27 de julio
Beato Jaime Ortíz Alzueta
Salesiano coadjutor, mártir
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Una giovinezza irrequieta
Jaime Ortíz Alzueta nacque nella città spagnola di Pamplona, situata nella provincia della Navarra. Durante la sua fanciullezza fu considerato il capobanda indiscusso dei ragazzi del quartiere, temuto ed ammirato per la sua forza e per la capacità di imporsi, portando il terremoto ovunque passasse. La sua infanzia trascorse vagabondando continuamente tra diversi istituti e collegi che lo rispedivano inesorabilmente a casa dopo aver constatato la sua incorreggibile indisciplina, al punto da essere considerato un caso disperato dai professori che lo facevano espellere da scuole di ogni ordine e grado.
Un giorno fece ritorno a casa con la faccia sporca e ustionata dal sole. Suo padre, sconvolto da questa situazione, si precipitò nella casa dei Maristi, dove Jaime avrebbe dovuto frequentare le lezioni. In quella circostanza i Maristi risposero che suo figlio non si presentava a scuola da oltre un mese, poiché a dodici anni marinava continuamente le lezioni per andare a scorazzare nelle strade di Pamplona.
Come tentativo estremo per fargli frequentare una scuola professionale, il ventiquattro maggio del 1913 il padre lo condusse presso la Scuola Professionale salesiana della città. All'interno di quell'istituto Jaime rimase miracolosamente incantato dalla figura di San Domenico Savio e fu ammesso a far parte della banda musicale. Tuttavia il suo vivace ed irrequieto temperamento continuò a manifestarsi anche in ambito salesiano, culminando in un momento di stizza in cui scassò e ruppe davanti a tutti il proprio strumento musicale.
Tornò quindi a casa affermando di essere venuto via da solo prima di essere cacciato anche dai Salesiani. All'età di quindici anni iniziò a lavorare in un'officina meccanica, un duro impiego caratterizzato dalla miseria materiale e morale dei suoi colleghi, immerso in un ambiente degradato che avrebbe potuto segnare negativamente la sua esistenza.
La conversione e la vocazione salesiana
L'apertura al mondo e l'esperienza del lavoro portarono Jaime a ripensare profondamente alla sua vocazione. Dopo averla covata a lungo nel suo animo, prese una decisione uguale ed inversa rispetto a quando aveva sbattuto la porta dei Salesiani. Si recò dal direttore dell'istituto chiedendo con umiltà di poter tornare per diventare salesiano e maestro di officina, con il nobile intento di insegnare ai giovani a lavorare senza perdere la fede e l'anima.
Fu subito messo alla prova e manifestò una radicale trasformazione, cambiando completamente stile di vita e realizzando una svolta profonda dopo aver vissuto i suoi primi anni nella ribellione. Trascorse quattro anni dedicati intensamente alla formazione nell'arte meccanica e nella vita cristiana, dimostrando la sincerità del suo proposito di conversione.
Nel 1932 emise i voti religiosi di castità, povertà e obbedienza, offrendo definitivamente la sua vita a Dio e divenendo coadiutore salesiano. Assunse come proposito fondamentale quello di salvare la propria anima e quella di altri giovani. Successivamente si recò a Torino per approfondire i suoi studi e completare la sua preparazione spirituale e professionale.
Al termine della preparazione, fu destinato come capomeccanico alla Scuola Professionale di Sarrià, nei pressi di Barcellona. In questo nuovo incarico si rivelò uno splendido figlio di Don Bosco ed un instancabile lavoratore, sempre pieno di vitalità ed energia. Assorbì pienamente lo spirito del fondatore facendo lavorare sodo i suoi ragazzi in officina, raccogliendosi regolarmente in preghiera con loro e infine esplodendo nella tipica allegria del cortile.
Il martirio nella persecuzione
Nell'estate del 1936, precisamente nel mese di luglio, la vita della scuola e del Paese fu sconvolta dalla sanguinosa guerra civile che travolse l'intera Spagna, trasformandosi rapidamente in una violenta persecuzione contro la Chiesa cattolica. La scuola salesiana di Barcellona venne chiusa d'autorità e gli alunni si dispersero per cercare scampo dai pericoli.
Insieme al religioso studente Felipe Hernández Martínez, Jaime trovò rifugio nella locanda di una benefattrice. Poco dopo, alla loro presenza si unì anche un terzo religioso, il chierico Zacarías Abadía Buesa, che era venuto a cercare un luogo sicuro. La locanda fu tuttavia perquisita dai miliziani il ventisette luglio del 1936, e i tre salesiani vennero implacabilmente arrestati.
Come pretesto e falsa scusa per la condanna a morte di Jaime fu addetto il ritrovamento di alcune medagliette della Madonna all'interno della custodia del suo clarinetto. I tre religiosi furono sottoposti a crudeli torture durante la detenzione e barbaramente assassinati la stessa notte.
Al momento della morte Jaime aveva compiuto da poco ventitré anni di età, avendo realizzato un'inversione radicale della sua esistenza da appena otto anni. Solo dopo alcuni mesi, nella sede dei miliziani, furono rinvenuti documenti e fotografie come drammatica testimonianza del martirio subito. Le fotografie lo raffiguravano con il petto barbaramente ferito e la faccia irriconoscibile, deformata da violenti colpi di bastone.
Il processo di beatificazione e il culto
Jaime e i suoi compagni di fede furono inclusi nella vasta causa di canonizzazione capeggiata da Don José Calasanz Marqués. Tale causa comprendeva complessivamente trentadue salesiani appartenenti all'Ispettoria Tarragonense sotto cui ricadeva Valencia, tra i quali vi erano anche due suore Figlie di Maria Ausiliatrice.
Il loro processo informativo diocesano ebbe inizio il quindici dicembre del 1953 e si concluse il dieci ottobre del 1955. Successivamente si procedette con il decreto sugli scritti, emesso il quindici novembre del 1962, mentre la convalida ufficiale del processo informativo avvenne il ventotto febbraio del 1992.
Nel 1995 fu presentata la corposa Positio super martyrio, che venne esaminata dai Consultori teologi il ventitré febbraio del 1999 e successivamente dai Cardinali e dai Vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi il primo dicembre dello stesso anno.
Papa San Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto per dichiarare martiri i trentadue salesiani il venti dicembre del 1999. Lo stesso Pontefice li beatificò l'undici marzo del 2001 in una solenne celebrazione che comprendeva complessivamente duecentotrentatré vittime della persecuzione religiosa in Spagna, tra cui Giovanni Paolo II ha beatificato Jaime Ortíz Alzueta insieme ad altri duecentotrentadue martiri della medesima drammatica vicenda storica.
Nel Martirologio Romano e all'interno della Famiglia Salesiana i martiri della guerra civile spagnola vengono ricordati liturgicamente il ventidue settembre, mentre la memoria specifica del Beato Jaime Ortíz Alzueta viene celebrata il ventisette luglio a Barcellona insieme ai beati Felipe Hernández Martínez e Zacarías Abadía Buesa, religiosi salesiani e martiri, in un articolo originariamente redatto da Don Fabio Arduino ed Emilia Flocchini.
Su vida
La trayectoria de Jaime Ortíz Alzueta comenzó en su ciudad natal de Pamplona en 1913. Desde temprana edad, mostró una inclinación hacia la vida consagrada, ingresando en la Escuela Profesional salesiana de Pamplona. Este entorno formativo fue fundamental para moldear su espíritu y su vocación, permitiéndole profundizar en los valores de la congregación. En 1932, consolidó su camino al emitir los votos como coadjutor salesiano, comprometiéndose a vivir bajo los consejos evangélicos en el servicio a los demás.
Su labor profesional se desarrolló principalmente en la Escuela Profesional de Sarrià, donde desempeñó con dedicación el cargo de capomeccanico. En este lugar, Jaime combinó su pericia técnica con el espíritu salesiano, convirtiéndose en un referente para sus compañeros y alumnos. Su vida, sin embargo, se vio truncada por los acontecimientos violentos de la guerra civil española. En el año 1936, mientras se encontraba en Barcellona, fue arrestado por los milicianos. A pesar de las torturas a las que fue sometido, permaneció firme en su fe, negándose a renunciar a su identidad cristiana y a su vocación religiosa. Su vida concluyó el 27 de julio de 1936, cuando fue asesinado a causa de su fe, entregando su existencia como un acto supremo de amor a Dios y a su Iglesia.
El culto
La Iglesia reconoció la santidad de Jaime Ortíz Alzueta a través de su beatificación, celebrada por el papa Juan Pablo Segundo en el año 2001. Su memoria es un pilar fundamental dentro de la Familia Salesiana, que lo venera como un ejemplo de coherencia y valentía para todos sus miembros.
Aunque su martirio ocurrió el 27 de julio, la memoria litúrgica del beato Jaime Ortíz Alzueta se celebra el 22 de septiembre, en el marco de la conmemoración de los mártires salesianos de Valencia. Esta fecha invita a los fieles a reflexionar sobre la importancia de la fidelidad cristiana en tiempos de prueba y a interceder por la perseverancia en la vocación, recordando siempre que su vida, aunque breve, fue un reflejo luminoso del evangelio vivido en la sencillez del trabajo diario y en la fortaleza del testimonio final.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia il Beato Jaime Ortíz Alzueta?
La sua memoria liturgica personale si celebra il 27 luglio, mentre la Famiglia Salesiana ricorda i suoi martiri della guerra civile spagnola il 22 settembre.
Chi ha proclamato beato Jaime Ortíz Alzueta?
È stato beatificato da Papa San Giovanni Paolo II l'11 marzo del 2001 insieme ad altri martiri della persecuzione religiosa in Spagna.
En Barcelona, también en España, beatos Felipe Hernández Martínez, Zacarías Abadía Buesa y Jaime Ortíz Alzueta, religiosos de la Sociedad Salesiana y mártires, que sufrieron el martirio también en la misma persecución. — Martirologio Romano