1 de septiembre
Virgen de Montevergine
Actualizado el 18 de septiembre de 2026
El contexto geográfico e histórico y los orígenes del lugar
El más famoso santuario de la Italia Meridionale sorge nella catena del Partenio, nell'Appennino irpino, a circa 1300 metri di altitudine, tra vette imponenti che circondano l'altopiano. Ai tempi del poeta latino Virgilio, nel luogo in cui sorge il santuario si trovava un tempietto dedicato a Cibele, divinità della natura e della fecondità. Il poeta Virgilio si recò più volte sull'altopiano del Partenio, lasciando i suoi impegni a Napoli, per raccogliere piante aromatiche utili alla distillazione di elisir di lunga vita. Nei secoli successivi fino ad oggi, i frati hanno proseguito la produzione di liquoristica distillando i tipici liquori benedettini del luogo. La salita sui monti dell'Irpinia era difficoltosa, ma offriva punti di sosta con ampie vedute panoramiche sul Vesuvio, su Avellino, sul golfo di Napoli, sulle isole di Capri, Ischia e Procida e sulla pianura campana.
La peregrinación de San Guglielmo y la fundación del santuario
Nei primi anni dell'XI secolo, il giovane pellegrino Guglielmo da Vercelli giunse su questa montagna durante un viaggio diretto in Palestina, venendo dirottato lì per volontà divina. Indossando un saio, Guglielmo visitò i santuari dell'Italia settentrionale e successivamente si recò in Spagna presso il santuario di San Giacomo di Compostela. Al suo ritorno dalla Spagna, Guglielmo decise di attraversare l'intera penisola italiana per raggiungere la Terrasanta. Durante la risalita del monte, Gesù apparve a Guglielmo ordinandogli di fermarsi e di edificare un tempio alla Vergine al posto di quello dedicato alla divinità pagana della Gran Madre. Dotato di un carattere fermo e severo, Guglielmo distrusse l'edificio pagano preesistente e l'idolo in esso contenuto. Per realizzare la sua missione, Guglielmo s'impose nei confronti di vescovi e papi, riuscendo ad edificare una piccola chiesa dedicata alla Vergine Maria.
La Congregazione Verginiana e il transito del fondatore
Guglielmo fondò la Congregazione Verginiana, un'organizzazione monastica nata dalla tradizione benedettina. La fama dei monaci eremiti della Congregazione Verginiana si diffuse in tutta l'Italia meridionale e in Sicilia. Nella chiesetta da lui fondata, San Guglielmo collocò per la venerazione dei fedeli una piccola immagine della Madonna. Negli ultimi decenni del XII secolo, la prima immagine fu sostituita da un dipinto su tavola raffigurante la Vergine incoronata nell'atto di allattare il Bambino. La tavola del XII secolo è conservata nel museo del Santuario ed è denominata Madonna di San Guglielmo. Il santo monaco fondatore morì presumibilmente il 25 giugno 1142 all'interno del monastero di San Salvatore in Goleto, situato in provincia di Avellino. Al momento della morte di Guglielmo, i pellegrini che salivano sul monte Partenio erano in costante aumento. In breve tempo Montevergine divenne la casa madre di cinquanta piccoli monasteri gradualmente fondati dalla congregazione.
L'espansione, i sovrani e le trasformazioni architettoniche medievali
Forte della sua espansione, l'istituzione di Montevergine affermò la propria presenza rivendicando e ottenendo l'indipendenza dai papi e dai re di Napoli. I sovrani normanni e angioini sostennero l'abbazia sorta accanto alla chiesetta, concedendole l'esenzione dai tributi, feudi e un castello per l'abate al fine di garantirle l'autosufficienza economica. Durante il periodo della dominazione angioina, tra il 1266 e il 1435, l'originaria chiesa romanica fu ampiamente ristrutturata e ampliata in stile gotico. La nuova struttura gotica fu dotata di un altare maggiore cosmatesco e di un colonnato disposto su tre ordini. Intorno al 1300, la tavola della Madonna venne sostituita da un'icona di grandi dimensioni raffigurante la Madonna di Montevergine seduta su una grande seggiola con il Bambino sulle ginocchia.
La tradizione dell'icona e l'attribuzione artistica
L'arrivo della nuova icona a Montevergine fu accompagnato da racconti leggendari e da forte devozione popolare. Secondo la tradizione, il capo dell'immagine fu dipinto da san Luca dopo aver conosciuto e ritratto la Vergine dal vivo. La leggenda narra che san Luca, spaventato dall'opera, lasciò il volto incompiuto e che al suo risveglio il mattino seguente lo trovò completato per intervento celeste. Si raccontava che la tavola fosse stata inizialmente esposta a Gerusalemme, poi trasferita ad Antiochia, successivamente a Costantinopoli e infine giunta a Napoli. A Napoli il dipinto arrivò nella disponibilità di Caterina II, sposa di Filippo di Taranto, che ne avrebbe affidato il completamento a Montano d'Arezzo prima di donarlo al santuario. Gli studi storici e artistici condotti nei secoli successivi hanno smentito l'attribuzione del dipinto sia a san Luca sia a Montano d'Arezzo. La critica d'arte ha attribuito l'opera a Pietro Cavallini, identificato come Pietro Cavallino dei Cerroni, pittore della corte di Carlo II d'Angiò attivo tra il 1270 e il 1325. Il pittore Pietro Cavallini era solito realizzare opere di grandi dimensioni. Il dipinto conservato al santuario misura 4,60 metri per 2,10 metri e raggiunge un peso complessivo di otto quintali. L'opera presenta tratti stilistici bizantini uniti all'impronta personale tipica di Pietro Cavallini. I fedeli non si sono mai interessati alle dispute sull'attribuzione pittorica, accogliendo da subito l'immagine con profonda devozione. Nella tradizione popolare, l'icona è stata ridenominata con le espressioni Madonna Bruna e Mamma Schiavona, quest'ultimo termine dall'etimologia incerta ma di forte impatto devozionale.
I pellegrinaggi storici e contemporanei
Esiste una vasta letteratura descrittiva, affiancata da quadri e disegni di illustri viaggiatori, incentrata sui pellegrinaggi a Montevergine e sul loro folklore, con un'attenzione particolare per i fedeli provenienti da Napoli. Storicamente il ritorno dai pellegrinaggi avveniva su carretti festosamente addobbati e trainati da cavalli, accompagnato da canti e suoni. Fino agli anni Sessanta del Novecento i carretti tradizionali sono stati rimpiazzati da autovetture decappottabili ricche di addobbi. In tale periodo sia i pellegrini sia l'autista a noleggio indossavano abiti identici e caratterizzati dal medesimo colore vivace delle decorazioni dell'automobile. Attualmente il monte è raggiungibile tramite una comoda funicolare e mediante un agevole percorso stradale adatto ad automobili e autobus. L'afflusso annuale dei pellegrini al santuario è stimato intorno a un milione e mezzo di persone. I pellegrinaggi più autentici e secolari vengono effettuati a piedi, spesso risalendo la montagna durante la notte. Molti devoti affrontano la salita a piedi scalzi in segno di penitenza o per impetrare una grazia per sé e per i propri familiari.
Reliquie, trasformazioni architettoniche ed ex-voto
Le reliquie di san Gennaro sono state conservate per diversi secoli sotto l'altare maggiore del santuario di Montevergine. I resti di san Gennaro sono stati infine traslati nel duomo di Napoli dopo aver superato le resistenze opposte dai monaci e dalla popolazione locale. Il santuario ha subito un importante rifacimento nel 1622 per risolvere problemi statici e adeguarlo al gusto barocco dell'epoca. Tra il 1948 e il 1961 è stato realizzato un secondo grande intervento architettonico che ha portato all'edificazione di un nuovo santuario di dimensioni maggiori, all'interno del quale è stata inglobata la struttura preesistente. La grandiosa immagine della Madonna è collocata sulla parete di fondo, inserita in un nuovo trono che occupa l'intera altezza della parete stessa. Nel santuario è presente una sala degli ex-voto in cui, a partire dal 1599, sono state raccolte tabelle votive scolpite o dipinte, realizzate prevalentemente in argento, che raffigurano le grazie ricevute. La collezione degli ex-voto rappresenta la testimonianza storica di una devozione verso la Vergine che dura da oltre un millennio. All'interno della cripta, racchiusi in un'urna d'argento, sono custoditi i resti mortali del fondatore san Guglielmo di Vercelli. Nelle due basiliche del complesso, quella antica e quella nuova, si trovano le sepolture di numerosi principi, esponenti della nobiltà ed ecclesiastici che nel corso dei secoli hanno scelto di farsi seppellire accanto alla Madonna di Montevergine.
Il palazzo abbaziale di Loreto e il patrimonio culturale
Alle falde della montagna sorge il palazzo abbaziale di Loreto, un edificio risalente al Settecento. Il palazzo abbaziale di Loreto funge da dimora invernale per l'abate e per la quasi totalità della comunità monastica. Il trasferimento dei monaci a valle durante l'inverno è reso necessario dal clima estremamente rigido e dalle abbondanti nevicate che colpiscono la sommità del monte. Il palazzo abbaziale ospita al suo interno un'antica farmacia dotata di un'importante collezione di vasi d'epoca. La struttura conserva un ricco archivio contenente incunaboli e circa novecento pergamene, molte delle quali recano le firme di sovrani e pontefici e alcune delle quali risalgono fino all'epoca di san Guglielmo.
Su camino de vida
La trayectoria de San Guillermo de Vercelli comenzó en su tierra natal, desde donde emprendió un largo camino de búsqueda interior. En su afán por acercarse a la voluntad divina, realizó un peregrinaje hacia Santiago de Compostela, un viaje que marcaría profundamente su vocación. Fue durante un intento de peregrinación hacia la Tierra Santa que los designios de la Providencia lo detuvieron en el monte Partenio. Allí, en un gesto de gran fuerza espiritual, el santo procedió a la destrucción de un antiguo templo dedicado a la diosa pagana Cibele, marcando con este acto el inicio de una nueva etapa de consagración plena.
Sobre aquel mismo monte, San Guillermo fundó la Congregación Verginiana y dio inicio a la construcción de una iglesia dedicada a la Virgen María, estableciendo un lugar de paz y oración constante. Su labor no se detuvo allí, pues extendió su presencia hacia el Goleto, lugar donde finalmente entregó su alma al Creador en el año mil ciento cuarenta y dos. Su vida fue un testimonio de transición entre la antigua devoción y la construcción de nuevos cimientos para la vida monástica. A través de su entrega, transformó el paisaje geográfico y humano, convirtiendo parajes solitarios en refugios para el espíritu. Su legado no se fundamentó en la búsqueda de honores, sino en la fidelidad silenciosa a la misión que entendió como su vocación definitiva.
El culto y la memoria
La figura de San Guillermo de Vercelli es honrada con gratitud por la comunidad cristiana, que recuerda su paso por este mundo como un ejemplo de renuncia y servicio. Su memoria se mantiene viva especialmente en los lugares que fueron testigos de su oración y de sus fundaciones, como el monte Partenio y el Goleto. Estos sitios, bendecidos por su presencia, continúan siendo puntos de referencia para quienes desean profundizar en la espiritualidad del silencio y el retiro.
La Iglesia celebra su memoria litúrgica el día veinticinco de junio, fecha que coincide con el aniversario de su tránsito hacia la vida eterna. Aunque su festividad también es asociada al primero de septiembre en ciertas tradiciones, la fecha de su fallecimiento permanece como el momento fundamental para invocar su intercesión y meditar sobre las virtudes que guiaron su existencia. La sencillez de su vida y la firmeza de su fe siguen inspirando a los fieles, invitándolos a construir, al igual que él, una morada digna para la Virgen María en el corazón de cada persona.
Preguntas frecuentes
Quando si festeggia la Virgen de Montevergine?
La festividad litúrgica de la Virgen de Montevergine se celebra el 1 de septiembre de cada año.