1 de septiembre
San Josué
Patriarca
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Le origini e il servizio accanto a Mosè
San Giosuè visse nel dodicesimo secolo avanti Cristo ed era figlio di Nun, appartenente alla tribù di Efraim che discendeva dal secondo figlio di Giuseppe. Il suo nome originale era Osea, ma in seguito fu chiamato Giosuè, che possiede il significato simbolico di 'il Signore salva'. Egli fu uno dei discepoli più fedeli di Mosè e fin dalla giovinezza rimase al suo servizio, come attesta il libro dei Numeri. La sua figura compare nella Bibbia già durante i primi avvenimenti vissuti da Israele nel deserto del Sinai dopo l'uscita dall'Egitto. Giosuè fu menzionato per la prima volta nel libro dell'Esodo, quando gli ebrei, fuggiti dall'Egitto sotto la guida di Mosè, si trovarono a combattere contro gli Amaleciti durante il viaggio nel deserto. Gli Amaleciti erano una tribù di nomadi storicamente nemica di Israele, e gli scontri tra tribù nomadi nel deserto avvenivano di frequente per il controllo delle sorgenti d'acqua nelle oasi. Mosè incaricò Giosuè di selezionare gli uomini più validi e di affrontare in battaglia Amalek, il capo nemico, in uno scontro condotto a Refidim nel deserto del Sinai. La vittoria militare contro Amalek legò da quel momento il nome di Giosuè alle imprese di guerra. Mentre Giosuè combatteva sul campo, Mosè, Aronne e Cur osservavano lo scontro dalla cima di una collina. L'andamento della battaglia dipendeva dalle braccia di Mosè, poiché la vittoria inclinava verso gli ebrei quando le teneva alzate, mentre s'inclinava verso i nemici quando le abbassava per la fatica. Aronne e Cur sorressero le braccia di Mosè verso l'alto fino al tramonto, permettendo a Giosuè di riportare la vittoria al termine della battaglia di Refidim. Giosuè svolse inoltre il ruolo di assistente di Mosè sulla vetta del monte Sinai e fu nominato custode della tenda santa dell'alleanza, che costituiva il santuario mobile degli israeliti nel deserto. Il libro dell'Esodo narra anche che Giosuè fu il solo ad accompagnare Mosè sul monte Horeb per la consegna dei Dieci Comandamenti.
La successione e la guida d'Israele
Prima di morire, Mosè investì solennemente Giosuè come suo successore alla presenza del sacerdote Eleazaro e dell'intera comunità, imponendogli le mani secondo l'ordine divino espresso nel libro dei Numeri. A causa dell'imposizione delle mani da parte di Mosè, Giosuè fu colmato dallo spirito di sapienza. Mosè dovette presentare Giosuè al sacerdote Eleazaro e all'intera comunità per conferirgli l'autorità, impartirgli i comandi e conferirgli la dignità necessaria affinché il popolo d'Israele gli obbedisse. Giosuè ottenne la facoltà di dare ordini pari a quelli di Mosè e di consultare la volontà di Dio tramite il sacerdote e l'oracolo, venendo designato come nuova guida in vista dell'ingresso nella terra promessa. Nel libro dei Numeri, Dio indicò a Mosè i responsabili della spartizione della terra promessa tra le tribù, citando il sacerdote Eleazaro e Giosuè. Nel Deuteronomio, Mosè investì ufficialmente Giosuè davanti a tutto il popolo, esortandolo al valore e assicurandogli il sostegno divino. Giosuè rimase al fianco di Mosè negli ultimi momenti della vita di quest'ultimo. Mosè morì sul monte Nebo all'età di centoventi anni, dopo aver benedetto le dodici tribù ed aver contemplato la terra promessa. Mosè e la generazione di ebrei che avevano dubitato di Dio durante i quarant'anni nel deserto non poterono entrare nella terra promessa, ma solo vederla prima di morire. Successivamente alla morte di Mosè, Giosuè guidò in modo prodigioso il popolo di Israele nella terra promessa, diventando il comandante supremo e il protagonista principale del libro biblico che porta il suo nome, composto da ventiquattro capitoli che narrano la conquista e l'insediamento nella terra di Canaan.
La conquista della terra promessa
Sotto la guida di Giosuè come comandante supremo ebbe inizio la conquista della terra di Canaan, raccontata nei primi dodici capitoli del libro a lui intitolato. Il popolo d'Israele guidato da Giosuè attraversò il fiume Giordano in modo simile al precedente passaggio del Mar Rosso, preceduto dai sacerdoti che trasportavano l'Arca dell'Alleanza. Le acque in piena del fiume Giordano si fermarono al passaggio dell'Arca, permettendo al popolo e agli animali di attraversare sul letto asciutto. Grazie a questo miracolo del Giordano, Dio diede prestigio a Giosuè di fronte al popolo, che iniziò a venerarlo come aveva fatto con Mosè. Giosuè conquistò la città di Gerico organizzando una processione dell'Arca dell'Alleanza e dei sacerdoti con le trombe attorno alle mura per sette giorni. Al settimo giorno, dopo il suono delle trombe e le grida del popolo ordinati da Giosuè, le mura di Gerico crollarono, portando alla sconfitta e alla morte dei difensori della città. Durante la battaglia di Gabaon contro gli Amorrei, Giosuè comandò al sole di fermarsi su Gabaon e alla luna sulla valle di Aialon per prolungare il giorno. L'arresto del sole permise agli israeliti di completare la vittoria e massacrare i nemici in fuga prima che potessero riorganizzarsi. L'espansione del popolo d'Israele nella terra di Canaan avvenne principalmente tramite una conquista pacifica, sebbene vi furono ripetuti episodi di guerra e violenza. L'occupazione comportò la distruzione totale di città e la strage di interi eserciti e popolazioni. Nella prospettiva ebraica, queste azioni belliche costituivano una violenza santa eseguita su ordine divino, definita 'herem' o anatema. L'anatema consisteva in una guerra santa che consacrava a Dio tutto ciò che ostacolava l'avanzata di Israele attraverso un grande olocausto, e l'autore sacro del libro biblico giustifica la violenza riportando l'ordine divino di sterminare le popolazioni locali per prevenire la contaminazione religiosa. L'ingresso di Israele nella terra promessa faceva parte del disegno divino, al quale nessuno poteva opporsi. I racconti biblici della conquista presentano uno stile epico e retorico e non vanno interpretati alla lettera. La Bibbia rappresenta la Rivelazione di un Dio che agisce nella storia accanto all'uomo, evidenziandone i limiti e le azioni discutibili. Attraverso questo percorso pedagogico e paziente, Dio guida Giosuè e il suo popolo verso una prospettiva superiore di pace e amore.
La suddivisione dei territori e l'eredità spirituale
Dopo aver completato la spartizione dei territori conquistati tra le tribù, Giosuè considerò conclusa la propria missione e applicò l'intera legislazione promulgata da Mosè. In seguito alla conquista trascorse un lungo periodo di pace. Raggiunta una tarda età, Giosuè convocò una grande assemblea popolare a Sichem. Nel suo discorso d'addio, riportato al capitolo ventitré del suo libro, Giosuè esortò Israele a preservare la propria identità spirituale e a giurare fedeltà a Dio. Nel santuario di Sichem, dinanzi a tutte le tribù radunate, Giosuè celebrò un solenne atto di alleanza tra il popolo e Dio. Nel capitolo ventiquattro del libro di Giosuè viene proclamato il Credo biblico e il popolo rinnova la promessa di fedeltà al Signore. Nel testo di questo capitolo il verbo biblico 'servire', indicante il culto e la fede, viene ripetuto per quattordici volte. Giosuè morì all'età di centodieci anni e fu definito servo del Signore. La tradizione localizza ancora oggi la tomba di Giosuè a Khirbet Tibuah, a nord di Gerusalemme. Le ossa del patriarca Giuseppe, trasportate dall'Egitto durante l'esodo, furono sepolte a Sichem. Il nuovo Martyrologium Romanum commemora san Giosuè, figlio di Nun e servo di Dio, in data primo settembre. I fatti storici narrati sono collocati dalla tradizione nel dodicesimo secolo avanti Cristo, e le notizie biografiche traggono origine dagli scritti curati da Antonio Borrelli.
Il cammino al fianco di Mosè
Il percorso di San Josué inizia tra le fila del popolo in cammino dall'Egitto verso la terra di Canaan. La sua fedeltà fu messa alla prova fin dai primi anni nel deserto del Sinai, dove si distinse come abile comandante dell'esercito israelita durante lo scontro con gli Amaleciti a Refidim. La sua vicinanza a Mosè fu costante e profonda: ebbe il privilegio di accompagnare il profeta sul monte Horeb, assistendo di persona alla solenne consegna dei Dieci Comandamenti, momento in cui la volontà di Dio fu impressa nel cuore del suo popolo.
Dopo anni di servizio devoto, San Josué ricevette l'investitura ufficiale da parte di Mosè, che lo scelse come suo successore alla guida di Israele. Questa investitura non fu soltanto un passaggio di autorità, ma una chiamata a condurre il popolo nel compimento delle promesse divine. Con umiltà e determinazione, egli accettò il peso di tale missione, preparandosi a guidare le tribù verso l'ingresso nella terra attesa. La sua vita fu un susseguimento di eventi prodigiosi, tra cui spicca l'attraversamento del fiume Giordano, che permise al popolo di varcare finalmente i confini di Canaan. Sotto la sua guida, le mura di Gerico crollarono al suono delle trombe, evento che divenne simbolo della vittoria della fede sulle barriere umane. Durante la battaglia contro gli Amorrei a Gabaon, la sua preghiera fu così potente che ordinò al sole di fermarsi, permettendo al popolo di completare la difesa della propria missione. Il suo operato si concluse in terra di Canaan, presso Sichem e infine sul monte Nebo, luogo che segnò la fine terrena di un uomo che aveva consacrato ogni respiro alla fedeltà verso il Signore.
La memoria liturgica
La figura di San Josué occupa un posto di rilievo nella tradizione cristiana, che lo contempla come un precursore della salvezza e un esempio luminoso di obbedienza. Il Martyrologium Romanum ne conserva il ricordo prezioso, fissando la sua commemorazione al primo settembre. Questa data è occasione per i fedeli di riflettere sulla tenacia di chi, pur tra le difficoltà del deserto e le battaglie della vita, non smarrisce mai lo sguardo rivolto verso la meta finale.
Il culto dedicato a San Josué invita a meditare sull'importanza di affidarsi interamente alla guida di Dio, specialmente nei momenti di transizione e di prova. Egli non è soltanto un eroe della storia antica, ma un intercessore che insegna a combattere le battaglie quotidiane con la forza dello spirito. Ricordare il suo nome significa rinnovare l'impegno a costruire la propria esistenza sulla roccia della Parola, confidando che, come accadde per il popolo d'Israele, anche il nostro cammino verso la terra promessa sarà sostenuto dalla mano invisibile e potente del Signore.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia San Giosuè?
San Giosuè si festeggia il primo settembre, data in cui viene commemorato nel Martyrologium Romanum.
Conmemoración de san Josué, hijo de Nun siervo del Señor, que, con la imposición de las manos por parte de Moisés, fue llenado del espíritu de sabiduría y, después de la muerte de Moisés, condujo admirablemente al pueblo de Israel a lo largo del curso del Jordán en la tierra prometida. — Martirologio Romano