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27 de julio

Beata María de la Pasión (María Grazia Tarallo)

Religiosa

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

Origini e giovinezza a Barra

María Grazia Tarallo nacque il ventitré settembre 1866 a Barra, che all'epoca della nascita era un comune autonomo ed oggi costituisce un quartiere periferico di Napoli. Suo padre era Leopoldo Tarallo, giardiniere comunale, mentre sua madre rispondeva al nome di Concetta Borriello, donna descritta come dotata di grande vitalità. All'interno del nucleo familiare, Maria Grazia crebbe insieme ad altri sei tra fratelli e sorelle. Purtroppo, due di essi morirono durante l'infanzia, mentre tra i maschi sopravvissero Gabriele e Vitaliano. Anche le sorelle Drusiana e Giuditta seguirono la via della consacrazione religiosa, entrando nella stessa congregazione di Maria Grazia e assumendo rispettivamente i nomi di Maria del Sepolcro e Maria della Sacra Lancia. Maria Grazia visse sempre nell'ambito della propria famiglia a Barra e ricevette una rudimentale istruzione, frequentando dapprima una scuola privata e in seguito quella gestita dalle Suore Stimmatine.

La sua maturità spirituale si manifestò molto presto, tanto che ricevette la Prima Comunione il sette aprile 1873, a quasi sette anni. Tale sacramento le fu concesso eccezionalmente in anticipo grazie al permesso del parroco, il quale la ritenne spiritualmente matura. Fin dalla fanciullezza, Maria Grazia conquistò la stima e l'ammirazione di molte famiglie del luogo, diventando per il suo fervore nell'orazione un luminoso esempio per tutte le coetanee. Fin dall'adolescenza aveva espresso il desiderio sincero di farsi suora, ma all'età di ventitré anni il padre Leopoldo volle imporle la sua volontà di farla sposare. Per puro spirito di obbedienza filiale, Maria Grazia dovette accettare come fidanzato il giovane Raffaele Aruta, pur serbando sempre nel proprio cuore l'autentica vocazione religiosa. Il tredici aprile 1889, il padre la condusse nel Municipio di Barra e, rassicurandola con vaghe promesse, la indusse ad accettare ufficialmente il giovane promesso sposo mediante il rito civile. Secondo una prassi assai diffusa all'epoca, la celebrazione del matrimonio in chiesa fu rimandata a data da destinarsi, e i due giovani sposi fecero ritorno a vivere nelle rispettive abitazioni familiari.

Subito dopo la cerimonia civile, durante il rinfresco organizzato in casa con i parenti, Raffaele Aruta fu improvvisamente colpito da uno sbocco di sangue. Questo grave sintomo rivelò la presenza della tubercolosi, una malattia che all'epoca flagellava la popolazione senza risparmiare alcuna età o sesso. Per tentare di curarlo, Raffaele fu condotto a Torre del Greco, località situata alle pendici del Vesuvio e rinomata per la salubrità della sua aria, considerata allora il rimedio principale contro il male. Tuttavia, in quel luogo la malattia si aggravò in modo irrimediabile e Raffaele Aruta si spense il ventisette gennaio 1890, esattamente nove mesi dopo il matrimonio civile. Maria Grazia, la quale non si recò al capezzale del giovane, aveva intensamente pregato affinché egli potesse accettare la volontà di Dio. L'evento luttuoso scosse profondamente il padre Leopoldo, il quale cominciò finalmente ad ammorbidire la propria ostilità nei confronti della vocazione religiosa della figlia.

Ingresso in convento e professione religiosa

Liberata dagli obblighi familiari, il primo giugno 1891 Maria Grazia si presentò alla madre superiora accompagnata dal padre. Aveva venticinque anni quando varcò la soglia del monastero con sé portando una buona relazione scritta stilata dal suo confessore, don Domenico Romano. Ad accoglierla fu madre Maria Pia della Croce, fondatrice e superiora delle Crocifisse Adoratrici di Gesù Sacramentato, una congregazione istituita il venti novembre 1885 con il caloroso incoraggiamento del cardinale arcivescovo Guglielmo Sanfelice. La fondatrice, che sarebbe stata proclamata Venerabile nel 2016, insieme alle prime suore accolse con immensa gioia la nuova postulante. Il monastero di San Giorgio a Cremano era stato aperto da appena due mesi, nell'aprile del 1891, e in seguito sarebbe diventato la Casa madre della congregazione, la quale dal millenovecentosettantotto è nota ufficialmente come Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia. Fin dal suo arrivo, la postulante si distinse immediatamente per una straordinaria umiltà, una docilità esemplare e un profondo amore per il lavoro.

Madre Notari testimoniò durante il processo diocesano che Maria Grazia giunse al monastero preceduta da alcune voci che le attribuivano il dono di una visione della Vergine Addolorata circondata dai Santi Sette Fondatori dei Servi di Maria. Questa medesima visione è attualmente raffigurata nel gruppo di statue collocate su un altare laterale della cappella della Casa madre. Inoltre, Maria Grazia aveva precedentemente sognato le suore dell'istituto abbigliate con una pazienza rossa. La pazienza consisteva in una larga striscia di panno che scendeva lungo tutta la persona, coprendo il davanti e partendo dalle spalle. La prima versione dell'abito delle suore era originariamente nera e tale rimase durante tutto il periodo iniziale di Maria Grazia, per poi essere modificata in rosso molti anni più tardi, dopo l'approvazione definitiva della Regola da parte della Santa Sede. Superato il periodo di probandato, Maria Grazia ricevette l'abito religioso e le fu estratto a sorte il nome di suor Maria della Passione. Tale nome le recò una gioia profonda, poiché nel suo intimo animo ella si sentiva già una mistica della Passione di Cristo. L'undici novembre 1891 ebbe inizio il suo noviziato, periodo durante il quale le sue eccelse doti e virtù si esterneviarono pienamente, con la piena soddisfazione della maestra delle novizie e l'ammirazione sincera di tutte le consorelle. Ammessa alla professione dei voti il venti novembre 1892, suor Maria della Passione svolse vari incarichi all'interno della comunità, adempiendoli sempre con zelo, grande attenzione e totale sacrificio di sé stessa per la maggiore gloria di Dio e per il bene spirituale delle anime.

Il ventuno novembre 1894, a distanza di due anni dalla professione religiosa, la suora fu trasferita nella nuova casa di Castel San Giorgio, in provincia di Salerno, dove rimase fino al mese di gennaio del 1897, data in cui fece ritorno a San Giorgio a Cremano. Dall'estate del millenovecentodue ebbe come padre spirituale don Luigi Fontana, il quale seppe accogliere i suoi intimi aneliti mistici e divenne il fedele interprete e custode della sua vita interiore. Il diciotto marzo 1903 suor Maria della Passione emise finalmente la professione perpetua. Successivamente, il diciotto agosto 1904 fu trasferita a Napoli, in Via Tribunali, dove visse fino alla chiusura della casa avvenuta nel gennaio del 1906, momento in cui fece nuovamente ritorno alla comunità di San Giorgio a Cremano.

Fenomeni mistici e prove mistiche

Il periodo trascorso a San Giorgio a Cremano fu segnato da profondissime esperienze mistiche ma anche da durissime prove, tra cui i maltrattamenti violenti inferti dal demonio. Questi attacchi diabolici si intensificarono in modo particolare quando la religiosa, su invito della fondatrice, si dedicò alla preghiera intensa per la conversione di un peccatore. Tali aggressioni arrivarono a provocarle un grave trauma al braccio destro, segnato da una piaga profonda. Per tale motivo, il venti febbraio 1907 la religiosa subì un intervento chirurgico durante il quale le fu asportato un legamento importante. A seguito di tale operazione, il braccio destro rimase completamente inerte e privo di capacità di articolazione. Ciononostante, pur resa invalida per i lavori manuali, ella continuò a svolgere con zelo e perfetta obbedienza altri incarichi comunitari, ricoprendo dal 1909 al 1910 la carica di vicaria della superiora nella Casa madre e, dal 1910 al 1912, l'ufficio di maestra delle novizie.

La sua fisionomia spirituale, delineata con chiarezza nelle dichiarazioni della madre fondatrice e del padre spirituale don Luigi Fontana, la colloca tra le figure femminili più significative della mistica della Chiesa di Napoli. La sua intera esistenza fu un'offerta ininterrotta dedicata alle vicende terrene di Cristo e alla meditazione della sua Passione. Il suo amore smisurato per l'Eucaristia era sempre preceduto e alimentato dall'amore per la Passione di Gesù, mirando costantemente alla riparazione e offrendosi come vittima di espiazione. Un posto del tutto centrale occupava altresì la devozione alla Vergine Addolorata, considerata da lei stessa come Madre e Maestra. La sua vita si svolse in piena sintonia con il carisma della fondatrice, che fu per lei guida, confidente e contemporanea. La religiosa trascorreva lunghe ore davanti al Tabernacolo in adorazione di Gesù Eucaristia. Poiché il suo posto abituale nel coro si trovava in un luogo di passaggio per le consorelle, la madre superiora le assegnò un angolo appartato; ciononostante, ella perseverava in adorazione nel coro fino alle tre o quattro del mattino o addirittura per l'intera notte.

La sua dedizione si traduceva in un distacco totale dai beni terreni, accontentandosi unicamente di quanto la comunità le passava. Si immolò generosamente come vittima riparatrice per i peccatori e per i sacerdoti che si fossero allontanati dal loro ministero. Praticava il digiuno e si disciplinava fino al sangue per riparare i sacrilegi commessi contro la Santissima Eucaristia. Nonostante la sua vita nascosta, la fama della sua prudenza e della sua straordinaria capacità di dare consigli si estese ben oltre i confini del monastero. Persone esterne, altre suore e la stessa fondatrice le si rivolgevano regolarmente per implorare consigli, preghiere, conforto e coraggio nei momenti difficili. Vari sacerdoti della diocesi le chiedevano aiuto per rinvigorire la propria fede o per superare travagli interiori. Era dotata di una obbedienza assoluta verso il direttore spirituale e la superiora, tanto che i superiori erano spesso costretti a ricorrere al voto di obbedienza per imporle di interrompere i digiuni e nutrirsi. Possedeva inoltre il dono della profezia, che lasciava stupite le persone interessate, come quando predisse al cardinale Giuseppe Prisco la sua consacrazione ad arcivescovo di Napoli. Madre Notari e padre Fontana attestarono che suor Maria della Passione portava impresse nel proprio corpo le stimmate sui piedi e sul petto. Alla sua presenza si verificarono guarigioni prodigiose, mentre ella continuava a sostenere con forza e cristiana rassegnazione gli assalti e le molestie del demonio, il quale la tormentava con visioni spaventose e percosse fisiche. Ella stessa confidò a madre Notari che le scottature riportate sulla guancia e sulla mano destra erano state causate direttamente dal maligno, mentre di notte si udivano spesso fragori nella sua stanza capaci di spaventare le altre consorelle. Il culmine di tali vessazioni diaboliche fu proprio la grave ferita al braccio destro che l'aveva resa invalida, un caso di fenomeni straordinari che fu sottoposto alle perizie di specialisti e teologi, tra cui padre Agostino Gemelli.

Transitus e glorificazione terrena

Pur rimanendo una semplice suora e senza godere di clamorosi riconoscimenti mondani, Maria della Passione divenne una grande figura contemplativa e mistica, meritevole di essere conosciuta per l'originalità e la completezza dei fenomeni mistici di cui fu arricchita per singolare dono di Dio. La sua morte terrena avvenne il ventisette luglio 1912 a San Giorgio a Cremano, evento che ella aveva previsto con un mese di anticipo. Le cause cliniche del decesso non furono mai definite con precisione, nonostante la religiosa fosse stata visitata da ben quattro medici, tra cui figurava il nipote della fondatrice, il dottor Notari, residente a Milano. L'epilogo di questa insolita malattia durò circa quindici giorni, durante i quali la consorella manifestò fenomeni fisici singolari e straordinari. Nonostante non assumesse alcun tipo di alimento da due settimane e non riuscisse a deglutire neppure una goccia d'acqua, la sua lingua era divenuta così arida da sembrare attorcigliata, eppure ella riusciva a sporgerla distesa per ricevere la Santa Comunione. Il suo braccio destro, paralizzato da cinque anni, tre giorni prima della morte riprese a muoversi normalmente tra lo stupore generale dei presenti, consentendole persino di tracciare agevolmente il segno della croce.

La salma rimase esposta nella chiesa del monastero per tre giorni, conservando una straordinaria flessibilità e priva di qualsiasi segno di decomposizione durante tutto il periodo dell'esposizione. Una folla immensa di fedeli, proveniente da San Giorgio a Cremano e dai paesi vicini, affluì ininterrottamente per rendere omaggio alla monaca santa. I solenni funerali si svolsero con un eccezionale concorso di popolo, e la salma fu trasportata a spalla dalle novizie fino al vicino cimitero cittadino, dove fu inumata nella cappella del signor Tarallo, devoto di suor Maria. Per esplicita volontà del cardinale Giuseppe Prisco, l'undici marzo 1913, a poco meno di un anno dalla scomparsa, prese avvio il processo ordinario sulle virtù eroiche, che si concluse il primo luglio 1918. Nel frattempo, il venti aprile 1914 il corpo fu traslato dalla cappella privata alla chiesa principale del cimitero di San Giorgio a Cremano, dove rimase custodito fino al nove novembre 1916, data in cui fu definitivamente trasferito nella chiesa della Casa madre delle Suore Crocifisse Adoratrici dell'Eucaristia.

Durante la riesumazione avvenuta nel 1914 era presente un ragazzo di nome Francesco Cimino, originario di Nocera Superiore e affetto da tracoma bilaterale. Il giovane aveva ricevuto la Comunione insieme ai suoi zii, i quali conoscevano padre Luigi Fontana, divenuto nel frattempo postulatore della causa e biografo della Serva di Dio. Accostatosi al cadavere durante le operazioni di riesumazione, un sacerdote presente pose la mano della defunta sugli occhi di Francesco Cimino, il quale riacquistò la vista all'istante. In seguito, due figlie di Francesco Cimino decisero di entrare a far parte delle Suore Crocifisse. Questa grazia straordinaria fu attentamente esaminata nel corso del processo diocesano sul miracolo, che venne convalidato il dieci ottobre 1995. Nello stesso periodo fu presentata a Roma la rispettiva Positio super virtutibus. Il decreto sulle virtù eroiche fu promulgato il diciannovesimo giorno di aprile del 2004, a seguito del congresso peculiare dei consultori teologi tenutosi il dieci dicembre 2003 e della successiva sessione dei cardinali e vescovi della Congregazione vaticana per le Cause dei Santi celebrata il sedici marzo 2004. Il potenziale miracolo ottenne successivamente parere positivo dalla consulta medica il ventidue aprile 2004, dai consultori teologi il ventidue ottobre 2004 e dai cardinali e vescovi membri della Congregazione l'otto febbraio 2005. Infine, il diciannove dicembre 2005 Papa San Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto sul miracolo, che riconosceva la guarigione come una grazia inspiegabile, completa e duratura.

Il solenne rito di beatificazione fu presieduto dal cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione vaticana per le Cause dei Santi, e si celebrò all'interno della Santa Messa solenne presso il Duomo di Napoli il quattordici maggio 2006. Per la diocesi napoletana si trattava del primo caso di beatificazione celebrato secondo le nuove indicazioni pubblicate nel 2005, le quali stabiliscono che il rito debba svolgersi nella diocesi che ha promosso la causa o in altra località idonea. In quel giorno glorioso si compì pienamente il desiderio espresso un tempo dalla giovane novizia Maria Grazia Tarallo, la quale aveva riassunto il suo programma di vita in queste parole: voglio farmi santa, amando Cristo nell'Eucaristia, soffrendo col Cristo Crocifisso, guardando il Cristo nella persona del fratello.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia la Beata María de la Pasión?

La sua memoria liturgica si celebra il ventisette luglio.

Qual è il nome di battesimo della Beata María de la Pasión?

Il suo nome di battesimo era María Grazia Tarallo.