10 de septiembre
Santi Nemesiano, Félix, Lucio, Litteo, Poliano, Víctor, Iader y Dativo
Mártires en África
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
La persecuzione e la condanna
Nel corso del terzo secolo, la Chiesa in Africa affrontò una fase di durissima prova sotto il governo degli imperatori Valeriano e Gallieno. Nel anno 257 fu emanato il primo editto di Valeriano, che comminava la pena dell'esilio al clero e proibiva rigorosamente qualsiasi forma di assemblea liturgica. Dopo l'arresto di san Cipriano, la repressione colpì duramente i vescovi Nemesiano, Felice, Lucio, Litteo, Poliano, Vittore, Jader, Dativo e altri compagni. Insieme a presbiteri, diaconi, fedeli, donne e bambini, essi furono condannati a lavorare nelle miniere della Numidia. Prima della deportazione, i condannati avevano già sofferto la pena della flagellazione. Durante la prigionia e il trasferimento, essi furono dapprima percossi, poi legati in ceppi e infine smistati in tre luoghi diversi. La condanna alle miniere, all'epoca, equivaleva di fatto alla morte civile. La situazione precipitò ulteriormente quando il nuovo editto di Valeriano del 258 stabilì la pena di morte immediata per tutti gli ecclesiastici. La morte di questi santi pastori e confessori della fede avvenne intorno al 258, e tutti i condannati di quel gruppo devono a pieno titolo essere annoverati tra i martiri.
Il legame epistolare con san Cipriano
L'unica fonte storica e agiografica che tratta di questo gruppo di santi è costituita dall'epistolario di san Cipriano. Tale raccolta contiene una lettera diretta ai santi dal vescovo cartaginese e le risposte inviate dagli stessi confessori della fede. San Cipriano inviò dall'esilio di Curubi una lettera consolatoria ai condannati, esaltandone la fermezza nella fede e incoraggiandoli a sopportare con coraggio le catene, le privazioni e gli stenti quotidiani. Il vescovo li invitò inoltre a non rattristarsi per la loro impossibilità materiale di celebrare il Sacrificio eucaristico, poiché essi stessi erano ormai diventati sacrificio gradito a Dio. Quella preziosa lettera fu recapitata ai prigionieri dal suddiacono Erenniano e dagli accoliti Lucano, Massimo e Amanzio. I tre ecclesiastici portarono ai confessori doni e oggetti necessari alla vita quotidiana per specifica disposizione di san Cipriano. Nelle sue parole, il pastore di Cartagine accennava anche al fatto che alcuni dei destinatari avevano già ricevuto la corona del martirio. A queste parole seguirono le risposte dei prigionieri. Una prima lettera di risposta è firmata dai vescovi Nemesiano, Dativo, Felice e Vittore. Una seconda lettera di risposta è firmata dal solo vescovo Lucio. Una terza ed ultima lettera di risposta porta le firme di Felice, Jader e Poliano. Tra tutte queste firme manca il vescovo Litteo, circostanza da cui si deduce che fosse già deceduto durante le sofferenze della prigionia. Le risposte contengono profondi elogi per il metropolita, sentiti ringraziamenti per le premure ricevute e la pressante richiesta di preghiere per il tempo dell'esilio.
La memoria nel Martirologio Romano
Il cammino storico che ha consegnato questi nomi alla venerazione universale presenta peculiarità documentarie molto particolari. Il loro ricordo non risulta infatti presente nell'antico Calendario cartaginese. I loro nomi furono inseriti nel Martirologio Romano perché il monaco Floro li trase dal suo Martirologio, fissando la loro memoria al dieci settembre. Nell'operare questa trascrizione, Floro fu tuttavia ingannato da un latercolo del Martirologio Geronimiano che in quella medesima data ricorda il martire Nemesio di alessandria. Successivamente, i nomi furono trascritti da Floro anche nelle opere di Adone ed Usuardo, consolidando così la tradizione liturgica che oggi li commemora con fede e gratitudine.
La vida y el testimonio
La historia de estos santos mártires africanos está intrínsecamente ligada a los difíciles años de la persecución bajo el emperador Valeriano. En el año doscientos cincuenta y siete, un edicto imperial desencadenó una oleada de represión contra los obispos y el clero, buscando desarticular la organización de la Iglesia. Entre los afectados se encontraban Nemesiano y sus compañeros, quienes fueron arrestados y sometidos a un trato cruel y humillante. Antes de ser enviados al cautiverio definitivo, fueron castigados con la flagelación, un suplicio destinado a quebrantar su resistencia física y moral.
Tras este primer acto de violencia, fueron condenados a realizar trabajos forzados en las minas de Numidia. La dispersión fue parte de su castigo, siendo los confesores de la fe distribuidos en tres lugares de detención distintos dentro de la misma región. A pesar de la separación y de las condiciones inhumanas de las minas, su comunión en la fe permaneció inquebrantable. Durante este tiempo de prueba, recibieron una carta de san Cipriano, obispo de Cartago, quien les dirigió palabras de consuelo y gratitud. San Cipriano los exhortó a perseverar en la confesión de su fe, recordándoles que su sufrimiento no era un final, sino un camino hacia la gloria. Esta comunicación epistolar fue un pilar fundamental que sostuvo el ánimo de los prisioneros hasta el año doscientos cincuenta y ocho, año en el que se sitúa su fallecimiento.
El culto y la memoria
La Iglesia recuerda a estos santos mártires como modelos de constancia en el servicio episcopal y en la entrega absoluta a Dios. Su memoria litúrgica se celebra el diez de septiembre, fecha en la que el Martirologio Romano propone su conmemoración para la oración de los fieles. Es importante señalar que, a lo largo de los siglos, se han producido confusiones en la tradición hagiográfica, siendo en ocasiones vinculados erróneamente con la figura de Nemesio de Alejandría. No obstante, la historia de los mártires de Numidia destaca por derecho propio como un testimonio documental importante de la época de las persecuciones en África.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia santi Nemesiano, Félix, Lucio, Litteo, Poliano, Víctor, Iader y Dativo?
La memoria dei santi martiri si celebra il dieci settembre nel Martirologio Romano.
Di cosa è patrono santi Nemesiano, Félix, Lucio, Litteo, Poliano, Víctor, Iader y Dativo?
Le fonti storiche e liturgiche non menzionano specifici patronati per questo gruppo di santi vescovi.
Conmemoración de los santos Nemesiano y compañeros, Félix, Lucio, otro Félix, Littéo, Poliano, Víctor, Iader y Dativo, que, obispos, sacerdotes y diáconos, al estallar la feroz persecución perpetrada en África bajo los emperadores Valeriano y Galieno, fueron por su fe en Cristo primero cruelmente golpeados y luego atados en cepos y destinados a las minas, donde san Cipriano con sus cartas les exhortaba a soportar con firmeza la prisión y a custodiar los preceptos del Señor. — Martirologio Romano