20 de septiembre
Santi Teopista y Agapio
Mártires
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
La conversione e la prova
Placido era un generale di Traiano ricco e vittorioso che, sebbene pagano, era spinto a grandi beneficenze per sua bontà naturale, proprio come il centurione Cornelio. Durante una battuta di caccia, Placido inseguì un cervo di straordinaria bellezza e grandezza che si fermò sopra un'alta rupe e si volse all'inseguitore. Il cervo aveva tra le corna una croce luminosa e, sopra, la figura di Cristo. L'animale parlò a Placido chiedendogli perché lo perseguitasse e rivelando di essere Gesù, che egli onorava senza sapere. Riavutosi dallo spavento, Placido fu invitato a farsi battezzare insieme ai suoi familiari. In seguito a questo santo lavacro, Placido prese il nome di Eustachio o Eustazio, la moglie quello di Teopista e i figli quelli di Teopisto e Agapio. Ritornato sulla montagna, Eustachio udì una voce misteriosa preannunziare che avrebbe dovuto dare prova della sua pazienza come un novello Giobbe. La peste rapì i servi e le serve di Eustachio, e poco dopo i cavalli e il bestiame. Dei ladri tolsero a Eustachio ogni altro suo avere, spingendolo alla decisione di emigrare in Egitto.
Le avventure familiari e il ricongiungimento
Durante il viaggio, non avendo di che pagare il nolo, Eustachio si vide togliere la moglie dal capitano della nave che s'era invaghito di lei. Il nobile romano ridiscese a terra e continuò il viaggio a piedi con i figli, ma i due fanciulli gli furono rapiti poco dopo, uno da un leone e l'altro da un lupo. I due giovanetti furono salvati dagli abitanti del luogo e crebbero nello stesso villaggio senza conoscersi. Eustachio, rimasto completamente solo, si stabilì in un villaggio vicino detto Badisso, riducendosi a guadagnarsi il pane custodendo i raccolti degli ospiti. Quindici anni dopo, avendo i barbari violato i confini dell'Impero, Traiano si ricordò di Placido e lo fece cercare. Due commilitoni ritrovarono Eustachio e lo condussero a Roma. Eustachio fu rimesso a capo delle truppe e, trovandole insufficienti, fece reclutare nuovi soldati ovunque. Tra le reclute c'erano i suoi figli, ignari della parentela, che per la loro robustezza e buona educazione furono fatti sottufficiali e commensali di Eustachio. Ricacciati gli invasori e occupato il loro territorio, le truppe sostarono per un breve riposo in un villaggio che era proprio quello dove Teopista viveva dopo la morte del capitano della nave. Teopista viveva coltivando l'orto di un abitante del luogo e dimorando in un povero abituro. I due ufficiali figli di Eustachio chiesero ospitalità a Teopista. Al racconto delle vicende della propria vita, i due giovani si riconobbero e Teopista riconobbe loro, pur senza rivelare la propria identità. Il giorno seguente, Teopista si presentò al generale per chiedergli di essere rimandata in patria e riconobbe in lui il marito, permettendo così il felice ricongiungimento della famiglia di Eustachio.
Il martirio e la tradizione agiografica
Nel frattempo, a Traiano era succeduto Adriano, il quale accolse il vincitore in trionfo. All'indomani del trionfo, Eustachio si rifiutò di partecipare al rito di ringraziamento nel tempio di Apollo perché cristiano. Eustachio fu condannato al circo insieme con i suoi familiari. Un leone fu aizzato contro di loro ma non li toccò. In seguito, Eustachio e i suoi familiari furono introdotti entro un bue di bronzo arroventato. Essi morirono all'istante nel bue di bronzo, ma il calore non arse loro neppure un capello. I corpi furono sottratti dai cristiani ed ebbero una conveniente sepoltura. Dopo la pace di Costantino, sulla sepoltura sorse un oratorio. La leggenda di Eustachio ebbe straordinario successo nel Medio Evo ed è pervenuta in molte redazioni e versioni, tra cui greche, latine, orientali e volgari, diverse nei particolari ma concordi nella sostanza. W. Meyer argomentò che la redazione originaria fosse quella latina trattandosi di un martire romano, mentre il Delehaye escluse in modo assoluto l'origine latina e la Depositio martyrum Ecclesiae Romanae e il Martirologio Geronimiano non conoscono affatto Eustachio. La redazione originaria della leggenda è greca. L'autore della redazione greca non partì da alcun dato reale storico, monumentale o liturgico, ma cucì insieme motivi ricorrenti nella novellistica popolare e nell'agiografia cristiana. Nell'opera di Eustachio si distinguono chiaramente tre racconti: la conversione miracolosa, le avventure familiari e il martirio. Il racconto del martirio rientra nel genere delle passiones romanzesche. Il racconto del cervo prodigioso ripete un motivo frequente nell'agiografia cristiana e radicato nella letteratura indiana. Il motivo delle avventure familiari ricorreva in India ancor prima di Buddha. Il fondo comune delle avventure familiari passò alla novellistica universale ed è rintracciabile in varie letterature antiche, romanzi medievali, Omelie pseudo-clementine e nella leggenda di san Senofonte, Maria e i loro figli. Il Delehaye concluse che nessun testo agiografico è attualmente più conosciuto della leggenda di sant'Eustachio ma nessuno si è rivelato altrettanto privo di valore storico. L'eroe del romanzo agiografico si impose alla credulità popolare grazie all'abilità del narratore, e la credenza popolare ha trasformato l'eroe agiografico in un personaggio reale.
Il culto e le memorie storiche
La prima traccia conosciuta di un culto in onore di sant'Eustachio è la diaconia di Sant'Eustachio o basilica beati Eustacii. La basilica di sant'Eustachio compare all'inizio del secolo ottavo in documenti di papa Gregorio II. Il Liber Pontificalis parla della basilica nelle biografie dei papi Leone III, il quale fu papa tra il 795 e l'816, e Gregorio IV, che fu papa tra il 827 e l'844. La basilica era chiamata in platana perché sorgeva in mezzo ai platani. La basilica sorgeva tra le rovine delle terme di Nerone e di Alessandro Severo, e si trovava iuxta templum Agrippae. La basilica fu ricostruita durante il pontificato di Celestino III, pontefice tra il 1191 e il 1198. Celestino III consacrò la basilica il 12 maggio 1196. La consacrazione avvenne dopo aver rimesso nell'altare maggiore i presunti corpi di sant'Eustachio e dei suoi familiari. Sant'Eustachio ha dato il nome al tredicesimo rione della città di Roma. La celebrità del santo spiega il sorgere di leggende secondarie. Una leggenda identifica il luogo del prodigio del cervo nei monti della Mentorella. Il santuario di Santa Maria in Vulturella sorge sopra Ceciliano a Tivoli. Una leggenda faceva discendere il santo dalla casa Ottavia dell'imperatore Ottaviano Augusto. Una leggenda faceva discendere dal santo i conti di Tuscolo, i quali presero il nome di conti di Sant'Eustachio. La leggenda colloca la festa del santo al primo novembre. La data del primo novembre compare nel corbeiese majus del Martirologio Geronimiano risalente al secolo dodicesimo. La festa fu spostata al due novembre dopo l'introduzione della commemorazione di tutti i santi. La festa fu ulteriormente spostata in un altro giorno dopo l'introduzione della commemorazione dei defunti. La data del venti settembre per la festa compare negli evangeliarii di tipo romano puro dalla metà del secolo ottavo. La festa del venti settembre compare nel Sinassario di Costantinopoli. A Costantinopoli il santo era festeggiato in una chiesa dedicata. La data del venti settembre è passata nel Martirologio Romano ed è diventata universale. Sant'Eustachio figura tra i santi Ausiliatori e sant'Eustachio è protettore dei cacciatori e dei guardiacaccia.
Una memoria en la tradición
La figura de los santos Teopista y Agapio se inscribe en una tradición que ha sabido conservar el nombre de sus mártires incluso cuando el rigor histórico no permite hallar huellas precisas en los antiguos registros martirológicos. Se trata de personajes cuya vida y muerte se encuentran envueltas en el velo de lo legendario, un ámbito donde la fe de los fieles ha depositado sus esperanzas y su admiración por el testimonio heroico. En el contexto de la ciudad de Roma, su recuerdo ha estado históricamente asociado a la veneración de san Eustachio, cuya presencia en la capital del mundo cristiano se remonta, al menos, al siglo octavo, cuando se documenta la existencia de una diaconia dedicada a él.
El culto a estos santos no es un evento aislado, sino que forma parte de una red de devociones que han marcado la vida litúrgica de la Iglesia. Un hito fundamental en este camino fue la consagración de la basílica de san Eustachio, realizada por el papa Celestino tercero en el año mil ciento noventa y seis. Este acontecimiento no solo consagró un espacio físico para el encuentro con lo divino, sino que dio un marco solemne a la veneración de quienes, como Teopista y Agapio, son recordados como mártires. Aunque carecemos de datos sobre su nacimiento o los detalles específicos de su tránsito final en Roma, su memoria ha sobrevivido al paso del tiempo, funcionando como un puente entre la historia documentada y la experiencia espiritual de quienes, a través de los siglos, han buscado en el ejemplo de los santos una guía para su propia vida. Su historia nos enseña que el valor de un testimonio no reside únicamente en la precisión del dato, sino en la capacidad de seguir inspirando una conducta santa y una esperanza firme en la resurrección.
El culto y la liturgia
La celebración de los santos Teopista y Agapio ha encontrado su lugar estable en el calendario litúrgico, fijándose en el día veinte de septiembre dentro del Martirologio Romano. Esta fecha representa el punto de llegada de un proceso de consolidación, pues anteriormente su memoria era recordada en fechas variables, según las costumbres locales y las tradiciones de cada comunidad. Este cambio refleja el deseo de la Iglesia de unificar el homenaje a estos mártires, otorgándoles un espacio fijo para la oración comunitaria.
Es importante notar que, en la tradición que rodea a estos mártires, se les reconoce como patronos de los cazadores y de los guardiacaccia. Este patronazgo, profundamente arraigado en la cultura popular, subraya la conexión entre la vida de fe y las labores cotidianas de quienes cuidan de la creación. La sobriedad de su conmemoración anual nos invita a una reflexión pausada, propia de los lectores que, en la madurez de su vida, saben apreciar la sencillez de la oración litúrgica. Al honrar a Teopista y Agapio, los fieles se unen a una cadena ininterrumpida de devoción que, más allá de la ausencia de biografías detalladas, celebra la victoria de la fe sobre el olvido, reafirmando el compromiso de seguir a Cristo con la misma entereza que se atribuye a aquellos que entregaron todo por el Evangelio.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia Santi Teopista y Agapio?
La ricorrenza liturgica si celebra il 20 settembre, dopo essere stata fissata originariamente in altre date nel corso dei secoli.
Di cosa è patrono Santi Teopista y Agapio?
Sant'Eustachio, strettamente legato alla memoria di questi martiri, è protettore dei cacciatori e dei guardiacaccia.