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15 de diciembre

Beato Juan Brenner

Sacerdote y mártir

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La infancia y la familia

János Brenner nacque a Szombathely, in Ungheria, il 27 dicembre 1931. Era il secondo di tre figli di una famiglia in cui la fede cattolica rappresentava il fondamento quotidiano dell'esistenza. Furono battezzati tutti e tre con un nome della Madonna in segno di devozione, e il futuro sacerdote ricevette il battesimo quattro giorni dopo la nascita nella chiesa francescana di Santa Barbara, con i nomi di János Mária Tóbiás. Nella casa dei coniugi Brenner occupavano un posto centrale la preghiera costante del Rosario e la frequente partecipazione alla Messa e all'Eucaristia. Il padre custodiva una nutrita biblioteca alla quale i figli potevano accedere soltanto dopo la sua attenta consultazione, mentre la madre soccorreva generosamente le famiglie i cui capifamiglia avevano perso il lavoro a causa delle discriminazioni politiche del tempo. Tutti e tre i fratelli Brenner intrapresero successivamente la via del sacerdozio, respirando fin da piccoli un clima di autentica dedizione al Signore.

Non appena ebbe l'età prescritta, János frequentò la scuola primaria episcopale di Szombathely, dove si distinse subito per una intelligenza particolarmente attiva e per un'indole vivace che gli permetteva di interessarsi a tutte le materie scolastiche. Al termine dei due anni di studi elementari riportò il massimo dei voti. Nell'autunno del 1938 l'insegnante di religione raccontò alla classe la storia di san Tarcisio, descritto come l'adolescente del quarto secolo che aveva protetto l'Eucaristia fino a subire il martirio. La docente propose agli alunni di mettere in scena uno spettacolo teatrale su questa figura e domandò chi desiderasse interpretarlo. János rispose alzando entrambe le mani per impersonare il giovane martire dell'Eucaristia, prefigurando in qualche modo il destino che avrebbe segnato la sua stessa esistenza.

Gli studi e la vocazione monastica

Nel 1940 la famiglia si trasferì a Pécs, poiché il padre era stato nominato direttore dell'ispettorato per l'industria. János proseguì la sua formazione scolastica presso l'Istituto magistrale episcopale Pécs, situato nell'Ungheria meridionale. Il 27 giugno 1942 terminò con successo le scuole medie e affrontò l'esame di ammissione al liceo Lajos Nagy di Pécs, gestito dall'Ordine cistercense, confermandosi uno studente molto diligente e capace anche al ginnasio. Ai primi di ottobre del 1946 la famiglia Brenner fece ritorno a Szombathely a causa di nuovi impegni lavorativi del padre, e dal 7 ottobre János divenne allievo del liceo San Norberto, diretto dai padri Premostatensi. Tuttavia, il contesto politico del Paese mutò radicalmente quando le scuole religiose passarono sotto il severo controllo del governo comunista ungherese per mezzo della Legge trentatré, varata il sedici giugno 1948. Sebbene il liceo dei Premostatensi continuasse la sua attività, la direzione fu affidata a persone dichiaratamente atee.

Per difendere la propria vocazione che sentiva gravemente minacciata, János decise di trasferirsi a Zirc, seguendo le orme del fratello László, il quale era diventato fra Tobia il 29 agosto 1948. Ben presto anche il liceo di Zirc fu assoggettato al controllo diretto dello Stato, ma l'abate Vendel Endrédy dispose che le prime quattro classi superiori fossero trasferite all'interno del convento per salvaguardare le vocazioni dei giovani. L'otto agosto 1950, subito dopo aver conseguito il diploma, János domandò formalmente di essere ammesso tra i Cistercensi. Il diciannovesimo giorno dello stesso mese ricevette la vestizione religiosa, assumendo il nome di fra Anastasio. Con l'inizio del noviziato cominciò a scrivere un diario personale, nel quale tracciava le sue elevate aspirazioni di santità e di benedizione, supplicando Dio di poter compiere con la massima precisione la propria vocazione e manifestando la totale disposizione a soffrire per la conversione dei peccatori. Tale ammissione avvenne nella consapevolezza generale che i giorni degli ordini religiosi in Ungheria fossero ormai contati.

La clandestinità e la formazione sacerdotale

Nel mese di ottobre del 1950, a soli due mesi dall'inizio dell'esperienza conventuale, il Consiglio dell'Ordine prese la difficile decisione di disperdere i novizi in appartamenti privati di famiglie fidate, affinché potessero proseguire la formazione in regime di clandestinità. Fra Anastasio continuò il suo anno di studio frequentando l'Accademia di Teologia di Budapest come studente civile, mentre il maestro dei novizi dell'abbazia di Zirc, padre Lorenzo Sigmond, manteneva i contatti con i giovani attraverso lettere e visite personali durante riunioni settimanali nascoste. Nel 1951, nonostante la situazione di estrema precarietà, professò i voti semplici, pur sapendo che non gli sarebbe stato possibile rinnovarli apertamente. Poiché la persecuzione impediva la normale vita religiosa, i superiori decisero di avviarlo al sacerdozio come seminarista diocesano, inserendolo negli istituti superiori di teologia per motivi di sicurezza. Il vescovo di Szombathely, monsignor Sándor Kovács, desideroso di proteggere il giovane ed evitare che trapelassero i suoi trascorsi da cistercense, lo invitò a lasciare Budapest per entrare nel seminario della diocesi nativa.

Nel mese di giugno del 1952, le autorità governative sciolsero d'autorità i seminari diocesani e ne accorparono molti altri. Così, il tredici settembre 1952, i seminaristi di Szombathely, tra i quali figuravano János e i suoi due fratelli László e József, furono accolti nel Seminario di Győr. Durante il quarto anno di teologia, János fu nominato ductor degli studenti del primo anno, con il compito di accompagnare e guidare le matricole nell'inserimento alla vita comunitaria del seminario. Grazie al suo atteggiamento schiettamente fraterno, i ragazzi più giovani si legarono presto a lui con profondo affetto. Don János continuò a distinguersi per il profitto scolastico eccellente, per la straordinaria religiosità e per le lunghe ore trascorse a pregare in silenzio nella cappella. Il diciannovesimo giorno di giugno del 1955 fu ordinato sacerdote da monsignor Kovács nella cattedrale di Szombathely, coronando il cammino faticoso e rischioso intrapreso negli anni della giovinezza.

Il ministero a Rábakethely

Una settimana più tardi, il ventisei giugno 1955, il neosacerdote celebrò la sua Prima Messa nella parrocchia di San Norberto del suo paese natale, assistito all'altare dal fratello maggiore don László e con l'altro fratello impegnato nel servizio liturgico. Per la sua prima omelia scelse come versetto ispiratore un passo della lettera ai Romani di san Paolo, il quale afferma che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio; questo brano biblico rimase il motto ideale per tutto il suo ministero. Il diciassettesimo agosto 1955 don János ricevette la sua prima destinazione ufficiale come vicario parrocchiale presso la comunità di Rábakethely, situata lungo il confine tra l'Ungheria e l'Austria e oggi inclusa nel territorio di Szentgotthárd. La parrocchia, retta dall'arciprete Ferenc Kozma, comprendeva anche quattro importanti succursali: Magyarlak, Máriaújfalu, Zsida e Farkasfa. La piena concordia tra il parroco e il giovane vicario impresse un rinnovato e vigoroso slancio alla vita religiosa della regione.

Don János si prodigò con particolare entusiasmo nell'educazione e nella cura spirituale dei bambini e dei giovani, attirando moltissime persone alla Chiesa grazie a una predicazione viva e coinvolgente. Con un sorriso costante, offriva la sua carità operosa anche ai malati, agli anziani, ai poveri e alla popolazione romanì, senza compiere alcuna distinzione di persone. Il suo stile di vita rifletteva la purezza e l'austerità apprese durante gli anni trascorsi tra i cistercensi. Nel frattempo, il panorama politico nazionale subì forti scossoni: il ventitré ottobre 1956 un corteo popolare scaturito a Budapest in solidarietà con la rivolta di Poznan in Polonia provocò scontri armati tra la polizia politica e i dimostranti, causando la caduta del governo e l'insediamento di una nuova squadra di ministri guidata da Imre Nagy, mentre la ribellione divampava in tutto il Paese. A Rábakethely, tuttavia, gli abitanti apparivano inizialmente distanti dagli eventi e attraversavano agevolmente la frontiera verso l'Austria, un tragitto che lo stesso don János compì una volta in bicicletta, pur commentando con prudenza che quella gioia popolare poteva rivelarsi prematura.

Le minacce e la prova della fede

L'intensa e feconda attività pastorale svolta da don János tra le nuove generazioni divenne presto sgradita al regime comunista, che vedeva in lui un pericolo per la propria egemonia ideologica. Il delegato dell'ufficio statale per gli affari ecclesiastici, Mihály Prázsak, esercitò forti pressioni affinché il sacerdote fosse trasferito altrove, coinvolgendo nella richiesta anche il vescovo monsignor Kovács. Quando il presule informò il giovane vicario dell'imposizione statale, don János rispose con coraggio di non avere alcuna paura e di desiderare sinceramente di rimanere al suo posto per servire quella comunità. Il vescovo comprese le sue ragioni, mentre il funzionario governativo reagì con minacce velate, avvertendo che ne avrebbero visto le conseguenze. Consapevole del pericolo crescente, don János avvertiva che la sua vocazione era messa alla prova in modo persino più aspro rispetto al periodo della dispersione dei monaci. Nel suo diario personale annotò che non cercava alcuna felicità terrena da quando aveva offerto tutto se stesso a Dio, sapendo bene che il Signore non preserva i suoi dalla sofferenza, poiché proprio attraverso di essa le anime traggono un grande profitto spirituale.

Certi di essere costantemente spiato dagli agenti del regime, il sacerdote iniziò a spostarsi prima in bicicletta e successivamente in motocicletta, un mezzo all'epoca assai raro in quelle zone. Una sera d'autunno, mentre rientrava da Farkasfa alla guida della sua motocicletta, rischiò di essere travolto da alcuni pesanti tronchi d'albero che erano stati fatti rotolare lungo un pendio boschivo allo scopo di sbarrargli la strada. Appena giunto in canonica, commentò l'accaduto con ironia e serenità, osservando che l'aveva scampata e che i suoi persecutori non avevano avuto fortuna. La mattina di sabato 14 dicembre 1957, don János celebrò regolarmente la Messa nella cappella dei Santi Pietro e Paolo. Nel pomeriggio, il parroco si recò a Farkasfa per le confessioni in vista delle festività natalizie, trattenendosi fuori per la notte nella convinzione che il suo vicario avrebbe celebrato la Messa domenicale. Anche la perpetua lasciò la canonica a sera per rientrare nella propria abitazione. Nello stesso tempo, la cittadina vicina di Szentgotthárd registrava un insolito fermento per via di un ricevimento organizzato dalla giunta comunale e del concomitante ballo della polizia, mentre il becchino di Rábakethely, intento a scavare una fossa nel cimitero, notava la presenza sospetta di uomini con cappotti di pelle aggirarsi nei pressi della chiesa.

Il martirio e la testimonianza eucaristica

Verso le sette e trenta di domenica quindici dicembre, i fedeli accorsi alla chiesa notarono che il portone era chiuso e che il sacerdote non era arrivato per la funzione. Un chierichetto fu mandato a chiamarlo, ma non ottenne alcuna risposta; poco dopo, giunse anche la perpetua e insieme riuscirono a entrare nei locali parrocchiali. All'interno trovarono evidenti tracce di sangue sulle pareti della stanza del vicario, il cui letto appariva vuoto e disfatto. Poco dopo arrivò il sacrestano di Szentgotthárd, il quale riferì sconvolto che il giovane sacerdote giaceva privo di vita a Zsida, nei pressi della scuola, barbaramente ucciso. Le indagini successive svelarono la drammatica sequenza dei fatti accaduti nella notte: verso la mezzanotte del quindici dicembre, un ragazzo di diciassette anni di nome Tibor Koczán, che era stato chierichetto dello stesso don János, si era recato in canonica con un pretesto ingannevole, affermando che suo zio era in punto di morte e chiedeva l'amministrazione dei sacramenti. Senza esitare, il sacerdote si era vestito indossando la cotta, la stola e il cappotto, prendendo con sé una torcia elettrica e ponendo in un sacchetto appeso al collo l'Olio Santo e la teca con l'Eucaristia, oltre a un Crocifisso con le stazioni della Via Crucis.

Uscito dalla chiesa, don János scelse il sentiero più breve per raggiungere l'infermo nel minor tempo possibile. A circa cento metri dall'edificio sacro fu aggredito da un primo gruppo di uomini; riuscì a divincolarsi, ma dopo altri duecento metri subì un secondo assalto. Grazie al suo vigore fisico riuscì ad avere la meglio sugli aggressori, pur perdendo nella colluttazione il Crocifisso che portava con sé. Quando infine giunse nei pressi della presunta casa del morente, fu circondato da altri sicari che lo attesevano al varco. Prima di soccombere sotto i colpi, pronunciò le parole estreme invocando l'aiuto del cielo: Signore, aiutami! Quando il corpo fu ritrovato, la sua mano sinistra stringeva ancora con forza sovrumana la teca contenente l'Eucaristia. L'autopsia rivelò la ferocia dell'agguato, riscontrando ben trentadue coltellate, oltre a fratture multiple dell'osso ioide e della cartilagine della laringe provocate da un brutale pestaggio. Le spoglie furono sepolte il diciotto dicembre nella cripta della chiesa salesiana di san Quirino a Szombathely, mentre le autorità avviavano depistaggi e indagini fittizie per attribuire il delitto a moventi passionali o a scopi di lucro, condannando ingiustamente un innocente prima di processare lo stesso Tibor Koczán.

Il culto e la beatificazione

Per lunghi decenni il regime comunista tentò tenacemente di cancellare ogni traccia e ricordo di don János Brenner, arrivando a rimuovere il suo ritratto dal corridoio del Seminario di Győr. Ciononostante, la memoria del suo martirio rimase viva nel cuore dei fedeli e della sua famiglia. Nel 1981, in occasione del cinquantesimo anniversario della nascita, fu collocata nella chiesa di Santa Barbara a Szombathely una vetrata artistica raffigurante il giovane sacerdote. All'inizio degli anni novanta, il fratello don József commissionò all'avvocato Frigyes Kahler una rigorosa ricerca d'archivio per accertare la verità storica sulle circostanze della morte attraverso i documenti superstiti. Con la caduta del regime totalitario, sul luogo esatto dell'agguato fu finalmente edificata una cappella commemorativa intitolata al Buon Pastore. La causa di beatificazione del sacerdote, definito popolarmente il Tarcisio ungherese, fu aperta ufficialmente il 3 ottobre 1999 nella diocesi di Szombathely, dopo che il nulla osta della Santa Sede era giunto il quattordici febbraio 2001.

L'inchiesta diocesana si concluse il trentuno luglio 2008 e ricevette la convalida formale il diciotto settembre 2009, mentre la voluminosa Positio super martyrio fu consegnata nel 2014. L'otto novembre 2017, nel corso di un'udienza concessa al prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il cardinale Angelo Amato, papa Francesco approvò solennemente il decreto che riconosceva il martirio del sacerdote ungherese. La cerimonia di beatificazione si celebrò il primo maggio 2018 sulla collina del monumento a Szombathely, presieduta dallo stesso cardinale Amato in qualità di delegato pontificio, con l'omelia tenuta dal cardinale Péter Erdő, primate d'Ungheria, e alla presenza commossa dell'unico fratello sopravvissuto, don József Brenner. La memoria liturgica del beato János Brenner fu stabilita al quindici dicembre di ogni anno per la diocesi di Szombathely, sigillando per sempre il sacrificio di una vita spesa senza riserve per Cristo e per i fratelli.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia il beato János Brenner?

La memoria liturgica del beato János Brenner si celebra il 15 dicembre.

Quali sono i tratti principali della sua vita e del suo martirio?

János Brenner fu un sacerdote e monaco cistercense ungherese che visse la fede in clandestinità durante il regime comunista e fu barbaramente assassinato nel 1957 a causa del suo zelo pastorale e della sua fedeltà all'Eucaristia.