincia delle Filippine, che traeva la propria origine dalle missioni avviate in Cina nel 1587. Questa fervida provincia religiosa aveva istituito una specifica Vicaria in Giappone all'inizio del seicento, per sostenere le comunità cristiane locali e portare l'annuncio evangelico. Tale generoso impegno di fede faceva seguito a un precedente e numeroso gruppo di duecentocinque martiri uccisi a Nagasaki e Omura tra il 1617 e il 1632, segnando un capitolo di profonda sofferenza per la Chiesa nascente in terra nipponica.
La situazione precipitò drasticamente quando il ventotto febbraio 1633 lo shogun Tokugawa Yemitsu, supremo capo militare della nazione, scatenò una spietata persecuzione antinestriana e anticristiana. Tramite l'Editto numero sette, il dittatore colpì duramente gli stranieri che predicavano la legge cristiana e tutti coloro che prestavano loro aiuto o connivenza. Il provvedimento stabiliva che i predicatori della fede e i loro complici fossero immediatamente catturati e rinchiusi nel carcere di Omura, avviando una sistematica operazione di sradicamento del cristianesimo che avrebbe coinvolto missionari e laici senza alcuna distinzione.
I testimoni della fede e i supplizi
I sedici martiri appartenevano in diverso grado alla Provincia Domenicana del Santo Rosario e comprendevano nove padri domenicani, tre fratelli religiosi, due terziarie domenicane, di cui una era anche terziaria agostiniana, e due laici, tra cui un padre di famiglia. Tra di essi figuravano diverse nazionalità: un filippino, nove giapponesi, quattro spagnoli, un francese e un italiano. I missionari furono catturati a gruppi o singolarmente e rinchiusi inizialmente nel carcere di Nagasaki, affrontando un quinquennio di prove dolorose culminate nel martirio avvenuto a Nagasaki tra il 1633 e il 1637.
Le autorità idearono metodi di esecuzione di inaudita crudeltà per piegare la resistenza dei credenti. Dal 1633 fu introdotta la tecnica di supplizio chiamata ana-tsurushi, ovvero della forca e della fossa, che consisteva nel sospendere il condannato a una trave di legno con il corpo e il capo all'ingiù, rinchiudendolo fino alla cintola in una buca sottostante riempita di rifiuti, lasciandolo così agonizzare e soffocare lentamente per giorni. Dal 1634, inoltre, i cristiani venivano sottoposti ad atroci tormenti preliminari, tra cui l'acqua fatta ingurgitare in abbondanza ed espulsa con violenza, e la trafittura di punte acuminate tra le unghie e i polpastrelli delle mani.
Il cammino del martirio
Nel corso del quinquennio di persecuzione, i testimoni della fede affrontarono la morte in giorni diversi. Nel 1633 fu ucciso padre Domenico Ibáñez de Equicia, nato in Spagna nel 1589, insieme al catechista e fratello cooperatore giapponese Francesco Shoyemon, morto il quattordici agosto. Pochi giorni dopo, il diciassette agosto 1633, subirono il martirio padre Giacomo Kyushei Gorobioye Tomonaga e il catechista cooperatore Michele Kurabioye. Il diciannovesimo giorno di ottobre dello stesso anno vennero uccisi padre Luca Alonso Gorda, nato in Spagna nel 1594, e il fratello cooperatore catechista Matteo Kohioye, nato ad Arima nel 1615.
Il diciannovesimo giorno di ottobre vide anche il compimento della testimonianza di Matteo Kohioye come novizio domenicano. Nel 1634 la persecuzione colpì la terziaria domenicana Marina di Omura, ospite dei missionari, che fu bruciata viva a fuoco lento, e Maddalena di Nagasaki, giapponese nata nel 1610 e già terziaria agostiniana, morta il quindici ottobre. Il diciassettesimo giorno di novembre del 1634 perirono padre Giordano Giacinto Ansalone, sacerdote domenicano italiano della Sicilia nato nel 1589, padre Tommaso Hioji Rokuzayemon Nishi, sacerdote domenicano giapponese nato a Hirado nel 1590, e padre Guglielmo Courtet, sacerdote domenicano di nazionalità francese.
Le esecuzioni proseguirono nel 1637 con il martirio di padre Antonio González, spagnolo nato a León, morto il ventiquattro settembre. Pochi giorni dopo, il ventinove settembre 1637, furono martirizzati padre Michele de Aozaraza, nato in Spagna nel 1598, e padre Vincenzo Shiwozuka, sacerdote domenicano giapponese. Insieme a loro trovarono la morte due laici: Lorenzo Rúiz, filippino di Manila, padre di famiglia e sacrestano dei domenicani, e Lazzaro di Kyoto, fedeli laici che suggellarono con il sangue la propria dedizione a Cristo.
Il riconoscimento e la canonizzazione
Negli anni immediatamente successivi alla fine della persecuzione, tra il 1637 e il 1638, si tennero due processi diocesani per accertare la veridicità e le circostanze del martirio dell'intero gruppo. Gli atti di questi importanti procedimenti ecclesiastici rimasero nascosti per secoli e furono ritrovati soltanto all'inizio del ventesimo secolo. Il provvidenziale ritrovamento degli atti rese possibile la ripresa formale della Causa presso la Santa Sede, restituendo alla memoria della Chiesa cattolica i dettagli preziosi di quelle vite donate per il Vangelo.
Il cammino di glorificazione liturgica vide una tappa fondamentale il diciotto febbraio 1981, quando Papa Giovanni Paolo II beatificò i martiri a Manila, nelle Filippine, esaltando in particolare la figura di Lorenzo Rúiz come protomartire del Paese. Successivamente, lo stesso sommo pontefice procedette alla loro solenne canonizzazione a Roma il diciotto ottobre 1987. Il Martyrologium Romanum commemora oggi i sedici santi martiri nei rispettivi anniversari della loro morte, unendoli altresì in un'unica e solenne commemorazione liturgica fissata per il ventotto settembre.
El testimonio del martirio
La historia de San Lorenzo Ruiz y sus quince compañeros está profundamente ligada a la labor evangelizadora de la Orden de los Predicadores en las Filipinas, el Japón y la isla de Formosa. Durante el siglo diecisiete, la Iglesia enfrentó una persecución sistemática bajo el mandato del shogun Tokugawa Yemitsu, quien a partir del año mil seiscientos treinta y tres buscó erradicar la presencia cristiana en sus dominios. En este contexto de hostilidad, los misioneros y los fieles laicos que les acompañaban fueron capturados y sometidos a un riguroso cautiverio en la ciudad de Nagasaki.
Dentro de los muros del presidio, los confesores de la fe sufrieron torturas crueles diseñadas para doblegar su voluntad y obligarles a abandonar sus creencias. A pesar del dolor físico y la presión psicológica, ninguno de ellos flaqueó en su decisión de seguir a Jesucristo. El desenlace de su testimonio se produjo mediante el suplicio de la forca y la fossa, un método de ejecución extremadamente severo empleado contra quienes se negaban a renunciar a su religión. La muerte de estos mártires, ocurrida mayoritariamente hacia el año mil seiscientos treinta y siete, puso de manifiesto una coherencia de vida que marcó profundamente a la comunidad cristiana de la época. Poco tiempo después de estos sucesos, entre los años mil seiscientos treinta y siete y mil seiscientos treinta y ocho, se iniciaron los procesos diocesanos destinados a investigar los hechos y documentar la heroicidad de estos testigos, sentando las bases para su futura elevación a los altares.
Memoria y veneración
La veneración de San Lorenzo Ruiz y sus compañeros es un acto de gratitud hacia quienes mantuvieron encendida la llama de la fe en tiempos de oscuridad. La Iglesia los conmemora colectivamente en el Martirologio Romano, reconociendo el sacrificio de aquellos que entregaron su existencia entre los años mil seiscientos treinta y tres y mil seiscientos treinta y siete. Su inclusión en el catálogo de los santos no solo es un reconocimiento a su martirio, sino una invitación a reflexionar sobre la importancia de la perseverancia y la entrega personal en el seguimiento de Cristo.
El culto a estos mártires se consolidó con la solemne canonización presidida por el Papa Juan Pablo Segundo en octubre de mil novecientos ochenta y siete. Desde entonces, su figura es recordada como un puente entre diversas culturas y naciones, uniendo a Filipinas, Japón y Formosa en una misma historia de santidad. Cada año, al celebrar su fiesta, los fieles encuentran en ellos un ejemplo de resistencia espiritual y un estímulo para vivir con rectitud y esperanza, confiando en que el testimonio de estos hombres y mujeres sigue hablando al corazón de los cristianos de nuestro tiempo.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Santi Lorenzo Ruiz de Manila y 15 compañeros?
La memoria liturgica dei Santi Lorenzo Ruiz de Manila e compagni si celebra il ventotto settembre.
Di cosa è patrono Santi Lorenzo Ruiz de Manila y 15 compañeros?
I dati storici e liturgici forniti non menzionano specifici patronati per questo gruppo di martiri.
Santos Lorenzo Ruiz de Manila y quince compañeros, mártires, que, sacerdotes, religiosos y laicos, después de haber sembrado la fe cristiana en las islas Filipinas, en Taiwán y en Japón, por orden del comandante supremo Tokugawa Yemitsu sufrieron en días diferentes en Nagasaki en Japón el martirio por amor a Cristo, pero son hoy celebrados todos en una única conmemoración. — Martirologio Romano