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lunes 1 de junio 2026 · Santo del día

San Justino

Mártir

San Justino

San Giustino nacque all'inizio del secondo secolo dopo Cristo a Flavia Neapolis, in Samaria, da una famiglia di probabile origine latina. Cresciuto come pagano con una mente acuta e un'anima affilata, si nutrì fin da giovane di filosofia alla ricerca della visione di Dio come fine ultimo della conoscenza. Dopo aver interrogato diversi maestri del pensiero greco, si convertì al cristianesimo in seguito all'incontro con un anziano in un luogo appartato, ricevendo il battesimo a Efeso intorno al 130. Operò come missionario-filosofo, aprì una scuola a Roma e difese strenuamente la fede cristiana attraverso la parola e i suoi scritti, offrendo la prima preziosa descrizione della liturgia eucaristica.

Viene ricordato come insigne filosofo, apologeta e martire della Chiesa universale. La sua ricerca intellettuale trovò in Cristo la piena realizzazione del Logos, dimostrando come la sapienza antica potesse dialogare con la verità rivelata. A causa delle sue prese di posizione e del pubblico scontro con il filosofo Crescente, alleato con il potere imperiale, fu incarcerato a Roma e condannato come sovversivo. Fu decapitato insieme ad altri sei compagni intorno al 165, sotto l'impero di Marco Aurelio. La Chiesa ne celebra la memoria il primo giugno e il suo insegnamento continua a risplendere nei testi conciliari del Vaticano secondo.

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Los otros santos de hoy

Sant' Aníbal María Di Francia

Sacerdote, Fundador

Sant'Aníbal María Di Francia, nato a Messina il 5 luglio 1851 da una famiglia della nobiltà cittadina, visse tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo dedicando interamente la sua esistenza al servizio di Dio e dei più deboli. Sacerdote zelante e fondatore di congregazioni religiose, impiegò la sua vita nell'adoperarsi instancabilmente affinché la Chiesa rispondesse al comando evangelico di pregare il Padrone della messe affinché mandasse operai. La sua azione pastorale si fuse profondamente con la contemplazione, spingendolo ad abbracciare la povertà materiale e morale del quartiere più emarginato di Messina per trasformarlo in un centro di rinascita umana e cristiana. La Chiesa lo onora come insigne apostolo della preghiera per le vocazioni, vero padre degli orfani e dei poveri, e autentico anticipatore della moderna pastorale vocazionale.

Nel corso della sua vita terrena, che si concluse a Messina il 1 giugno 1927 logorata dalle fatiche e piena di meriti, Sant'Annibale seppe coniugare una straordinaria fecondità di opere caritative, educative e editoriali con un eroico esercizio delle virtù cristiane. La sua eredità spirituale continua a vivere attraverso le famiglie religiose da lui fondate e l'impegno di numerosi laici che condividono il carisma del Rogate. Proclamato Beato da Papa Giovanni Paolo II il 7 ottobre 1990 e canonizzato dallo stesso Pontefice il 16 maggio 2004, viene ricordato nel Martirologio con profonda venerazione come modello luminoso di dedizione sacerdotale e di amore operoso verso il prossimo.

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Santi Isquirión y 5 soldados

Mártires de Asiut

I santi Ischirione e cinque soldati compagni sono martiri cristiani del terzo secolo, ricordati con devozione nella tradizione della Chiesa copta e nel Martirologio Romano per la loro ferma testimonianza di fede sotto l'impero romano. Ischirione, originario di Qallin nel delta del Nilo ed esercitante il mestiere delle armi nell'esercito, affrontò il martirio per essendosi rifiutato di rendere culto alle divinità imperiali secondo i decreti promulgati dall'imperatore. Insieme a lui condivisero la stessa sorte altri cinque soldati le cui identità sono tramandate dai codici antichi, offrendo la vita tra Asiùt e Antinoe in Egitto.

La memoria di questi martiri si è conservata attraverso i secoli grazie al Sinassario Alessandrino, ai testi liturgici e alla diffusione operata dal cardinale Cesare Baronio nel Martirologio Romano. La figura di Ischirione è circondata da resoconti di tormenti superati grazie alla protezione angelica, dalla conversione di un mago divenuto anch'esso martire, e da prodigi legati alla traslazione delle reliquie e allo spostamento miracoloso di una chiesa. La loro testimonianza continua a vivere nella preghiera e nei testi liturgici della tradizione cristiana orientale.

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Beato Juan Bautista Scalabrini

Obispo, fundador

Il beato Giovanni Battista Scalabrini nacque a Fino Mornasco in provincia di Como l'8 luglio 1830. Ordinato sacerdote il 30 maggio 1863, fu subito chiamato ad insegnare nel Seminario Minore di Como, di cui divenne rettore per tre anni dal 1867 al 1870. Nel 1870 fu nominato parroco dell'importante parrocchia operaia di San Bartolomeo, rimanendovi per soli cinque anni. Il 30 gennaio 1876 fu consacrato vescovo di Piacenza all'età di 36 anni, rimanendo pastore di questa diocesi per quasi trenta anni fino alla morte, avvenuta il 1 giugno 1905 nella sua sede vescovile.

La sua memoria è legata in modo indissolubile alle soluzioni pastorali per l'emigrazione, dopo essere rimasto profondamente impressionato dalla vista di una folla di derelitti alla stazione di Milano che partivano per imbarcarsi verso l'America. Il vescovo Scalabrini rifulse per la sua sollecitudine verso i sacerdoti, i contadini e gli operai, adoperandosi con ogni mezzo per la sua Chiesa. Fondò le Congregazioni dei Missionari di San Carlo e le Suore Missionarie di San Carlo per l'assistenza spirituale e materiale degli emigranti. Giovanni Battista Scalabrini è commemorato come beato nel martirologio.

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Sant' Enecone

Abad

La Chiesa cattolica celebra la memoria di Sant'Enecone, noto anche come Inigo, il primo giugno di ogni anno. Vissuto nell'undicesimo secolo, questo insigne abate guidò con saggezza e santità il monastero di San Salvatore di Oña, situato nella provincia di Burgos, nella Vecchia Castiglia in Spagna. Prima di assumere tale incarico, egli aveva vissuto un intenso periodo di vita eremitica e aveva vestito l'abito benedettino a San Giovanni di Pena in Aragona. La sua fama di santità spinse il re Sancio di Aragona e di Navarra a intervenire personalmente per convincerlo ad accettare la guida della comunità monastica di Oña, che necessitava di un pastore capace di portarne a compimento l'opera di fondazione e crescita spirituale.

Sotto la guida di Sant'Enecone, e grazie anche al costante soccorso del re, il monastero fiorì spiritualmente e materialmente. Egli seppe far germogliare la pace intorno a sé grazie al suo grande ascendente spirituale, e Dio accompagnò la sua missione con il dono dei miracoli, tra cui la concessione di piogge benefiche e la prodigiosa moltiplicazione del cibo. La sua morte, avvenuta il primo giugno 1057 a Oña, fu pianta profondamente da tutti, inclusi i giudei e gli arabi che a quel tempo occupavano la Spagna. A causa dei grandi prodigi avvenuti presso la sua tomba, papa Alessandro II ne permise l'elevazione del corpo nel 1070. Il martirologio lo ricorda come uomo di pace, e la sua figura rimane legata anche alla storia del fondatore della Compagnia di Gesù, il quale ricevette proprio il nome di Inigo al fonte battesimale.

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San Teobaldo Roggeri

San Teobaldo Roggeri visse nel corso del dodicesimo secolo, nascendo verso l'anno 1100 a Vicoforte, località che all'epoca era chiamata semplicemente Vico, situata nell'odierna provincia di Cuneo. I suoi genitori appartenevano alla piccola nobiltà locale ed erano persone benestanti. Rimasto completamente solo all'età di dodici anni, il giovane Teobaldo lasciò la sua terra natale per trasferirsi ad Alba, dove trovò accoglienza e lavoro presso la bottega di un ciabattino per imparare il mestiere. Visse in quell'ambiente conducendo un'esistenza umile e vicina ai poveri, rifiutando le speranze del suo benefattore che avrebbe voluto vederlo sposato con sua figlia Virida. Alla morte del maestro e benefattore, Teobaldo lasciò la città di Alba dopo aver provveduto a rifornire di mezzi di sostentamento la famiglia che lo aveva ospitato per quasi dieci anni. Intraprese quindi un lungo viaggio come pellegrino diretto a Santiago di Compostella in Spagna, guadagnandosi il pane quotidiano mendicando di porta in porta. Al suo ritorno ad Alba, scelse di non riprendere l'attività artigianale e optò per il mestiere di facchino, considerato all'epoca il più umile tra tutti. Privandosi costantemente del suo modesto guadagno, poté dedicarsi interamente all'aiuto dei poveri e dei miseri. Pentitosi profondamente di aver reagito con uno scatto indignato a un'offesa subita, decise di espiare quella colpa per il resto della sua vita dormendo sulla nuda pietra della scalinata della chiesa di San Lorenzo, dove prestava anche servizio come sacrestano nelle ore libere dal facchinaggio. La sua esistenza terrena si concluse nel 1150, quando fu colto da un grave malore mentre si trovava in visita alla vedova del ciabattino, spegnendosi sotto quel tetto.

Le notizie sulla vita di San Teobaldo Roggeri ci sono giunte attraverso pochissime fonti, conservate in un antico documento costituito da un codice membranaceo palinsesto risalente al quattordicesimo secolo. Tale documento è custodito con cura nell'archivio capitolare di Alba e si compone di diciotto pergamene unite a formare un rotulo della lunghezza di sei metri e trenta centimetri. Questo prezioso rotulo riporta non soltanto le notizie biografiche precedenti, ma anche i numerosi miracoli attribuiti alla sua intercessione nel corso dei secoli. Il testo originale in lingua latina è stato pubblicato insieme a una versione italiana da Luigi Giordano nelle sue opere intitolate Il rotulo di San Teobaldo Roggeri e La storia di San Teobaldo Roggeri, il santo dell'antico Comune e delle Corporazioni di Alba, date alle stampe nel 1929. Dopo la sua morte, secondo i suoi espressi desideri, il corpo fu sepolto nello spazio compreso tra le chiese di San Lorenzo e San Silvestro. La tomba divenne ben presto meta di continui pellegrinaggi e teatro di svariati miracoli, ma con il passare del tempo cadde nell'oblio e la sua esatta ubicazione fu completamente dimenticata. Quasi per ispirazione divina, la tomba fu riscoperta dal vescovo di Alba Alerino dei Rembaudi il trentuno gennaio 1429, un evento memorabile ricordato ancora oggi da una lapide marmorea fatta murare dallo stesso presule nella cappella dedicata al Santo all'interno del Duomo di Alba, dove le spoglie furono solennemente traslate. Il culto immemorabile di cui godeva fu riconosciuto ufficialmente nell'anno 1841 dalla Santa Sede, su fervida richiesta avanzata dal vescovo di Alba Costanzo Fea. Il martirologio romano ricorda il beato Teobaldo ad Alba in Piemonte come un uomo spinto da un profondo amore per la povertà, capace di rimettere tutti i suoi averi a una vedova e di farsi facchino per umiltà e per portare i pesi del prossimo.

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Beato Juan Pelingotto

Terciario franciscano

Il beato Giovanni Pelingotto nacque a Urbino nel 1240, quattordici anni dopo la morte di san Francesco d'Assisi, di cui fu quasi contemporaneo. Vissuto nel tredicesimo secolo, il suo nome di battesimo o familiare era Pelino Goto. Figlio di un facoltoso mercante di stoffe, a dodici anni fu avviato dal padre al commercio, pur possedendo già una precoce inclinazione alla preghiera e al raccoglimento. Il padre acconsentì a malincuore a lasciargli intraprendere la strada che desiderava, e a quindici anni Giovanni aderì al Terz'Ordine della Penitenza nella vicina chiesa di Santa Maria degli Angeli, prima fraternità francescana di Urbino. Vestì il rozzo saio del Terz'Ordine e visse austeramente come fedele imitatore di san Francesco.

Giovanni Pelingotto è ricordato per la sua intensa vita di carità e per la profonda umiltà con cui cercò il nascondimento, rifuggendo da ogni esibizionismo. Da mercante arricchiva gli altri più che se stesso, e ritiratosi in una cella, ne usciva soltanto per aiutare i poveri e i malati, arrivando a privarsi del necessario. La sua fama di uomo di Dio si diffuse rapidamente tra i concittadini e lo precedette persino a Roma, dove si recò per il primo Giubileo del 1300, indetto da papa Bonifacio VIII. Spento serenamente il primo giugno 1304 e beatificato il tredici novembre 1918 da papa Benedetto XV, il beato Giovanni Pelingotto viene ricordato nel Martirologio a Urbino nelle Marche come appartenente al Terz'Ordine di San Francesco, e la sua memoria liturgica si celebra il primo giugno.

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San Fortunato de Spoleto

Sacerdote

San Fortunato di Spoleto fu un sacerdote vissuto tra il quarto e il quinto secolo, la cui esistenza rimane impressa nella memoria cristiana per la profonda umiltà e la dedizione al servizio del prossimo. Originario di Montefalco, egli scelse di vivere la propria vocazione sacerdotale nel territorio di Torrita, coniugando la cura spirituale dei fedeli con il lavoro manuale nei campi, necessario per il proprio sostentamento quotidiano. La sua figura rappresenta un esempio di integrità evangelica, dove la preghiera e l'impegno costante nel lavoro si fondevano in un'unica testimonianza di fede vissuta con sobrietà.

Il ricordo di San Fortunato è legato a segni di carità e a prodigi che la tradizione ha tramandato attraverso i secoli. Viene oggi celebrato come una figura di riferimento per la comunità di Montefalco, dove il suo culto è ufficialmente inserito nel Martirologio Romano. La sua vita, caratterizzata dalla semplicità e da gesti di generosità verso i bisognosi, continua a essere un richiamo alla cura verso il fratello e al riconoscimento della presenza divina nelle piccole azioni quotidiane, rendendolo un modello di santità accessibile e profondamente umana.

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San Vistano

Rey de Mercia y mártir

Il Martyrologium Romanum commemora oggi San Vistano, noto anche come Wystan o Wiston, ricordato come martire della stirpe dei re di Mercia. Vistano appartiene a quella folta schiera di sovrani e principi inglesi del primo millennio cristiano che sono ascesi alla santità, distinguendosi per la difesa della giustizia e della legge morale. Vissuto nel nono secolo in Inghilterra, egli seppe opporsi con coraggio ai disegni di potere che minacciavano la sua terra e la sua famiglia, affrontando la morte con la stessa fedeltà con cui aveva guidato il suo popolo.

Il suo sacrificio, avvenuto nell'anno ottocentocinquanta, ha lasciato un segno profondo nella memoria cristiana d'Inghilterra. Sebbene la sua figura non abbia mai goduto di grande popolarità e venerazione al di fuori del mondo anglosassone, anche a causa del suo nome non molto comune, la Chiesa Cattolica continua a custodirne la memoria liturgica. Attraverso la traslazione delle sue reliquie, le antiche chiese a lui dedicate e le leggende fiorite attorno al luogo del suo martirio, la testimonianza di San Vistano continua a parlare ai fedeli di ogni tempo.

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San Caprasio de Lérins

Abad

San Caprasio de Lérins fue un hombre de fe profunda que vivió durante el siglo quinto, dejando una huella indeleble en la tradición monástica de la Galia. Su vida estuvo marcada por una búsqueda constante de la soledad y la comunión con Dios, desempeñando un papel fundamental en la creación de uno de los centros espirituales más importantes de su tiempo.

Es recordado principalmente por haber sido uno de los pilares en la fundación de la comunidad monástica de Lérins, junto a San Onorato de Arles. Su existencia, caracterizada por la austeridad del eremitismo y el rigor de la vida comunitaria, sigue inspirando a quienes buscan en el silencio y el retiro la verdadera esencia de la vida cristiana.

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San Simeón de Siracusa

Eremita

San Simeone di Siracusa visse durante l'undicesimo secolo e la sua esistenza fu segnata da un profondo spirito di ricerca spirituale e da eventi di straordinaria complessità. Nato a Siracusa da padre greco, fu condotto a Costantinopoli all'età di sette anni per ricevere un'adeguata educazione che avrebbe segnato il suo cammino di crescita cristiana. Da adulto decise di abbracciare la vita eremitica, intraprendendo un lungo pellegrinaggio che lo condusse in Terra Santa, dove visse momenti di intensa solitudine e preghiera lungo le rive del fiume Giordano. La sua vita fu caratterizzata da viaggi avventurosi attraverso il Mediterraneo e l'Europa, affrontando naufragi, prigionie e fatiche immense prima di stabilirsi definitivamente a Treviri, in Germania, dove concluse la sua esistenza terrena nella penitenza e nella contemplazione.

Il santo è ricordato con particolare venerazione per la sua straordinaria testimonianza di fede e per la scelta radicale della solitudine eremitica vissuta all'interno di una torre della celebre Porta Nigra di Treviri. Subito dopo la sua morte, avvenuta nel millenovecentotrentacinque, la sua fama di santità si diffuse ampiamente, alimentata anche dalla cura con cui l'amico abate Eberwino ne raccolse la memoria in una biografia scritta su richiesta dell'arcivescovo Poppone. Fu proclamato santo da Papa Benedetto IX sette anni dopo il suo transito, un evento di grande rilevanza storica poiché rappresentò la seconda canonizzazione papale della storia della Chiesa. La sua figura rimane un punto di riferimento luminoso di dedizione spirituale e di perseveranza nelle prove della vita.

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Beata Hildegarda Burjan

Fundadora

La Beata Hildegarda Burjan, nata nel XX secolo e precisamente il trenta gennaio 1883 a Görlitz sulla Neisse nella Slesia prussiana dai coniugi Abraham e Berta Freund, fu una straordinaria fondatrice e figura di grande rilievo nella Chiesa. Cresciuta in una famiglia del ceto medio borghese di origine ebraica ma non vincolata confessionalmente, sviluppò fin da giovane una personalità tesa a ideali elevati e alla ricerca di valori profondi. La sua esistenza terrena, segnata da una profonda conversione e da una grave malattia che la condusse miracolosamente alla guarigione, si trasformò in un instancabile servizio agli ultimi e ai diseredati. Visse la sua vocazione coniugale accanto ad Alexander Burjan e al contempo impiegò ogni energia in progetti assistenziali e sociali fortemente anticipatori dei tempi, fondando la congregazione delle suore della Caritas Socialis.

Hildegarda Burjan è ricordata per la sua straordinaria capacità di unire la contemplazione profonda e l'amore filiale verso Dio con un impegno pubblico e politico di prim'ordine a favore dei poveri e degli emarginati a Vienna. Nonostante una salute gravemente minata fin dalla giovinezza, seppe coniugare i doveri familiari con una pionieristica attività caritativa che trasformò radicalmente l'ambito dell'assistenza sociale cattolica. La sua vita si concluse l'undici giugno 1933 a Vienna all'età di soli cinquant'anni, lasciando un'eredità spirituale e istituzionale di inestimabile valore. Il suo cammino di fede e di dedizione totale al Signore fu riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa con la sua beatificazione nel duomo di Santo Stefano a Vienna il ventinove gennaio 2012.

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San Secondo de Amelia

Mártir

San Secondo è un insigne martire vissuto nel corso del quarto secolo, la cui memoria liturgica si celebra il primo giugno. Le fonti storiche e agiografiche ci tramandano la figura di un uomo di fede incrollabile, appartenente alla nobile famiglia dell'imperatore Aureliano, vissuto tra il 214 e il 277. La sua testimonianza cristiana si consuma durante la drammatica persecuzione scatenata dagli imperatori Diocleziano e Massimiano tra il 303 e il 305, periodo in cui il santo affronta il tribunale e il martirio. La tradizione agiografica tramandata dai padri Bollandisti nel volume degli Acta Sanctorum del primo giugno, inviato alla loro attenzione dalla città di Pergola, delinea i tratti salienti di questa straordinaria vicenda spirituale.

La figura di San Secondo è profondamente legata alla comunità di Amelia, che lo annovera tra i suoi patroni più venerati, sebbene tale città non compaia mai negli Acta Sanctorum pubblicati dai Bollandisti. Il culto di questo martire ha varcato i confini locali, estendendosi storicamente a Pergola e a Gubbio, e intrecciandosi con le tradizioni monastiche dei benedettini di Farfa. Attraverso il racconto dei supplizi, dei prodigi e della successiva devozione popolare, la memoria di San Secondo continua a parlare ai fedeli di ogni tempo come esempio luminoso di fedeltà al Vangelo fino al sacrificio supremo della vita.

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Santi Caritón y compañeros

Mártires

En el mismo lugar, santos Caritón y Carito, Evelpisto y Gerace, Peón y Liberiano, mártires, que, discípulos del mismo Justino, recibieron junto a él la corona de la gloria.

Santi Ammón, Zenón, Ptolomeo, Ingene y Teófilo

Mártires

En Alejandría de Egipto, santos mártires Ammón, Zenón, Ptolomeo, Ingene, soldados, y el anciano Teófilo, los cuales, presentes en el proceso, buscaban con el rostro, con la mirada y con gestos animar a un cristiano intimidado por los suplicios a los que estaba sometido y ya a punto de renegar de la fe; levantándose por esto contra ellos el clamor de toda la multitud, ellos, acudieron en medio, confesaron ser cristianos: así, en su victoria triunfó gloriosamente Cristo mismo, que había dado a sus fieles tal firmeza de ánimo.

Beato Fernando de S. José

Mártir en Japón

En Omura en Japón, beatos mártires Alfonso Navarrete, de la Orden de los Predicadores, Fernando de San José de Ayala, de la Orden de los Ermitaños de San Agustín, sacerdotes, y León Tanaka, religioso de la Compañía de Jesús, que en odio a la fe cristiana, por edicto del comandante supremo Hidetada, juntos fueron decapitados.

San Próculo

Mártir

En Bolonia, san Próculo, mártir, que por la verdad cristiana fue traspasado con clavos de viga.

San Floro de Lodeve

Obispo

En Clermont-Ferrand en Aquitania, en Francia, san Floro, del cuyo nombre fueron en seguida insignados el monasterio alzado sobre su sepulcro, la ciudad y la sede episcopal.

San Ronán (Ronano) de Quimper

Obispo

En Bretaña, siempre en Francia, san Ronán, obispo, que llegó por mar desde Irlanda y llevó en los bosques vida eremítica.

Beato Juan Bautista Vernoy de Montjournal

Mártir

En una galera anclada frente a Rochefort en Francia, beato Juan Bautista Vernoy de Montjournal, sacerdote y mártir, que, canónigo de Moulins, durante la revolución francesa, condenado por su sacerdocio a arrestos navales, murió golpeado por la enfermedad.

San José Tuc

Mártir

En la ciudad de Hưng Yên en Tonkín, ahora Vietnam, san José Túc, mártir, que joven campesino, fue varias veces encarcelado y torturado por negarse a pisar la cruz y fue finalmente decapitado bajo el emperador Tự Đức.

San Domingo Ninh

Mártir

En la ciudad de Âu Thi en Tonkín, ahora Vietnam, san Domingo Ninh, mártir, quien, joven campesino, por haberse negado a pisar la cruz del Salvador, sufrió la decapitación bajo el emperador Tự Đức.

Beato Alfonso Navarrete

Mártir

En Omura en Japón, beatos mártires Alfonso Navarrete, de la Orden de los Predicadores, Fernando de San José de Ayala, de la Orden de los Ermitaños de San Agustín, sacerdotes, y León Tanaka, religioso de la Compañía de Jesús, que en odio a la fe cristiana, por edicto del comandante supremo Hidetada, juntos fueron decapitados.

Beato Juan Storey

Laico casado, mártir

En Londres, en Inglaterra, beato Juan Storey, mártir, que, experto en derecho, fue fidelísimo al Romano Pontífice; después de la cárcel y el exilio, por su fe católica fue condenado a muerte y, colgado en Tyburn, emigró a las alegrías de la vida eterna.

Beato Arnaldo Arench

Mártir mercedario

Beato León Tanaka

Catequista y mártir

En Omura en Japón, beatos mártires Alfonso Navarrete, de la Orden de los Predicadores, Fernando de San José de Ayala, de la Orden de los Ermitaños de San Agustín, sacerdotes, y León Tanaka, religioso de la Compañía de Jesús, que en odio a la fe cristiana, por edicto del comandante supremo Hidetada, juntos fueron decapitados.

San Claudio de Vienne

Obispo

Sant’ Egole de Disert Eegoilse

Del Martirologio Romano

Memoria de san Justino, mártir, que, filósofo, siguió rectamente la verdadera Sabiduría conocida en la verdad de Cristo: la profesó con su conducta de vida e hizo objeto de enseñanza cuanto profesado, lo defendió en sus escritos y testimonió con la muerte acaecida en Roma bajo el emperador Marco Aurelio Antonino. En efecto, después de haber presentado al emperador su Apología en defensa de la religión cristiana, fue entregado al prefecto Rústico y, declarándose cristiano, fue condenado a muerte. — Martirologio Romano