Sant'Arnolfo nacque a Metz, in Austrasia, intorno al 582, da una famiglia di evidente importanza. Visse nel settimo secolo, un'epoca in cui la Gallia era dominata dai Franchi ed era profondamente divisa in diversi regni in lotta tra loro, segnati da congiure, massacri familiari e corruzione. In questo contesto complesso, caratterizzato anche da episodi gravi come la degradazione e l'espulsione del vescovo Egidio di Reims, un imbroglione famoso, Arnolfo ricevette un'accurata istruzione e sposò un'aristocratica di nome Doda, dalla quale ebbe due figli. La sua vita cambiò quando entrò al servizio di Teodeberto secondo, re dell'Austrasia, regione che comprendeva Alsazia, Lorena e una parte del Belgio, con capitale Metz. Teodeberto aveva regnato sotto la tutela della nonna Brunilde, ma nel 599 lo stesso Teodeberto cacciò brutalmente la nonna. Successivamente, nel 613, Teodeberto fu sconfitto e ucciso dal fratello Teodorico secondo di Borgogna, il quale a sua volta morì nello stesso anno. Sempre nel 613, l'Austrasia fu unita alla Neustria e alla Borgogna sotto il governo di re Clotario secondo, che fece uccidere la vecchia Brunilde in modo atroce. Nonostante questi drammatici rivolgimenti politici, re Clotario secondo scelse Arnolfo come suo consigliere e gli affidò, insieme a Pipino di Linden, l'educazione di suo figlio Dagoberto. Sant'Arnolfo guidò Dagoberto anche agli inizi del suo regno, e grazie a questa saggia influenza Dagoberto morì nel suo letto senza commettere atrocità e senza ammazzare parenti prossimi. Nel 614 Arnolfo fu nominato vescovo di Metz. All'epoca la disciplina del celibato ecclesiastico non aveva ancora un'applicazione rigorosa e definita, e non si avevano più notizie della moglie Doda. Per questo Arnolfo conservò gli incarichi a corte nonostante la nomina a vescovo e fu presente come capo della diocesi ai concili nazionali di Clichy e di Reims. Nel 627, dopo aver strappato il consenso a Dagoberto, Arnolfo lasciò il vescovado e gli incarichi a corte, sparendo da Metz per andare a nascondersi in un luogo sconosciuto sui monti Vosgi. Entrò in un monastero fondato dal suo amico Romarico, il quale aveva anch'egli lasciato la corte e il re. La cittadina di Remiremont prese proprio il nome da Romarico. Qui Sant'Arnolfo visse i suoi anni più sereni, sentendosi pienamente realizzato, e trovò infine riposo da morto. Morì a Remiremont il diciotto luglio tra il 640 e il 641. La città di Metz reclamò con forza il suo corpo, accogliendolo solennemente e deponendolo nella basilica che porterà per sempre il suo nome, ricordandolo per sempre tra i suoi più grandi vescovi.
La figura di Sant'Arnolfo di Metz è profondamente legata alla memoria spirituale della sua terra e alla tradizione che lo circonda. Nel corso della sua vita terrena, segnata da pesanti responsabilità politiche ed ecclesiastiche, il vescovo Arnolfo provava un profondo timore di non ottenere il perdono dei peccati. La tradizione riferisce che, per trovare un segno della misericordia divina, Arnolfo gettò il suo anello nel fiume Mosella dicendo al Signore che, se lo avesse perdonato, glielo avrebbe fatto ritrovare. Miracolosamente, Arnolfo ritrovò l'anello nel ventre di un pesce. Questo episodio è rimasto impresso nella memoria popolare come simbolo di grazia e di riconciliazione. La sua memoria liturgica si celebra il diciotto luglio, giorno in cui la Chiesa ne commemora il transito e la fedeltà al Vangelo vissuta tra le complessità del potere temporale e il silenzio fecondo della vita monastica.