27 de julio
Sant' Ecclesio Celio de Rávena
Obispo
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
Il contesto storico e l'episcopato
Sant'Ecclesio Celio fu il ventiquattresimo vescovo di Ravenna in un'età antica, e la sua esistenza è attestata dal catalogo episcopale della Chiesa di Ravenna tramandatoci da Agnello nel nono secolo. Il vescovo succedette ad Aureliano nella carica episcopale, dopo la morte del predecessore avvenuta il ventisei maggio del cinquecento ventuno. L'elezione di Ecclesio Celio è ipotizzabile nel cinquecento ventitré o poco dopo il cinquecento ventuno, e nel cinquecento ventitré il vescovo ricevette una donazione da una certa Ildevara. Il pontificato di Ecclesio Celio durò dieci anni, cinque mesi e sette giorni secondo la testimonianza di Agnello, e la morte del vescovo può essere ritenuta avvenuta nel cinquecento trentadue. Gli anni del pontificato furono molto gravi per le Chiese d'Italia a causa del re Teodorico. Il vecchio re Teodorico divenne sospettoso e crudele contro i romani in seguito a una riappacificazione tra Roma e Costantinopoli dopo lo scisma di Acacio. Teodorico fece uccidere i senatori Albino e Boezio tra il cinquecento ventitré e il cinquecento ventiquattro. Successivamente, Teodorico costrinse papa Giovanni I a recarsi a Costantinopoli tra il cinquecento venticinque e il cinquecento ventisei. Papa Giovanni I fu inviato a Costantinopoli per patrocinare la causa degli ariani, poiché l'imperatore Giustino aveva emanato severi provvedimenti contro di essi. Il vescovo Ecclesio Celio aveva accompagnato il papa a Costantinopoli in questa delicata missione. Al ritorno da Costantinopoli, papa Giovanni I fu fatto chiudere in carcere a Ravenna da Teodorico, e il pontefice morì in carcere a Ravenna il diciotto maggio del cinquecento ventisei. Pochi mesi dopo la morte di Giovanni I morì anche Teodorico, e a Teodorico successe la reggenza della conciliativa Amalasunta. Al ritorno dal viaggio o dopo la morte del re goto, Ecclesio Celio poté godere di un periodo di relativa tranquillità.
Le opere e l'azione disciplinare
Il vescovo Ecclesio Celio edificò la grande basilica di Santa Maria Maggiore con l'aiuto finanziario di Giuliano Argentario, il quale era probabilmente una longa manus della corte bizantina in Ravenna. Oltre a questa fondazione, Ecclesio Celio continuò la costruzione del Tricolì e iniziò la costruzione della basilica di San Vitale. In parallelo all'attività costruttiva, il vescovo svolse un'intensa attività volta a ristabilire la disciplina ecclesiastica, la quale era stata gravemente pregiudicata dalle vicissitudini politiche della città. Le misure energiche prese dal vescovo per la disciplina incontrarono serie opposizioni da parte del clero ravennate e classense. Papa Felice IV intervenne nella questione tra il cinquecento ventisei e il cinquecento trento, e il Constitutum di papa Felice IV è riportato da Agnello. Il papa accolse le rivendicazioni economiche presentate dai chierici dissidenti, ma nel campo disciplinare ed amministrativo, papa Felice IV approvò la linea di condotta di Ecclesio Celio.
Il culto, le reliquie e la memoria liturgica
La tradizione ravennate fissa la memoria del santo al ventisette luglio, sebbene la data del ventisette luglio non appaia nel Liber Pontificalis di Agnello. Il Testi Rasponi ipotizzò che Ecclesio Celio fosse stato sepolto sottoterra nel monastero di San Nazario e Celso, cioè nella protesi della basilica di San Vitale. Secondo lo stesso studioso, il corpo fu esumato solo nel nono secolo e collocato nel sarcofago dove rimase fino al diciassettesimo secolo, e questa esumazione avrebbe dato origine al culto e alla memoria eortologica di Ecclesio Celio. Tuttavia, lo studio di M. Mazzotti sul sarcofago di sant'Ecclesio nella basilica di San Vitale ha dimostrato che il sarcofago risale al sesto secolo e che le reliquie vi furono collocate nel sarcofago fin dal principio. La mancanza della data di morte in Agnello è ritenuta più probabilmente dovuta a un difetto di trascrizione. Il codice estense del Liber Pontificalis risale al secolo quindicesimo, mentre il codice Vaticano latino cinquemilatrecentotrentaquattro risale al secolo diciottesimo. Agnello riporta la data di morte di tutti i vescovi della sede ravennate tranne due, che sono Ecclesio Celio e Ursicino, sebbene Agnello conosca l'esatta durata del pontificato di entrambi. La Chiesa ravennate conservava ricordo liturgico di tutti i vescovi, compresi quelli non venerati. Le reliquie di sant'Ecclesio Celio furono sottoposte a ricognizione nel mille cinquecento ottantuno, e da quell'anno almeno, il sepolcro del santo costituisce la mensa dell'altare del Sancta Sanctorum. Nel mille settecentotrentuno le reliquie furono tolte dal sarcofago originario, e le reliquie di sant'Ecclesio Celio e di sant'Ursicino furono collocate nell'arca di san Vittore. Nel mille novecentotre le reliquie furono traslate provvisoriamente in arcivescovado, dove si trovano tuttora.
Le testimonianze artistiche e il martirologio
L'immagine del santo appariva frequentemente nei mosaici ravennati. I mosaici di Santa Maria Maggiore e del Tricolì riguardanti il santo sono purtroppo andati distrutti, ma sono rimasti i mosaici dell'abside di San Vitale, di poco successivi alla morte del santo e con spiccate caratteristiche di ritratto. Nei mosaici di San Vitale, Ecclesio Celio è raffigurato nell'atto di offrire una chiesa a Cristo. Sono rimasti anche i mosaici dell'abside di Sant'Apollinare in Classe, anch'essi di poco successivi alla morte del santo e caratterizzati da spiccati tratti di ritratto. Nel martirologio, sant'Ecclesio è ricordato come vescovo di Ravenna, compagno di papa san Giovanni I nel resistere alle crudeltà del re Teodorico, e viene celebrato per aver portato la sua Chiesa a nuovo splendore dopo aver superato da solo le gravi avversità del suo tempo.
Il cammino episcopale
Il ministero episcopale di Sant' Ecclesio iniziò nell'anno cinquecentoventuno, quando fu chiamato a succedere al vescovo Aureliano alla guida della sede di Ravenna. Il suo operato fu caratterizzato da una solida visione pastorale che mirava al riordino e al consolidamento della vita ecclesiale. In questo intento, egli lavorò con dedizione alla riforma della disciplina della Chiesa ravennate, ottenendo l'approvazione di papa Felice Quarto. Tale impegno testimonia la sua volontà di offrire ai fedeli una guida sicura e coerente con la tradizione apostolica.
L'azione di Sant' Ecclesio superò i confini della sua diocesi, portandolo a ricoprire ruoli di grande responsabilità. È rimasta storica la sua partecipazione alla missione diplomatica condotta insieme a papa Giovanni Primo presso la città di Costantinopoli. Questo incarico sottolinea la stima di cui godeva presso la Santa Sede e la sua attitudine al dialogo e alla mediazione in contesti di grande complessità. Al ritorno da tali fatiche, egli concentrò le proprie energie nell'edificazione di luoghi destinati al culto divino, manifestando una profonda sensibilità per la sacralità degli spazi. A lui si deve l'innalzamento della basilica di Santa Maria Maggiore in Ravenna, un'opera che riflette la sua devozione mariana. Inoltre, fu lui ad avviare la costruzione della basilica di San Vitale, un progetto ambizioso che avrebbe segnato per sempre il volto artistico e spirituale della città. La sua vita si concluse nell'anno cinquecentotrentadue, lasciando ai posteri l'esempio di un pastore che ha saputo servire Dio attraverso l'autorità, la diplomazia e l'amore per la bellezza architettonica.
Il ricordo liturgico
La figura di Sant' Ecclesio è onorata con gratitudine dalla tradizione ravennate, che ne mantiene viva la memoria nel calendario liturgico. La Chiesa riconosce in lui un esempio di fedeltà e di servizio operoso, celebrandone la testimonianza nel giorno del ventisette luglio. Questo momento di preghiera invita i fedeli a riflettere sull'importanza di costruire, come fece il santo vescovo, una comunità basata sull'ordine, sulla disciplina e sull'amore per la casa del Signore.
Il culto verso Sant' Ecclesio si esprime nel ringraziamento per il lavoro svolto in favore della Chiesa locale, che sotto il suo episcopato ha conosciuto un tempo di grande fervore. La sua eredità non è soltanto nelle pietre delle splendide basiliche che egli promosse, ma soprattutto nello spirito di carità e di comunione che egli seppe infondere tra i suoi contemporanei. Celebrarlo significa rinnovare l'impegno a edificare, giorno dopo giorno, un tempio spirituale degno della chiamata ricevuta, camminando con la stessa dedizione che guidò i passi del santo vescovo durante il sesto secolo.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Sant'Ecclesio Celio?
La memoria liturgica del santo si celebra il ventisette luglio secondo la tradizione ravennate.
En Rávena, san Ecclesio, obispo, que fue compañero del papa san Juan I al resistir las crueldades del rey Teodorico y, después de haberlas superado él solo, llevó su Iglesia a un nuevo esplendor. — Martirologio Romano