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27 de julio

San Simeón Estilita el Viejo

Actualizado el 18 de septiembre de 2026

La vocazione e la giovinezza

Le notizie dettagliate sul santo stilita provengono dalla preziosa testimonianza oculare di Teodoreto, vescovo di Ciro, storico imparziale e intimo amico del santo. Simeone nacque da una famiglia di poveri pastori e nell'infanzia l'unica sua occupazione fu la custodia del gregge. Un giorno in cui non poté andare al pascolo a causa della neve, Simeone si recò in chiesa e rimase profondamente emozionato udendo la lettura delle beatitudini evangeliche. Chiese quindi a un vegliardo come conseguire la felicità promessa da quelle parole, e il saggio suggerì di abbandonare senza esitazioni il mondo. Subito dopo, Simeone entrò in un'altra chiesa e pregò a lungo prostrato per terra. Addormentatosi, sognò di scavare le fondamenta di una casa e una voce lo ammonì più volte a scavare più a fondo, spiegandogli che avrebbe potuto costruire l'edificio all'altezza desiderata solo dopo aver raggiunto una certa profondità. Confermato da questa visione, Simeone decise di rinchiudersi in un monastero per vincere se stesso e raggiungere la perfezione. Nel monastero condusse una vita innocente, di dura austerità e dedita agli uffici più umili.

Il periodo nei monasteri e la severa ascesi

Due anni dopo l'ingresso in monastero, Simeone si trasferì nella solitudine di Teleda per circa dieci anni. I suoi compagni a Teleda mangiavano ogni due giorni, mentre Simeone passava tutta la settimana senza assumere cibo, destinando la propria razione ai poveri. L'abate Eliodoro tentò invano di moderare questo comportamento singolare. Per acuire la penitenza, Simeone si strinse fortemente al corpo una corda di mirto selvatico che gli provocò vistose piaghe. Dopo alcuni giorni la penitenza fu scoperta a causa del sangue perso e del fetore emanato. Il santo fu sottoposto a varie cure e, appena guarito, l'abate lo congedò per evitare che il suo fervore inducesse altri ad imitarlo. Simeone si rifugiò allora in un pozzo asciutto, piangendo e pregando continuamente, credendosi un grande peccatore. Cinque giorni dopo l'abate, pentito del trattamento riservatogli, mandò a richiamarlo. Un anno più tardi, Simeone uscì definitivamente dal monastero per stabilire la sua dimora in una capanna a Teli Nesim, vicino ad Antiochia, dove fu posto sotto la direzione del sacerdote Basso.

La vita sulla colonna e il ministero

Giunto a Teli Nesim all'inizio della quaresima, Simeone si propose di trascorrerla nel digiuno assoluto. Il maestro Basso si oppose considerandolo un tentato suicidio, così il santo si fece murare nel tugurio con soli dieci pani e una brocca d'acqua. Al termine della quaresima Simeone giaceva per terra senza voce e senza movimento, e riacquistò le forze solo dopo aver ricevuto la comunione. Rinnovò questo terribile digiuno quaresimale puntualmente per ben ventotto anni. Dopo tre anni trascorsi nella misera cella, Simeone salì sulla montagna vicina e, per dedicarsi alla contemplazione, si fece legare un piede con una catena infissa nella roccia del recinto sul monte. Melezio, vescovo di Antiochia, lo visitò nella sua volontaria prigione facendo notare che catene così atroci venivano usate solo per le bestie feroci; Simeone decise allora di tendere alla perfezione con la sola forza della volontà e ruppe la catena. Sotto il cuoio villoso che proteggeva la carne apparvero moltissime cimici, visibili anche a Teodoreto, che il santo aveva sopportato con invincibile pazienza. La vita penitente e i miracoli attrassero una folla immensa di pellegrini e, ritenendo esagerati gli atti di venerazione tributatigli, Simeone si reclusi sopra una colonna. In seguito visse su altre tre colonne di altezza sempre superiore. La colonna era sormontata da una balaustrata di circa un metro di diametro e priva di ripari da pioggia e sole, e lo stilita non poteva né sdraiarsi né sedersi. Simeone riceveva la comunione ogni settimana e prendeva un po' di cibo ogni quaranta giorni, rimanendo costantemente esposto agli sguardi della folla come modello di sovrumana fortezza e costanza. La strana forma di ascetismo del santo fu assai discussa sin dai suoi tempi, ma la sua vocazione si rivelò utile all'edificazione del popolo e alla difesa della fede. Si rivolgeva con semplicità al popolo due volte al giorno, dopo l'ora nona, per rendere giustizia ai litiganti, ricordare la necessità del distacco dai beni terreni e ammonire sui terribili castighi riservati agli ostinati peccatori, mentre il resto della giornata era riservato alla preghiera.

Le relazioni con i potenti e la fama di taumaturgo

San Simeone godette della fama di taumaturgo e di profeta, e nessuno si allontanò da lui senza essere consolato. Convertì molti saraceni, persiani, georgiani e armeni, e combatté sempre con dolcezza gli errori di giudei, eretici e pagani. Fece scaturire una sorgente di acqua in una località priva d'acqua, ottenne figli alle regine dei saraceni e degli israeliti, predisse guerre e carestie e ridonò la salute a tanti infermi. La sua autorità morale spinse l'imperatore San Teodosio II il Giovane a supplicarlo di lavorare per il bene della Chiesa e di fare in modo che Giovanni, patriarca di Antiochia, cessasse dal sostenere la causa dell'eretico Nestorio. L'imperatore San Leone I il Grande gli scrisse riguardo al concilio di Calcedonia e a Timoteo Eluro, il quale si era impadronito del patriarcato di Alessandria uccidendo San Proterio. Anche la vedova di Teodosio II, Santa Eudossia, gli chiese un parere sull'eretico Eutiche e sul concilio di Calcedonia, e Simeone le consigliò di ricorrere a Sant'Eutimio il Grande. Simeone rammentò costantemente ai prelati e ai principi i loro doveri, pur considerando se stesso un vile e abietto verme e l'aborto dei monaci. Il disprezzo per il proprio corpo lo rese insensibile ai dolori delle piaghe e al freddo o al caldo della colonna.

Il transito e il culto delle reliquie

Avendo avuto il presentimento della sua ultima ora, Simeone ricevette l'ultima volta l'Eucaristia per mano di Domno, patriarca di Antiochia. Il 2 settembre 459 l'eroico penitente rese la sua anima a Dio, morendo mentre s'inchinava sulla sua colonna come era solito fare per iniziare la preghiera. Alla notizia del decesso, il patriarca di Antiochia, altri sei vescovi, il capo della milizia Ardaburio e seicento soldati si recarono ai piedi della colonna. Tre vescovi salirono sulla colonna e baciarono le vesti dello stilita recitando salmi. Il suo corpo venne posto in una bara di piombo, ma i saraceni accorsero armati tentando di impadronirsi delle spoglie; Ardaburio si oppose fermamente al tentativo. Una enorme folla accorse attorno alla colonna con profumi, ceri e fiaccole. Il corpo di Simeone fu collocato sopra un altare di marmo eretto dinnanzi alla colonna e tutti i vescovi baciarono devotamente il Salma. Il feretro fu poi deposto sopra un carro e trasferito ad Antiochia. L'imperatore Leone I avrebbe voluto fare trasportare le reliquie a Costantinopoli, ma dovette desistere dal progetto per le suppliche degli antiocheni. Sul sepolcro del santo iniziarono a verificarsi più miracoli di quanti non ne avesse compiuti in vita, e un magnifico tempio a forma di croce con un quadriportico fu eretto a Qal'at Sim'an attorno alla colonna, le cui rovine rimangono visibili oggi. Il discepolo ed imitatore di Simeone fu lo stilita San Daniele, che introdusse gli stiliti a Costantinopoli. San Simeone Stilita è commemorato il 27 luglio dal Martyrologium Romanum. Viene detto il Vecchio per distinguerlo dal santo omonimo vissuto nel secolo successivo, il quale visse per sessantotto anni su una colonna ed è noto come San Simeone Stilita il Giovane. Il santo odierno viene solitamente festeggiato in oriente il primo settembre e viene talvolta confuso o identificato con San Simeone di Egee; secondo il martirologio visse vicino ad Antiochia in Siria, dimorando per lunghi anni su una colonna e conducendo una vita degna di ammirazione.

Preguntas frecuentes

Quando si festeggia San Simeone Stilita il Vecchio?

San Simeone Stilita il Vecchio è commemorato il 27 luglio dal Martyrologium Romanum, mentre in Oriente viene solitamente festeggiato il primo settembre.

Cerca de Antioquía en Siria, san Simeón, monje, que vivió por largos años sobre una columna, asumiendo por esto también el nombre de Estilita, hombre de vida y de conducta dignas de admiración. — Martirologio Romano